L’impatto del dolore e il grido di Marta.
Cari fratelli e sorelle, oggi ci troviamo qui con il cuore spezzato e con la mente affollata da domande a cui nessuna parola umana sembra potersi sovrapporre. La morte improvvisa e tragica di Antonio sul luogo di lavoro ci lascia attoniti, smarriti, sdegnati di fronte a una vita spezzata mentre svolgeva con dedizione il proprio dovere per il bene della sua famiglia.
Le parole che Marta rivolge a Gesù nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato sono esattamente le parole che oggi risuonano nel cuore della moglie Giovanna, del figlio Alessandro, della sorella Marina, dei fratelli Bruno, Marcello e Roberto, e di ciascuno di noi: «Signore, se tu fossi stato qui…». È il grido del dolore spontaneo, è l’interrogativo sommesso di chi ama e soffre. Gesù non rimprovera Marta per questo sfogo; raccoglie le sue lacrime e il suo sconcerto, così come oggi raccoglie quelle di tutta la famiglia D’Errico. “Nessuno di noi vive per se stesso” – Il gesto estremo di Antonio
Nella prima Lettura, san Paolo ci ha ricordato una verità profonda: «Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso». Antonio ha incarnato questa Parola nel modo più alto, più radicale e più drammatico possibile. Nel momento del pericolo imminente, quando quella tettoia crollava, Antonio non ha pensato a mettere in salvo se stesso. Il suo primo e unico pensiero, il suo istinto d’amore profondo di padre, è stato spingere via suo figlio Alessandro.
In quel gesto d’amore immenso, Antonio ha speso la sua vita per donarla a suo figlio. Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per chi si ama. Quel gesto non è stato soltanto l’ultimo atto della sua vita terrena, ma è stato un riflesso puro dell’amore di Cristo, che si dona interamente affinché noi possiamo vivere.
La piaga delle morti sul lavoro: l’appello “Mai più”
Accanto alla fede e all’amore, oggi non possiamo e non dobbiamo tacere la ferita aperta nel cuore della nostra società . Antonio è uscito di casa per compiere il suo dovere, per guadagnarsi il pane, per costruire il futuro dei suoi cari. Non si può e non si deve morire di lavoro.
Il lavoro deve essere uno strumento di vita, di dignità e di speranza, mai un luogo di condanna o di tragedia. Il sacrificio di Antonio ci chiede con forza un impegno corale, istituzionale e umano: mai più. Mai più famiglie spezzate dal dolore per una mancanza di sicurezza, mai più padri e madri che non fanno ritorno a casa la sera. Mentre piangiamo Antonio, eleviamo una preghiera e un grido di giustizia per tutte le vittime del lavoro, affinché la custodia della vita umana sia sempre posta al di sopra di ogni interesse.
“Io sono la Risurrezione e la Vita”. Al dolore straziante di chi resta, Gesù risponde con una promessa che oggi è l’unica nostra ancora di salvezza: «Tuo fratello risorgerà … Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà ».
Gesù non ci promette che saremo esenti dal dolore o dalle ingiustizie del mondo, ma ci assicura che la morte non ha l’ultima parola. L’amore che Antonio ha dimostrato nel salvare Alessandro non è andato perduto, non è crollato sotto le macerie di ieri. Quell’amore è eterno, perché viene da Dio ed è custodito in Dio.
Quando ci presenteremo davanti al Signore, come ci ha ricordato san Paolo, saremo giudicati sull’amore. E Antonio si presenta a Dio con le mani piene di un amore infinito, dimostrato fino al dono totale di sé.
Una parola per Giovanna, Alessandro e la famiglia. Cara Giovanna, caro Alessandro, cara Marina, cari Bruno, Marcello e Roberto: il dolore per questa perdita è enorme, ma la testimonianza di vita e d’amore che Antonio vi lascia è ancora più grande. In particolare a te, caro Alessandro: il peso e la grazia di quel gesto ti accompagnino per tutta la vita non come un macigno di tristezza, ma come la prova più alta di quanto tuo padre ti amasse. Questa è l’eredità che ti lascia. Tu sei la continuità della sua vita; ogni tuo passo, ogni tuo traguardo futuro sarà il frutto del suo dono d’amore. Tuo padre continua a vivere in te e nel cuore di tutti voi, e dal Cielo continua a custodirvi e a sostenervi.
Affidiamo il caro Antonio alle braccia misericordiose del Padre. Preghiamo perché il Signore doni consolazione e forza a Giovanna, ad Alessandro e a tutta la famiglia. Signore Gesù, tu che hai pianto per l’amico Lazzaro, accogli Antonio nel tuo Regno di pace e risuscitalo nell’ultimo giorno.
Amen.