martedì , 20 Agosto 2019
Giovani senza futuro in Italia

Giovani senza futuro in Italia

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In Italia si parla poco dei giovani e del loro avvenire mentre, per i parlamentari, si concretano vacanze prolungate, stipendi rilevanti per gli addetti al parlamento, portaborse e politici. Questi sono gli attori che si definiscono titolari del cambiamento e difensori dei ragazzi del Mezzogiorno. Di certo l’Italia politica ha toccato veramente il baratro dell’inferno dantesco. Di certo vi è una flessione dell’economia pugliese che fa riflesso su un calo del tasso di occupazione e dell’intensità nell’utilizzo del fattore lavoro. Per le famiglie, secondo i dati di Banca d’Italia, si registra un reddito pro capite più contenuto e una maggiore diffusione della povertà rispetto alla media delle regioni italiane. Inoltre il settore industriale ha rallentato, per effetto di una domanda interna debole e del calo delle vendite verso l’estero, mentre l’attività economica nel settore agricolo è rimasta stazionaria e la propensione a offrire lavoro in regione, è particolarmente bassa: nel 2018 il tasso di attività femminile era del 40,5 per cento (56,2 delle donne in Italia), contro il 68,4 degli uomini pugliesi. Bisognerebbe, secondo la Uil pensionati, ripartire dai giovani, in particolare quelli del Sud, che vivono in uno status di disoccupazione dilagante. Sarebbe un segnale forte per noi, a una politica che mette proprio i giovani al centro del loro emisfero ideale. Su questo tema sarebbe importante per i politici, invece di ballare sotto le stelle del solstizio d’estate, un momento di riflessione per riuscire a mettere i cocci insieme. I Romani, un tempo, usavano “la Tavola cerata o raschiata” per riscrivere un nuovo percorso da avviare. La crescita zero per la Uil pensionati Appia Antica, non stupisce se si vuol dire “ripartire per reagire” velocemente, ovviamente riducendo il cuneo fiscale, a vantaggio dei lavoratori, e per un rilancio delle infrastrutture territoriali. Brindisi, il nostro territorio e il Mezzogiorno devono essere “Focus politico e laboratorio dello sviluppo” nazionale, europeo e internazionale. Nel territorio brindisino esiste l’indotto: aeroporto, macro area portuale, porto, aziende multinazionali e piccole e medie imprese Non è accettabile avere un’Italia due velocità sia rispetto al Paese stesso sia dell’Italia rispetto all’Europa, sia del Mezzogiorno rispetto al Centro- Nord. Perché non s’interviene in fretta? Altrimenti si rischia “l’allarme rosso” e si ripiomba in una pericolosa recessione, la cui frattura territoriale che arriverà nel prossimo futuro, segnerà un andamento opposto tra le aree territoriali. La Uil ha chiesto nei giorni scorsi al premier Conte “un piano di rilancio del Sud”, mentre la Uil di Brindisi ha invitato le autorità locali a “Un Patto per la Fabbrica”. La necessità è in una politica di rilancio che costituirebbe l’apertura alle “Vie del mediterraneo”, la cui sostenibilità dovrebbe essere un ritorno alla crescita del Mezzogiorno attraverso l’orientamento delle politiche innovative e d’investimenti in grado di trascinare anche lo sviluppo del Centro e del Nord. Si tratta quindi, di una sfida delle opportunità per valorizzare il nostro territorio avviando l’industria creaitva, il turismo e la ricchezza dei beni culturali e paesaggistici territoriali.