Sei anni e mezzo di battaglie, appelli, documenti e denunce pubbliche. E oggi il mesagnese Angelo Pignatelli (nella foto) torna a far sentire la propria voce con uno sfogo durissimo affidato ai social. Parole che non lasciano spazio a molte interpretazioni e che riaccendono i riflettori sulla sua lunga battaglia sui temi del sovraindebitamento, dell’usura e dei crediti deteriorati.
“In sei anni e mezzo di mie sacrosante battaglie su sovraindebitamento, usura e crediti deteriorati, sono stato lasciato completamente solo da tutta la politica, dalle Istituzioni e dalle associazioni di categoria. Vergogna”, scrive Pignatelli sul suo profilo social Facebook.
Un’accusa politica e istituzionale dai toni estremamente duri, rivolta indistintamente a destra e sinistra. Pignatelli sostiene, infatti, di aver portato avanti per anni le proprie battaglie senza aver ricevuto il sostegno che, a suo giudizio, sarebbe stato necessario. E il suo sfogo arriva dopo una serie di appelli,nei quali ha chiesto attenzione sulla propria situazione e, più in generale, sui problemi legati al sovraindebitamento.
Il tema non riguarda soltanto la sua vicenda personale. Sovraindebitamento, difficoltà nell’accesso al credito, esposizioni debitorie e crediti deteriorati sono questioni che possono travolgere famiglie, commercianti e piccoli imprenditori, trasformando una difficoltà economica in una situazione sempre più difficile da gestire. Tra l’altro Pignatelli è delegato regionale per il Movimento Politico “Popolo Partite Iva-Unione Italiana”
È proprio su questo terreno che Pignatelli afferma di aver concentrato una parte importante della propria attività pubblica negli ultimi anni. Oggi, però, la sua denuncia assume un tono ancora più netto. “Sono stato lasciato completamente solo” – è il durissimo j’accuse di Pignatelli. Una frase che rappresenta la sua personale valutazione del percorso affrontato e che chiama direttamente in causa politica, istituzioni e associazioni di categoria.
Nel frattempo resta sul tavolo anche la vicenda relativa alla sua attività, il bar gelateria “Il Capriccio”, e la volontà manifestata da Pignatelli di poter tornare a svolgere la propria attività nel rispetto della legalità e delle procedure previste. Una richiesta sulla quale chiaramente non possiamo essere noi giornalisti a pronunciarci: eventuali autorizzazioni, condizioni e possibilità di riapertura dovranno essere valutate esclusivamente dagli organismi competenti.
Ma proprio qui si inserisce la questione sollevata da Pignatelli: chi ascolta un cittadino che sostiene di aver combattuto per anni e di non aver trovato nelle istituzioni l’interlocutore che cercava? È questo il punto sul quale il suo ultimo sfogo sembra voler riaccendere il dibattito.
È importante chiaramente in casi del genere distinguere i fatti dalle valutazioni personali. Le parole pubblicate sui social sono affermazioni e giudizi espressi direttamente da Angelo Pignatelli. Una denuncia pubblica, quando riguarda temi di interesse sociale, merita di essere ascoltata. E soprattutto merita, quando possibile, un confronto. Perché al di là della singola vicenda di Pignatelli, rimane una domanda che riguarda molti cittadini alle prese con difficoltà economiche: quando una persona chiede aiuto, a chi deve rivolgersi? E chi deve avere la responsabilità di ascoltarla? Pignatelli oggi ha scelto nuovamente di parlare.
E lo ha fatto senza mezzi termini. Ora, se lo riterranno opportuno, la parola potrà passare anche alle istituzioni, alla politica e alle associazioni chiamate in causa.