Nella giornata di ieri, come per incantesimo, è comparsa sul sito del Comune di Mesagne la risposta del sindaco all’interrogazione fatta con urgenza dalle opposizioni concernente la mancata costituzione di parte civile del comune nel processo denominato “die hard”, dopo che solo qualche ora prima, la stessa era stata liquidata dal Presidente del Consiglio comunale come non urgente. Lo stesso Sindaco smentendo clamorosamente il “suo” Presidente, ha ribadito che la questione era tale da dover esigere una risposta in pochissimo tempo, confermando dunque le stesse considerazioni espresse dalle opposizioni circa l’urgenza dell’interrogazione. Dunque un passaggio istituzionale, quello del Presidente del Consiglio, che si poteva assolutamente evitare.
Ma venendo alla risposta del sindaco, essa rappresenta ancora una volta l’allegoria dell’andazzo costante di questa infelice amministrazione: superficialità, incompetenza, ed arroganza.
Tralasciando ogni valutazione sui toni da scontro politico, conditi da un atteggiamento stizzito da parte del primo cittadino, che tenta di sviare in modo scaltro il problema, rifugiandosi dietro mediocri affermazioni dal carattere opportunamente demagogico, e prendendo atto che, ahi noi, anche questa volta abbiamo avuto ragione a sollevare il problema, le opposizioni non possono fare altro che rilevare necessariamente in questa vicenda aspetti organizzativi e di controllo assai precari. Per intenderci, e senza voler sollevare polemiche inutili che poco giovano alla città in questo momento storico, verrebbe da chiedersi in che modo l’amministrazione comunale ha verificato lo stato dell’arte del procedimento “die hard” nel lungo periodo che va dal 07/09/2012 (data della prima comunicazione della DDA di Lecce) al 22/05/2013 (data dell’ultima comunicazione), cosa è accaduto nel frattempo, se effettivamente, come afferma il Sindaco, sono state fatte diverse verifiche, visto il risultato che poi ha portato a non costituirsi parte civile nei confronti di un cospicuo numero di imputati. Tecnicamente, va evidenziato che, per il combinato disposto degli artt. 79 e 441 codice procedura penale, ben avrebbe potuto l’amministrazione comunale costituirsi parte civile anche nel rito abbreviato, essendo l’udienza fissata successivamente alla suddetta comunicazione della DDA di Lecce del 22/05/2013 e pur essendo già emessa l’ordinanza che stabiliva il rito abbreviato per alcuni degli imputati.
Sconcertante è poi la difficoltà del primo cittadino di comprendere il senso e la portata di una norma quale quella del codice deontologico forense dal significato chiaro ed inequivocabile sulla “opportunità” da parte di un legale che svolge anche il ruolo di amministratore comunale di patrocinare o far semplicemente parte di collegi difensivi di alcuni imputati nelle cause in cui il comune è parte offesa. Ma tant’è, comprendiamo, ma non giustifichiamo, in questo caso l’imbarazzo del primo cittadino; anche se a tutto ciò siamo ormai da tempo abituati, consapevoli che, in tre anni e mezzo di desolazione, quasi mai abbiamo errato una valutazione e quasi sempre abbiamo sollevato questioni per l’interesse comune della città.
Inaccettabili per le opposizioni sono poi le paternali o lezioni di moralità sull’argomento legalità. Siamo assolutamente consapevoli dell’importanza della questione, e per questo riteniamo che sia giusto evidenziare pubblicamente errori, disattenzione da parte dell’amministrazione, senza mai ingenerare la cultura del sospetto.
Gravi infatti sono simili affermazioni da parte di chi, puntualmente, viene smentito dai fatti, e inchiodato quotidianamente alle sue responsabilità da parte delle opposizioni. Riteniamo che su tali argomenti, come, peraltro, su “qualsiasi altro affare amministrativo”, non possano essere ammesse leggerezze di alcun tipo, e le nostre azioni e sollecitazioni, devono essere intese come utili a limitare ed evitare errori futuri, e non frutto di “congetture e pregiudizi”. Ma capiamo che per il nostro sindaco e per la sua maggioranza ciò è chiedere troppo: non vi sono questioni che non possono essere trattate pubblicamente e che devono essere chiarite nelle segrete stanze. Avvenga tutto alla luce del sole, dunque, agendo sempre nella massima trasparenza. Solo così a vincere saremo tutti. Tutti insieme.