(di Vincenzo Legrottaglie) Sarà possibile visitare, fino al prossimo novembre, la mostra dal titolo “San Teodoro da 800 anni a Brindisi”, nella cattedrale del capoluogo messapico. San Teodoro è il patrono della città che, dal 1961, ha anche un co-patrono: san Lorenzo da Brindisi, frate minore cappuccino. L’esposizione raccoglie le opere realizzate dagli studenti dell’Istituto superiore brindisino “Ferraris De Marco Valzani” – Polo tecnico professionale “Messapia”, presieduto dalla dirigente scolastica Rita Ortenzia De Vito.
L’evento è stato organizzato per ricordare l’ottavo centenario della traslazione del corpo di san Teodoro d’Amasea, dalla Turchia alla città pugliese. La storia del giovane soldato martire Teodoro, venerato in Oriente e Occidente fin dal IV secolo, è intrinsecamente connessa con quella di Brindisi. Infatti, il corpo del santo pervenne in città nel corso del XIII secolo, certamente in età federiciana, secondo quanto si apprende consultando il volume “San Teodoro d’Amasea patrono di Brindisi, Agiografia e liturgia” (1973), di Giuseppe Andriani e Giacomo Carito.
Invece, facendo riferimento alla tradizione, che non trova però conferma nei documenti, le reliquie del soldato giunsero il 9 novembre del 1225, giorno delle nozze dell’imperatore Federico II di Svevia con Isabella di Brienne, Regina di Gerusalemme, celebrate nella Cattedrale del capoluogo messapico. Quel giorno ricorreva proprio la memoria liturgica di san Teodoro d’Amasea.
Attraverso lo studio dei documenti storici e l’analisi della produzione artistica bizantina, gli studenti hanno approfondito la figura del santo. Da questa ricerca sono scaturite le opere d’arte esposte, realizzate con un’ampia gamma di tecniche espressive. In realtà, i manufatti costituiscono la chiara testimonianza dello stretto e rinnovato legame tra una giovanissima generazione di brindisini e le vicende della loro città. Sarà il caso, prima di visitare la mostra, di richiamare i momenti principali della vita del santo, grazie a quanto riportato nel sito dell’Arcidiocesi di Brindisi e Ostuni, oggi retta da monsignor Giovanni Intini.
Teodoro era un giovanissimo soldato dell’esercito romano vissuto tra la fine del III secolo e i primi anni del IV secolo, quando erano in atto le persecuzioni contro i cristiani decise dall’imperatore Diocleziano. Tra il 306 e il 308, mentre era arruolato nella legione Marmarica di stanza ad Amasea, l’odierna cittadina turca di Amasya, venne accusato di professare la religione cristiana e deferito al giudizio del proprio comandante. La recluta, tra minacce di punizioni corporali e promesse di premi, si rifiutò di obbedire all’editto che ordinava alle milizie di sacrificare agli dei e per questo fu incarcerato. Approfittò della concessione di un breve periodo di riflessione per continuare l’opera di proselitismo, riuscì persino ad incendiare il tempio di Cibele (la gran madre degli dei e della natura), all’epoca al centro della città. Rinchiuso ancora in carcere venne confortato da celesti apparizioni, fu poi condannato alla morte per fame, da cui sarebbe miracolosamente scampato, perì bruciato vivo sul rogo.
La leggenda racconta che una donna di nome Eusebia chiese i resti del suo corpo e, cosparsi di vino e unguenti, li depose in una cassa coperti da un sudario e sepolti in un suo possedimento nella vicina località di Euchaita (oggi Aukhat), dove poi fu innalzata una basilica frequentata per secoli da numerosi pellegrini, prima di essere distrutta durante l’occupazione araba.
Il culto del terzo santo guerriero dell’Oriente, dopo san Giorgio e san Demetrio, si diffuse rapidamente in tutti i territori soggetti a Bisanzio così come in Occidente. Teodoro divenne patrono dei soldati, specie delle giovani reclute e dell’intero esercito dell’Impero romano d’oriente, fu invocato anche come protettore di Venezia ancor prima di san Marco.
Al progetto didattico, curato dal professor Teodoro De Giorgio in collaborazione con il professor Lorenzo Colagiuri, hanno partecipato i seguenti studenti, come si evince da un pannello esplicativo di corredo alla mostra: Samira Argese, Pasquale Campagna, Eva Carluccio, Giovanni D’Ambrosio, Andrea D’Andria, Giuseppe Del Zotti, Thomas De Vincentis, Andrea Elia, Francesca Giuri, Noemi Grasso, Federico Iurlaro, Benito Leo, Marta Marra, Alessandro Paladini, Alessia Parisi, Samuele Scuderi, Samuele Sulmina, Antonio Soleto, Alessia Tofani e Federico Tofani.
Don Mimmo Roma, parroco della Pontificia basilica cattedrale dedicata alla Visitazione di Maria Santissima e a San Giovanni Battista, ha concluso che “Gli studenti dell’Istituto Ferraris De Marco Valzani di Brindisi, hanno intrapreso con tanta passione, un percorso di riscoperta delle proprie radici culturali. L’auspicio è che il loro esempio rafforzi in tutti il senso di appartenenza auna comunità che affonda le sue radici nella fede e nella storia”. foto di Vincenzo Legrottaglie
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