Minuto 29 e 30 secondi. Siamo zero a zero. Tranquilli, il tabellone funziona benissimo, ma questa sera i punti non bastano per raccontare quello che sta succedendo. Questa è una partita di pugilato. Di quelle in cui i due contendenti se le danno di santa ragione, barcollano, si rialzano e tornano a menare. Nessuno va al tappeto. Nessuno molla. Zero a zero, appunto. Poi dalla panchina si alza un argentino. Si chiama Juan Bautista Fouce Romani. È praticamente appena uscito dalla doccia, ma evidentemente l’acqua calda non gli ha raffreddato la mano. Prende il pallone, guarda un canestro che da quella distanza sembra un francobollo e decide che è arrivato il momento di spedire una raccomandata. “Da casa sua”. La palla parte, attraversa il Pala De Francesco, sfida le leggi della fisica e si infila nella retina sulla sirena del terzo quarto. Boooom! Uno a zero Mesagne. E il palazzetto comincia a tremare.
Ma per capire cosa succede dopo bisogna tornare indietro di venti minuti. Perché questa sera al Pala De Francesco è arrivata una squadra vera. Porto Recanati. Di quelle che non si presentano con il cappello in mano e non chiedono permesso per entrare. I marchigiani tirano fuori una zona press 1-3-1 che sembra progettata da un ingegnere particolarmente sadico. Cambiano difesa, chiudono linee di passaggio, aggrediscono e trasformano ogni possesso mesagnese in un esame di maturità. La Virtus parte forte, ma poi si ritrova dentro una ragnatela dalla quale uscire è complicatissimo. Porto Recanati prende coraggio, prende campo e per lunghi tratti prende pure il comando. Mesagne soffre. Maledettamente. Si aggrappa alla difesa, a qualche magia di Fouce e a un collettivo che, anche quando non trova la strada, almeno ha il buon senso di non perdersi di vista. All’intervallo è 49 pari. E stavolta non c’è nessun gatto che gioca col topo. Qui ci sono due tigri nella stessa gabbia. E nessuna delle due ha intenzione di uscire.
Poi c’è Marco Giuri. Il capitano. Uno che normalmente sul parquet sembra conoscere il futuro qualche secondo prima degli altri. Ma per due quarti prende mazzate, sbaglia l’impossibile e sembra uno di quei supereroi Marvel che a metà film hanno perso i poteri. Lo guardi e pensi: tranquilli, adesso succede qualcosa. E invece niente. Almeno fino all’intervallo. Quando gli altri cercano ossigeno, lui torna in campo e comincia a tirare come un ragazzino al playground. Un tiro. Un altro. Ancora uno. Quasi volesse ricordare alle proprie mani chi comanda. Poi la partita ricomincia e Giuri torna a nascondersi nell’ombra. Silenzioso. In attesa. Come l’uomo nero nelle tenebre. E noi ancora non sappiamo cosa stia preparando.
Torniamo al minuto 30. Fouce ha appena fatto saltare il banco con quella bomba siderale. Uno a zero. Porto Recanati è ancora lì, viva, pericolosa, pronta a rispondere. Ma dall’ombra esce lui. Marco Giuri. Il pallone arriva nell’angolo. Il capitano prende la mira. Tripla. Due a zero. Torna in difesa e sfila un pallone dalle mani dei marchigiani con la stessa naturalezza con cui i bambini ad Halloween si fregano le caramelle. Tre a zero. Poi attraversa nuovamente il campo, si sistema dietro l’arco e decide che forse non abbiamo ancora capito. Un’altra tripla. Quattro a zero. Il Pala De Francesco esplode. Giuri sorride. Guarda verso la tribuna. E lì finalmente capiamo tutto. Ma quali supereroi Marvel! Cazzo questo é Joker! Ha passato mezza partita a farsi prendere a schiaffi, poi ha tirato fuori il mazzo di carte e ha deciso che gli assi erano tutti suoi. E il bello è che, a differenza dei film, stavolta il cattivo fa impazzire di gioia il pubblico.
Ma guai a raccontarla come la vittoria di due uomini soli. Perché mentre Fouce dipinge basket e Giuri si trasforma nel peggior incubo dei marchigiani, c’è una squadra intera che sta combattendo. Ani ne mette 19, Coppola si sporca le mani, Idrissou e Arnaldo portano il loro contributo e Ponziani, anche senza riempire il tabellino, fa sentire quei chili e quei centimetri che sotto canestro valgono spesso più di una bella giocata. Coach Olive guarda i suoi ragazzi attraversare la prima vera tempesta casalinga della stagione e scopre qualcosa che forse vale più di una vittoria larga venti punti: Questi non hanno nessuna intenzione di morire, Sportivamente parlando, s’intende!
