L’intervento del consigliere Omar Ture merita una risposta politica seria perché contiene alcuni temi reali, ma li consegna all’aula con un tono che rischia di indebolire proprio quelle ragioni che vorrebbe sostenere.
Il dato sull’affluenza è certamente preoccupante. Una città in cui una parte consistente degli elettori sceglie di non votare deve interrogare tutti: maggioranza, opposizione, partiti, liste civiche e classe dirigente. Su questo punto non servono polemiche di parte, ma un’assunzione collettiva di responsabilità. La distanza tra cittadini e istituzioni non si colma con gli attacchi personali, né con la conta delle poltrone, ma con il lavoro quotidiano, con la presenza nei quartieri, con la capacità di dare risposte concrete.
Detto questo, il risultato del Movimento 5 Stelle va rispettato. Il 10,27% è un dato politicamente significativo e nessuno può liquidarlo con sufficienza. Il consenso elettorale, però, non si traduce automaticamente in un diritto all’assessorato. Una cosa è il riconoscimento politico, altra cosa è la composizione della giunta che resta prerogativa del sindaco e deve rispondere a criteri di equilibrio, fiducia, competenza e coerenza amministrativa. Se ogni lista rivendicasse un posto in giunta solo sulla base del proprio risultato, allora non parleremmo più di governo della città, ma di distribuzione aritmetica degli incarichi.
È curioso, poi, accusare il sindaco Rogoli di applicare il “Manuale Cencelli” proprio mentre si rivendica un assessorato sulla base dei numeri. O si contesta la logica spartitoria, oppure la si accetta. Non si può criticare il metodo delle quote quando riguarda gli altri e invocarlo quando dovrebbe premiare sé stessi.
Ancora più debole appare il richiamo al “campo largo” nazionale e regionale. Le alleanze politiche non sono fotocopie da applicare meccanicamente in ogni Comune. Mesagne ha una propria storia amministrativa, propri equilibri, proprie dinamiche locali. Conte, Schlein, Decaro o altri riferimenti nazionali e regionali possono indicare una direzione politica, ma non possono sostituirsi alle valutazioni di un Sindaco eletto dai cittadini. La politica locale non può essere ridotta a una succursale delle segreterie romane o baresi.
Il punto più discutibile dell’intervento, però, è stato il tono. Si può contestare una scelta politica anche duramente. Si può dire che il Movimento 5 Stelle meritasse maggiore considerazione; si può criticare la distribuzione delle deleghe. Ma altra cosa è trasformare il primo Consiglio comunale in una resa dei conti personale, con allusioni, battute, giudizi sprezzanti sui singoli Assessori e riferimenti che poco hanno a che fare con i problemi della città.
Se si invoca una “sana opposizione”, bisogna anche praticarla. La sana opposizione non è quella che misura la legittimità degli Assessori in base alla simpatia personale o alla provenienza politica. È quella che entra nel merito degli atti, controlla, propone, denuncia le inefficienze, difende i cittadini e costringe la maggioranza a fare meglio. Su questo terreno il Movimento 5 Stelle potrà dimostrare la propria forza. Non sul terreno del risentimento per un assessorato mancato.
Anche la critica alle deleghe merita maggiore prudenza. Una giunta va giudicata sui risultati, non il giorno stesso della sua nascita. Si potrà valutare tra qualche mese se Attività produttive, Turismo, Servizi sociali, Lavori pubblici, Urbanistica e Manutenzioni saranno stati gestiti bene o male. Ma bocciare tutto in partenza, con sarcasmo e ironia personale, dà l’impressione di una critica costruita più sulla delusione politica che sull’interesse amministrativo.
Il sindaco Rogoli, naturalmente, avrà il dovere di spiegare le sue scelte e di dimostrare che la giunta è all’altezza delle aspettative. La maggioranza non deve chiudersi, né sottovalutare il peso del voto dato al Movimento 5 Stelle. Sarebbe un errore politico ignorare 1.349 cittadini. Ma sarebbe altrettanto sbagliato trasformare quel consenso in una pretesa automatica di governo.
Il Movimento 5 Stelle può scegliere due strade: usare questo risultato per costruire una presenza seria, autonoma, competente e incisiva in Consiglio comunale; oppure consumarlo in una battaglia di rancore contro il Sindaco e gli alleati. La prima strada rafforza la città e anche il Movimento; la seconda rischia di ridurre una buona affermazione elettorale a una polemica sulle postazioni.
Mesagne ha bisogno di meno personalismi e più politica. Meno allusioni e più proposte. Meno risentimento e più responsabilità. Se davvero l’obiettivo è stare dalla parte dei cittadini, dei lavoratori e dei più deboli, allora il banco di prova non sarà l’assessorato ottenuto o negato, ma la qualità dell’opposizione che si saprà fare da oggi in avanti.
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