“Non per difendere l’operato di questa o quella parte, ma per difendere il senso stesso del nostro stare qui. La politica, nella sua accezione più alta e nobile, è l’arte di governare le complessità attraverso il confronto delle idee. È il luogo dove le visioni si scontrano, ma anche dove le visioni si rispettano.
Assistere, invece, allo spettacolo desolante di chi aspira a ruoli di primo piano, ma sceglie la strada degli insulti personali e delle accuse indiscriminate contro chi ha ricoperto o ricopre incarichi importanti, è profondamente indecoroso.
La diagnosi psichiatrica improvvisata sui colleghi, guarda caso proprio dopo aver perso un’assegnazione, è una caduta di stile che rasenta il paradosso. Non si può delegittimare l’avversario a macchietta o a bersaglio da abbattere. Quando un aspirante leader sceglie di denigrare sistematicamente i propri colleghi, non colpisce solo la persona ma demolisce il rispetto che i cittadini devono alle nostre istituzioni. Attaccare in blocco una classe dirigente, passata o presente, significa dichiarare il fallimento dell’intera macchina amministrativa di cui si vorrebbe essere, paradossalmente, la guida. Anche quando si analizzano trend e demoscopie, il rigore intellettuale impone di riconoscere l’evidenza dei consensi: le preferenze espresse dagli elettori e i tre consiglieri conquistati dal candidato autonomo, certificano un radicamento sul territorio che va al di là di qualsiasi proiezione.
La vera onestà intellettuale di chi maneggia i numeri, consiste nell’accettare il verdetto delle urne: l’affermazione di Tizio e la capacità di Caio sono dati reali e inconfutabili.
Un pensiero va, invece, al Sindaco Francesco Rogoli. Essere alla guida di una Città non è mai un percorso semplice, specialmente quando ci si trova a navigare in acque complesse, succedendo a decenni di esperienza consolidata. È una prova di grande responsabilità che merita il sostegno e la collaborazione di tutta la comunità. Bisognerebbe prenderne atto, chiudendosi nel saggio e doloroso silenzio e agire al momento giusto ma non contro i colleghi, eventualmente contro il regista o i registi di questa situazione. Bisognerebbe essere grandi anche nell’addio!.”
Cosimo Scalera sull’intervento di Omar Ture in Consiglio comunale
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