venerdì , 6 Dicembre 2019
Lettera aperta sugli studi di epidemiologia ambientale a Brindisi

Lettera aperta sugli studi di epidemiologia ambientale a Brindisi

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(di Emilio Gianicolo* nella foto) Con riferimento al dibattito svoltosi presso la Camera dei Deputati sulle malformazioni congenite a Brindisi e sul nostro articolo, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Environmental Research, precisiamo alcuni aspetti riguardanti: 1) la qualità del lavoro scientifico e 2) le possibili risposte del governo del territorio e del Paese. Non abbiamo mai raccolto obiezioni invalidanti la qualità del lavoro svolto e pubblicato, né dai valutatori della rivista, che hanno vagliato il lavoro e deciso per la pubblicazione, né dai colleghi a cui lo abbiamo presentato in convegni scientifici. Sono queste le sedi di valutazione della ricerca.
Nel dettaglio delle obiezioni mosse al lavoro precisiamo ulteriormente che:
a) la scelta dei dati di qualità dell’aria ha seguito criteri di buona pratica scientifica in termini di completezza e adeguatezza della serie temporale utilizzata. Abbiamo scelto la fonte più appropriata allo scopo, una rete di monitoraggio gestita da Enel-Edipower i cui dati erano trasmessi alla Provincia di Brindisi, ente che li ha forniti a noi ricercatori. Questa serie di dati era stata oggetto di una pubblicazione del 2005 a cura della Provincia di Brindisi in cui fra l’altro si legge che “detta rete di monitoraggio comprende terminali […] collocati presso le strutture pubbliche dei comuni interessati, della Provincia di Brindisi e dell’ARPA (ex PMP) per consentire una collaborazione con il Dipartimento provinciale di Brindisi dell’ARPA stessa con il compito di coordinare le iniziative e diffondere le conoscenze acquisite tra tutti i Comuni del suo territorio”.
Con i medesimi dati, nel 2011, il nostro gruppo di ricerca ha pubblicato un articolo scientifico su una rivista internazionale specializzata nel monitoraggio ambientale (Environmental Monitoring and Assessment, 2011. Sixteen-year air quality data analysis of a high environmental risk area in Southern Italy. Mangia C, Bruni A, Cervino M, Gianicolo EA).
In conclusione, non ci risulta nessun documento in cui sia plausibile o documentato che le serie di misurazioni adottate per stimare le esposizioni delle gestanti siano affette da errori. Se così fosse, sarebbe opportuno che una autorità preposta a questo controllo lo evidenziasse chiaramente descrivendo il problema nel dettaglio.
b) Ci paiono irrilevanti le obiezioni sul livello inferiore ai limiti di legge per l’inquinante in esame (mai scritto il contrario). Ci sorprende che ci sia chi ancora chi si sorprenda che si possano verificare associazioni significative fra effetti sanitari avversi e livelli di inquinamento che, pur a norma di legge, non salvaguardano la salute pubblica. A tal proposito, ci sembra utile richiamare le relazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e i lavori pubblicati recentemente su Lancet nell’ambito del progetto europeo ESCAPE che riporta incrementi di rischio di mortalità per cause naturali, di incidenza di tumore al polmone e di basso peso alla nascita in esposti a concentrazioni di inquinanti nei limiti di legge.
c) Sulla mancata validazione dei dati da utilizzare in ambito scientifico e che necessiterebbero della validazione da parte di enti di controllo, segnaliamo l’esistenza di centinaia di autorevoli pubblicazioni di epidemiologia ambientale che non utilizzano stime di esposizione calcolate a termini di legge nazionale: si pensi alle formulazioni dedotte da modelli matematici, o ricavate da misure effettuate da satelliti in orbita attorno alla terra.
Noi riteniamo che compito della ricerca sia quello di trovare argomenti per fare progredire conoscenze, e non di verificare l’ottemperanza delle leggi vigenti. Attività che compete ad altri.
2) Superato il disorientamento prodotto dalla sensazione che la ricerca scientifica, quando stimola la vita politica e amministrativa del Paese, possa o debba venire sottoposta a una certificazione su basi appunto amministrative ed esecutive, anziché scientifiche, vaglio che richiama scenari poco adatti ad una società libera e trasparente, auspichiamo invece che ci si continui ad interrogare su quali risposte le amministrazioni pubbliche, ciascuna per il proprio ruolo, possano formulare qualora dalla ricerca provengano indicazioni in materia di salvaguardia della salute pubblica.

*Ricercatore dell’Istituto di fisiologia clinica (IFC) del Cnr di Lecce


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