La crisi è dovuta all’incapacità di trovare soluzioni. Basta giustificazioni! Molti cittadini, la maggior parte dei protagonisti del mondo produttivo e gli Amministratori di questa città, sono i responsabili dello stato di crisi in cui ci troviamo. La colpa non è della crisi globale, della pressione fiscale, etc. etc. ma di tutti coloro che vivono per inerzia, di coloro che grazie alle “conoscenze” hanno ottenuto un posto di lavoro e sono completamente disinteressati a ciò che accade attorno e alle conseguenze dei loro comportamenti nel mondo circostante, di coloro che sono intolleranti al cambiamento ma soprattutto di tutta quella gente che ha sfruttato e continua a sfruttare l’ignoranza e la povertà per proprio tornaconto. Non dimentichiamo tutti i nostri Amministratori che si nascondono dietro una crisi globale perché incapaci di trovare soluzioni per rendere consapevole la comunità di quelle azioni che alimentano la crisi non permettendole di modificare schemi comportamentali per vivere diversamente. Così si fa credere che la strada è unica ed ineluttabile, che non si può fare nulla ma solo subire, che non esiste la guarigione a questa malattia ma possiamo solo somministrare cure di dubbia efficacia, insomma non c’è una prospettiva di futuro migliore. Così si genera una comunità disperata ed impotente ridotta in una sorta di schiavitù che si lascia trascinare da un’onda potente ed incontrollabile che dipende da forze superiori.
In questa condizione allora tutto è accettabile, dilaga il clientelismo, si elemosinano i diritti, si accettano compromessi anche illegali. Dilaga la criminalità come strumento per sfamarsi. I politici, i ricchi, alcune istituzioni acquisiscono il potere ed il controllo sulla collettività.
In una tale situazione l’Amministrazione Pubblica ha l’obbligo di “assumere” uomini fuori dal comune che si assumano ogni responsabilità e capaci di grande coraggio per generare nuovi paradigmi, nuove prospettive. Capaci di far crescere la comunità rendendola conscia, informata e quindi libera nelle scelte. Purtroppo avere a che fare con cittadini dotati di cultura e senso critico, ben informati ed indipendenti vuol dire confrontarsi con persone non più controllabili dai poteri forti, da quelli che finora li hanno sfruttati esclusivamente per acquisire vantaggi personali.
La nostra Città deve svolgere appieno quel ruolo suggerito dalla Unione Europea quale fondamentale motore dell’economia. Deve essere il luogo della creatività e dell’innovazione, dei servizi e della connettività.Deve essere un luogo dallo sviluppo sociale avanzato, con un grado elevato di coesione sociale, alloggi socialmente equilibrati, nonché servizi sanitari ed educativi rivolti a tutti; una piattaforma per la democrazia, il dialogo culturale e la diversità; un luogo verde, di rinascita ecologica e ambientale. La Città del futuro deve distinguersi per un livello di tutela e di qualità ambientale elevato sia nei centri urbani sia nelle zone limitrofe.
Lo stato attuale non permette il lavoro per tutti a causa dei vecchi modelli economici, i poveri diventano sempre più poveri e vengono privati del diritto alla casa, all’istruzione di qualità, della possibilità o capacità di accedere a servizi prioritari come, sanità,alimenti, trasporti e TIC. Vi è un progressivo aumento della polarizzazione sociale e della segregazione sociale. L’espansione urbana incontrollata e la diffusione di insediamenti a bassa densità costituiscono le principali minacce allo sviluppo territoriale sostenibile, poiché i servizi pubblici diventano più costosi e difficili da garantire, le risorse naturali vengono sottoposte a uno sfruttamento eccessivo, le reti di trasporti pubblici sono insufficienti e la dipendenza dai mezzi privati e il traffico all’interno e intorno alla città diventano sempre più pesanti. Gli ecosistemi urbani sono sotto pressione: l’incontrollata espansione urbana e l’impermeabilizzazione del terreno minacciano la biodiversità e aumentano il rischio di inondazioni e di carenza idrica.
E’ necessario sviluppare economie locali sostenibili radicando nel tessuto economico locale competenze fondamentali e risorse, nonché incentivando la partecipazione sociale e l’innovazione. Per rendere la città “verde e sana” non basta ridurre le emissioni di CO2 o fare una specie di raccolta differenziata. Per le questioni riguardanti l’ambiente e l’energia occorre adottare un approccio globale, in quanto le diverse componenti dell’ecosistema naturale sono strettamente legate alle componenti del sistema sociale, economico, culturale e politico della città. Solo in uno scenario globale è possibile risolvere singole problematiche quali la “la crisi dei commercianti” o la crisi dei portafogli delle famiglie. Alle persone va fatto presente quale comportamento del singolo sta portando alla distruzione delle risorse sia economiche che ambientali e la connessione tra queste ultime.
Le scelte politiche locali ci hanno messo in una condizione di scarsa occupazione, di totale dipendenza dalle multinazionali, schiavi del capitalismo, di incapacità di auto-produrre e quindi dell’ auto-sostentamento; di disperdere le risorse economiche che non ritorneranno mai nel circuito locale, piuttosto che ridistribuirle nel territorio, a favore della GDO; di occupare le terre, piuttosto che per produrre cibo e lavoro, per distruggerle per sempre, a favore delle multinazionali dell’energia senza alcun beneficio per il cittadino. Esistono diversi modelli che possono essere adottati ma occorre una rivoluzione culturale e da quello che si nota, i politici e politicanti mesagnesi non sono affatto predisposti a cambiare barca ed equipaggio ma insistono a restare su quella vecchia provando a girare qua e là il timone senza accorgersi che sotto non c’è neanche più il mare.