mercoledì , 18 luglio 2018
“Scu”, scarcerato dopo 32 anni il boss ergastolano Donatiello. Ma ora studia e tiene convegni

“Scu”, scarcerato dopo 32 anni il boss ergastolano Donatiello. Ma ora studia e tiene convegni

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(di Gianmarco Di Napoli) Il suo soprannome riporta a un periodo storico ormai superato da tempo: lo chiamavano “Cinque lire”. Era entrato in carcere a 24 anni, nel 1986 e ne esce 32 anni dopo. L’ergastolo, ha sancito la Grande Camera della Corte Europea, non può essere considerato una condanna a vita e dopo almeno 25 anni di detenzione è possibile ottenere una revisione. Così Giovanni Donatiello, boss della Sacra corona unita, braccio destro mai pentito del fondatore Pino Rogoli, condannato per omicidio, è tornato a Mesagne, in libertà vigilata.
Si tratta del primo tra i grandi personaggi al vertice dell’organizzazione mafiosa salentina a lasciare il carcere. Erano stati arrestati tutti insieme poco dopo la metà degli anni Ottanta, quando ancora la Scu non esisteva e proprio in carcere avevano fondato l’organizzazione che si contrapponeva alla Nuova Camorra di Raffaele Cutolo. I suoi complici dell’epoca sono tutti dentro, anche loro mai pentiti: lo stesso Rogoli, Salvatore Buccarella, Giuseppe Gagliardi, Ciro Bruno, ognuno di loro colpito da condanne al carcere a vita, oltre che per essere stati al vertice dell’associazione mafiosa.
Ma Donatiello in questi anni sembra aver compiuto diverso ed è su questo che i suoi avvocati Marcello Falcone e Rosanna Saracino, hanno puntato per ottenerne la scarcerazione. Dopo aver vissuto per otto anni le ristrettezze del “41/bis”, il carcere duro riservato ai boss mafiosi ed essere stato detenuto nelle principali carceri di massima sicurezza d’Italia, ha deciso di mettersi a studiare: si è iscritto alla Scuola di Scienze Politiche dell’Università di Padova, ha sostenuto esami trasportato di notte a bordo di cellulari della polizia penitenziaria per raggiungere la sede universitaria, ha iniziato a scrivere per il giornale “Ristretti orizzonti”, ha partecipato al progetto “Il carcere entra a scuola. Le scuole entrano in carcere”. Gli incontri con gli studenti, nella media di 70-80 ragazzi a ogni incontro, si svolgevano in un auditorium tre volte alla settimana per tutta la durata dell’anno scolastico. Ha frequentato un corso di lingua Inglese e un corso universitario di Diritto Privato, un corso di yoga e meditazione. Si è iscritto un corso universitario di Diritto del Lavoro. Ha partecipato a diverse partite di calcetto con scolaresche. E’ intervenuto a un convegno che si è tenuto presso la Casa di Reclusione di Padova intitolato “La rabbia e la pazienza” alla presenza di 600 persone giunte da tutta Italia.
Una delle sue principali battaglie è stata quella di tentare di restituire dignità ai detenuti, soprattutto negli incontri con i familiari e in special modo con i figli. Ha raccontato che questo tipo di tensioni più volte, in carcere, gli hanno provocato guai perché è stato ripetutamente punito e sottoposto a nuovi procedimenti penali.
Non ha mai chiesto scusa né ha mostrato segni di pentimento per quello che ha fatto e per cui è stato condannato. Ma sembra aver voluto voltare pagina.
E’ a Mesagne da alcune settimane, in libertà vigilata, sottoposto ai controlli di sicurezza del Commissariato di polizia. Ha trovato un lavoro presso un’autocarrozzeria. Ovviamente la sua presenza non è passata inosservata, visto il carisma criminale che tuttora egli possiede, supportato proprio da questa sua immagine di boss che ha affrontato il carcere senza mai cercare gli sconti ottenuti dai collaboratori di giustizia.
A 56 anni, in apparenti ottime condizioni di salute, si è ritrovato in una Mesagne totalmente diversa da quella che aveva lasciato oltre 30 anni prima. Una città tranquilla, in cui ci sono turismo e vita notturna, in cui si può andare in giro tranquillamente. Sarà tenuto sotto stretta osservazione, ovviamente. Nel timore che possa in qualche modo riaprire certi discorsi rimasti sospesi. D’altro canto ha una grande possibilità: è tornato libero quando pensava di terminare la sua esistenza in carcere. Non è ancora vecchio. E le “cinque lire” ormai sono fuori corso.
(Nelle foto Giovanni Donatiello in una recente conferenza e ai tempi dell’arresto)

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Andrea
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Andrea

Cosa ci sia di male nel “binchiarsi” di libri per impiegare il tempo per 32 anni non lo sappiamo, certo mi soffermerei su come ha trovato facilmente lavoro in una terra dove giovani e non, ancora partono ogni giorno.
Per il resto: “nel timore che possa in qualche modo riaprire certi discorsi rimasti sospesi” penso che nel caso questa cambiale dovrà essere indirizzata a coloro che lo hanno fatto ritornare a Mesagne oltre quello che la legge aveva già scritto, ovvero i suoi avvocati, che partecipano e non partecipano alle iniziative antimafia e “scrivono” pure comunicati, non tutta Mesagne.

Laura
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Laura

Queste cose rare ma non incredibili, non sono certo una novità nella cronaca, ripetiamo RARE. Vengono decise a tavolino da avvocati con le forze di polizia competententi nelle zone che queste ultime non riescono più a gestire diciamo non in emergenza. In pratica dove vi è la presenza di cosiddetti “capuzzieddi” che sono gli unici che possono darsi una calmata alla presenza di chi al contrario di loro si è fatto trent anni di galera. Stano ma non c’è altra spiegazione logica.

Gianni
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Gianni

L’intenzione di quel sindaco che negli anni 80 andò da quel ministro a chiedere la costruzione di un commissariato però non fù questa; non di quello che governò nei 90; come qualcuno ERRONEAMENTE gli ha associato.
A questo punto, se le cose stanno così vale ripensare questa spesa pubblica.

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