venerdì , 21 settembre 2018
Allagamenti: fogna bianca ancora sotto accusa

Allagamenti: fogna bianca ancora sotto accusa

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(di Fabiana Agnello de la7Magazine) L’atavica questione “allagamenti” della «piccola Venezia» che negli ultimi giorni ha mosso una serie di critiche agli uffici tecnici del Comune ed ha visto in ginocchio i cittadini, deve far comprendere che, ciò che si è verificato a seguito di una precipitazione temporalesca violenta, pari a 4 volte la precipitazione dell’intero mese del settembre 2017 e pari a circa due mesi dell’intera quantità di acqua caduta nel 2018, così come visionato dai dati del pluviometro presso il comando dei vigili urbani, non sia del tutto imputabile ad una gestione
o meno di un servizio. E, su questo, sono d’accordo sia l’ing. Claudio Perrucci dell’ufficio tecnico, sia l’opposizione, il geom. Carmine S. Dimastrodonato (gruppo misto) che lamentano un grado di inciviltà dei cittadini mesagnesi nell’attenzione e nel rispetto per il bene comune.
Dall’avvio, nel 2003, della realizzazione di una grande opera per la mitigazione del rischio idrogeologico, grazie alla caparbia determinazione dell’avv. Mario Sconosciuto, ad oggi, in cui si sta completando il quarto stralcio con l’ampliamento di una vasca di laminazione di un ettaro quadrato portato al doppio e con valvole a clapet per contenere le acque ed immetterle nel canale in modo graduale, si può oggettivamente dire che da un punto di vista tecnico il progetto, costato 3 milioni e 300 mila euro, ha risolto il problema delle inondazioni di acqua provenienti dalle campagne. Ora si tratta di gestire il problema dall’interno. E qui, iniziano le difficoltà.

Ing. Claudio Perrucci

Ing. Claudio Perrucci

L’ing. Claudio Perrucci fa un mea culpa generale ritenendo che, ormai, il problema degli allagamenti non sia strettamente legato alle reti, bensì alle quantità di pioggia che arrivano sul territorio e a dimostrazione di ciò è stato il riassorbimento in mezz’ora dei circa 40/50 cm che inondavano l’intero paese: «Se io ho un tino di acqua e lo getto in un lavandino, l’acqua mi verrà tutta fuori e io dirò che il lavandino non assorbe, ma se lo getto piano piano il lavandino assorbirà».
Nonostante l’aggiunta nel tempo di griglie e di collettori (così come è stato risolto il problema atavico di via Carmine, perché quella zona si allagava e rimaneva allagata per ore) si deve considerare l’ampliamento delle zone antropizzate, dei cortili e dei piazzali interni che sono stati pavimentati, anche e soprattutto abusivamente nel 90% dei casi, e che inizialmente erano terreno drenante, e ciò comporta purtroppo che le fogne bianche vengono scaricate nelle fogne nere comportando una sovrappressione. Qualche giorno prima che si verificasse la bomba d’acqua, il Comune aveva effettuato una pulizia straordinaria delle griglie e delle caditoie, soprattutto in via Latiano ed in viale Indipendenza per l’eccessiva ostruzione di cartoni delle attività commerciali, di buste e di aghi di pino: un servizio di nettezza urbana che, sottolinea Dimastrodonato, «costa 5 milioni di euro e che dovrebbe essere meglio controllato, mentre i cittadini devono imparare ad essere più civili perché Mesagne non era mai stata così sporca».

Carmine Dimastrodonato

Carmine Dimastrodonato

Per l’ing. Perrucci le situazioni che causano dei disagi, sono per lo più legate a fenomeni intensi e la risposta della rete fognante si valuta nel momento in cui smette la precipitazione. Il problema effettivo è che ci vorrebbero decine e decine di milioni di euro per fornire alla città tubazioni gigantesche di rete fognaria bianca ed arginare il rischio. Ma d’altronde è un problema che persiste a Milano, a Roma e in altre città italiane. Ciò che viene realizzato e portato avanti dal Comune è un’opera di mitigazione che certamente funzionerebbe meglio nelle situazioni di allerta se i cittadini collaborassero seguendo le semplici indicazioni della protezione civile, oltre all’attivazione di tecnici, assessori, operatori e Coc (Centro Operativo Comunale).
Una serie di raccomandazioni, elencate sul sito del Comune, come non sostare negli interrati, non prendere ascensori che portino in interrati o simili, non sostare in prossimità dei canali, non sostare sotto agli alberi se c’è il pericolo di fulmini; evitare il transito di alcune strade con particolari disagi, dove il passaggio di Suv a velocità sostenute producono le onde che allagano le case e locali commerciali, nonostante questi, spesso e volentieri siano attrezzati. Problema, quest’ultimo, abbastanza grave perché c’è una tendenza a dimenticare il buon senso.
Relativamente agli allagamenti verificatisi nei pressi del Parco Potì, in cui le zone 30 fungono da dighe bloccando del tutto lo smaltimento dell’acqua, come consigliato nel 2017 dal geometra Dimastrodonato, il Comune ha preso provvedimenti commissionando un’impresa per eseguire delle feritoie con griglie ai lati della strada.
Secondo Dimastrodonato, oltre ad una correzione generale dell’inciviltà cittadina, il Comune dovrebbe puntare alla costituzione di una task force, ossia di un servizio di protezione civile rinforzato rispetto a quello attuale formato da pochissimi volontari. E lo deve prevedere alla luce delle disponibilità di risorse nel prossimo piano industriale in prospettiva anche dei minori danni che potrebbero verificarsi se ci fosse un organico in grado di risolvere problemi immediati. La questione, secondo Dimastrodonato, è che il Comune non ha la voglia di affrontarli né di prendere coraggio, come nel 2003, sull’intercettare fondi della Regione e della Nazione per realizzare un nuovo progetto di fogna bianca. Nel frattempo, consiglia Dimastrodonato: è necessario intervenire sull’assenza della fogna bianca in via Isarco che ha provocato la fuoriuscita di liquami; rivedere il nuovo piano di lottizzazione di via Torre S. Susanna, approvato nel 2008/2009, che ha previsto
un rialzo rispetto alle vecchie quote stradali escludendo una rete fognaria bianca che ha provocato per la prima volta l’allagamento della strada, e controllare la carenza di griglie di via San Pancrazio angolo via Torino in cui si sono allagati alcuni fabbricati che già in precedenza avevano lamentato disagi all’ufficio tecnico.
Insomma, tra mea culpa e proposte, dovremmo mettere un po’ tutti la mano sulla coscienza perché questa soglia del Terzo Millennio fa acqua da tutte le parti.

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