Perché Porto Recanati è stata splendida. Organizzata, coraggiosa, intelligente. Ha messo Mesagne davanti a problemi veri, di quelli che non risolvi semplicemente dando il pallone al tuo miglior realizzatore. Ha costretto la capolista a pensare, soffrire, sbagliare e ricominciare. E quando la Virtus è finalmente riuscita a mettere il naso avanti, i marchigiani non hanno regalato un centimetro. Ma questa sera c’era qualcosa di diverso nell’aria. C’era un palazzetto che a un certo punto ha deciso di smettere di guardare la partita e ha cominciato a giocarla. In piedi. Urlando. Spingendo ogni pallone verso il canestro e ogni difesa verso il miracolo. Il Pala De Francesco é diventato una tana. La tana delle tigri. E da qui, signori miei, passare sarà un problema per tutti.
Finisce 92-85. Sei partite. Sei vittorie. Dodici punti. La neopromossa continua a fare la neopromossa più maleducata del campionato, quella che dovrebbe chiedere permesso e invece si prende tutto quello che trova. Ma questa sera c’è qualcosa di profondamente diverso dalle altre cinque vittorie. Perché è facile sorridere quando tutto funziona. È facile divertirsi quando il pallone entra e gli avversari rincorrono. Il difficile è vincere quando le gambe pesano, quando la difesa avversaria ti toglie il respiro, quando sbagli quello che normalmente segneresti a occhi chiusi. Il difficile è guardarsi negli occhi e decidere, tutti insieme, che oggi non si perde. E Mesagne, questa sera, ha fatto esattamente questo.
Sei su sei. E adesso cominciano davvero a essere tante. Qualcuno dirà che bisogna volare basso. Qualcun altro che il campionato è lunghissimo. E avranno pure ragione. Ma provateci voi a spiegare la prudenza a un palazzetto che ha appena visto un argentino segnare da un altro Cap e un capitano trasformarsi nel Joker.
Perché il basket, quello vero, non è soltanto una questione di schemi, percentuali e classifiche. È un palazzetto in piedi. È una tripla impossibile. È un capitano che sorride dopo aver fatto impazzire tutti. È una squadra che soffre, sanguina metaforicamente, stringe i denti e alla fine vince. E’ la tana delle tigri. E sulla porta, da stasera, possiamo anche appendere un cartello. Benvenuti a Mesagne. Da qui no si passa. Perché certe partite non si raccontano con il tabellino. Si raccontano con la pancia.
fonte IL BASKET DI PANCIA
TABELLINO
MESAGNE Ani 19, Idrissou 8, Montanile n.e., Aliluiko n.e., Arnaldo 8, Fouce Romani27, Karabets n.e., Ponziani 4, Colella n.e., Giuri 13, Coppola 9, Bangu Mbenza 4. All. Olive.
PORTO RECANATI Galarza 0, Gamazo 18, Caverni 10, Bettinelli 0, Pedrotti 2, Gatti 20, Balducci 3, Ciribeni21, Lovato 11, Pesaresi n.e. All. Gianmarco Petitto
ARBITRI Carlo Francesco (Lecce) e Giorgia Carella (Brindisi)
TUTTI I RISULTATI D. Brindisi-A. Bari 98-77, Matera-Recanati 68-74, Matelica-Civitanova 77-72, L’Aquila-Monopoli 80-82, Pescara-Castellaneta 74-71, Corato-Bisceglie 68-62, Mesagne-P. Recanati 92-85, Molfetta-Nardò 90-84.
CLASSIFICA Recanati, Mesagne 12, Matelica, Monopoli 8, Nardò, P. Recanati, Dinamo Br, Bisceglie, Castellaneta 6, L’Aquila, Pescara, Matera, Molfetta, A. Bari, Corato 4, Civitanova 2.
LA PROSSIMA P. Recanati-D. Brindisi (sabato 7), Nardò-Mesagne, Monopoli-Pescara, Matelica-Corato-Recanati-Bisceglie, A. Bari-Molfetta, Castellaneta-L’Aquila, Civitanova-Matera.