​Oggi il bisogno è di “ripartire velocemente”. Tutto ruota intorno alla persona, alle nuove esigenze e ai suoi fabbisogni che offrono occasione di sviluppo in industria, salute, sevizi socio-assistenziali, silver economy, formazione e ricerca. In Italia si conferma la crescita zero con segnale di miglioramento nel secondo semestre. Per l’occupazione, invece, l’andamento è stato positivo (+0,5%), ma ciò vuol dire che in prospettiva possa aprirsi qualche segnale di luce nel settore delle costruzioni. Il territorio rappresenta il motore dello sviluppo economico Per migliorarlo bisogna avere fiducia nel progresso “mettendo i giovani al centro” di una nuova politica economica che crei un’occupazione di qualità. La politica e le imprese devono essere pronte, magari consociandosi, a cogliere le sfide del “futuro del lavoro”. Il sindacato della Uil pensionati fa leva sul “Piano dei giovani del Sud”. Il suo sostegno deve far fronte agli investimenti delle imprese pubbliche e private attraverso uno sgravio contributivo del cuneo fiscale, un rilancio delle infrastrutture e connettendo le eccellenze in una dimensione di crescita, di sviluppo e d’innovazione integrata delle filiere produttive del Sud. Anche la Uil pensionati Stu Appia Antica chiede per i figli dei pensionati un “Patto per la Fabbrica”, su cui si configurino “intelligenza, innovazione, sostenibilità” in un sistema di connessione in cui macchine, persone e tecnologie possano interagire per “fare sistema” produttivo, servizi e ambienti di lavoro innovativi. Il Mezzogiorno deve essere “ laboratorio dello sviluppo sostenibile” su cui la politica deve orientare innovazione e investimenti. L’oggetto della riforma “Autonomia differenziata” offre opportunità solo alle regioni più ricche, che possono spaziare in tutte le loro efficienze, la sviluppo delle attività produttive e attrazioni degli investimenti senza rispettare i valori costituzionali e le esigenze del mondo produttivo del Mezzogiorno d’Italia. Sarebbe più opportuno, secondo la Uil pensionat STU Appia Antica, migliorare le condizioni delle attività d’impresa del Sud puntando su alcune politiche, ritenute prioritarie in chiave nazionale, che fanno presa su una riforma complessa che chiede una definizione d’intesa tra Stato e Regione. La richiesta è in un “Impatto dell’autonomia sui conti pubblici” trasparente e partecipativo d’intesa nelle direttive di fondo: 1) non devono esserci “carichi aggiuntivi”; 2) realizzazione di efficienza effettiva; 3) rispetto dei vincoli di solidarietà e perequazione tra territori per la copertura del fabbisogno necessario a ciascuna Regione. Il concetto è nel porsi secondo il principio di equità, di rimozione degli ostacoli territoriali e di nazione unita che “non devono andare contro il Sud e neanche contro la politica di coesione” nel rispetto quindi di un confronto armonico che deve farsi nell’interesse di tutti e non contro qualcuno e rafforzare la competitività del Paese e non indebolirla. Per la salvaguardia dei giovani e del Sud la finalità deve essere in “una cultura che faccia sistema”, invece dell’autonomia regionale delle differenze. Un’Italia creativa per un Sud creativo, ha bisogno di mirare a “sostegni di progetti finanziari e industriali” nazionali, europei e internazionali che nella loro attenzione di dimensione internazionale di progettazione assumano una funzione tangibile di valore aggiunto per il territorio. I nostri slogan sono per i giovani da proteggere e un Sud da non desertificare. La Svimez stima per quest’anno un Pil sotto zero per il Mezzogiorno a causa di un progressivo rallentamento dell’economia italiana che, sicuramente, fa ripiombare il Sud nella recessione da cui troppo lentamente ne era uscito. Una situazione d’allarme che fa segnalare emergenze territoriali, molto preoccupanti, nella desertificazione del Mezzogiorno, due milioni in meno, causata dalla povertà del lavoro e dei servizi. Ebbene non si conoscono tutela e crescita se esse non provengono dalla cultura del rinnovamento, una delle chiavi più important per un giovane è che non si chiuda nel “parassitismo della noia”. La Uil è pronta con il coordinamento delle Macroregioni a cooperare per individuare strategie comuni a tutela per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva dei cittadini, degli anziani, di giovani e delle persone non autosufficienti brindisini e del Sud.

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