Mesagne-Molfetta 86 – 75. (17-16, 24-18, 20-18, 25-23)
MESAGNE Ani 15, Idrissou 3, Montanile 1, Nicoletti n.e., Arnaldo 11, Fouce 17, Karabets n.e., Ponziani 11, Aliluiko n.e., Giuri 13, Coppola 8, Bangu 7. All. Olive.
MOLFETTA Di Marzio 13, Galic 11, Cambria 12, Spernanzoni 2, Incremona n.e., Ogiemwonyi 13, Postigo 15, Tangala 4, Natalini, Sasso 5, Mezzina. All. Luisi
Buona la prima. Si é ricominciato da dove si era finito. Il primo canestro targato serie B lo ha realizzato Fouce. E poi Giuri. L’equilibrio resiste per i primi quindici minuti, poi Mesagne comincia a vivere di folate. Alla prima fuga risponde Postigo, alla seconda – quella che a cavallo dell’intervallo sembra poter spaccare la partita – replica Ogiemwonyi con sette punti consecutivi che rimettono Molfetta in scia.
È allora che la New Virtus cambia marcia soprattutto nella propria metà campo. La difesa serra i ranghi e, con Fouce costretto a lungo in panchina dai quattro falli, Bangu risponde presente agli straordinari mentre un impressionante Ponziani dà energia, presenza e sostanza sotto i tabelloni. È il break che scava il solco decisivo.
Molfetta ha il merito di non arrendersi mai, ma alla distanza viene fuori l’esperienza dei padroni di casa. Capitan Giuri mette ordine nei possessi più delicati e Fouce, ributtato nella mischia nell’ultimo disperato tentativo di rimonta ospite, chiude i conti da leader: tripla fuori equilibrio, assist per Giuri e freddezza dalla lunetta.
Un rimbalzo alla volta. Un possesso alla volta. Un canestro alla volta. Buona la prima e bentornata, New Virtus Mesagne.
I RISULTATI Santino Zaminga 1° assoluto – 1:27:10; Francesco Caliandro 3° assoluto – 1:29:01; Pasquale Carlucci 4° assoluto – 1:29:21 1°SM
Gaetana Fasano 1ª donna assoluta – 1:39:04. Una vittoria speciale per Gaetana, che conquista il primo posto anche quest’anno, dopo il successo della scorsa edizione.


Quello di chi difende la scuola pubblica e l’inclusione. Quello di chi pensa che un bambino non debba essere escluso perché nasce in una famiglia povera, perché ha una disabilità o perché ha una storia familiare diversa. Quello di chi considera gli asili nido una politica economica, sociale e di libertà, non un semplice servizio. Oggi nei servizi educativi per la prima infanzia abbiamo 31,6 posti ogni 100 bambini tra zero e due anni. E il PNRR aveva previsto un investimento enorme proprio per aumentare quei posti. Perché sostenere le famiglie significa anche permettere alle donne di lavorare e ai bambini di crescere in luoghi di educazione e socialità.
E quindi ci sono le donne. E qui il coraggio assume un significato ancora più grande. Perché le quote di rappresentanza sono importanti, ma non bastano. La parità non è soltanto avere più donne nei consigli di amministrazione o nelle liste elettorali. La parità significa dividere il lavoro di cura. Significa un congedo realmente paritario. Significa permettere a una donna di diventare madre senza dover scegliere tra la maternità e il proprio lavoro. La proposta sostenuta dal PD per cinque mesi di congedo al 100% per ciascun genitore è stata bocciata in Parlamento: noi dobbiamo continuare a considerare la parità genitoriale una questione di libertà e di giustizia sociale.
Serve, poi, – sotto ogni profilo – un nuovo ambiente. E anche qui dobbiamo avere il coraggio di non scegliere tra sviluppo e sostenibilità, di intraprendere la strada dello sviluppo sostenibile che ci consenta anche di difendere una delle nostre più grandi ricchezze: il patrimonio paesaggistico. E la transizione energetica non può essere raccontata come una minaccia: deve diventare una grande politica industriale, capace di creare lavoro, innovazione e autonomia energetica. Oggi la quota di energia da fonti rinnovabili sui consumi finali è al 19,4%, ancora troppo lontana dalla traiettoria necessaria per gli obiettivi fissati al 2030. E insieme alla transizione energetica dobbiamo governare quella tecnologica.
E così arriviamo al 2027. Perché il 2027 non deve essere soltanto un appuntamento elettorale. Deve essere una sfida culturale. Una sfida che riguarda il Partito Democratico e riguarda noi Giovani Democratici. Noi possiamo essere il motore di un cambiamento anche dentro il nostro Partito. Possiamo chiedere più spazio, certo. Ma soprattutto dobbiamo prenderci più responsabilità. Dobbiamo avere il coraggio di proporre. Di discutere. Di ascoltare quando è necessario Di criticare quando serve. E soprattutto dobbiamo tornare a parlare alle persone con parole semplici e con dati veri. Perché in questi anni si è fatta strada una cultura dell’odio che vive nelle piazze, nei social, nelle nostre discussioni quotidiane. E noi dobbiamo scegliere l’altra strada. Quella della verità. Quella del confronto. Quella della politica che non alimenta tifoserie ma costruisce comunità. Lo abbiamo visto anche in questi giorni a Genova, davanti a una scuola, dove uno striscione realizzato dai bambini e dai loro genitori con la scritta “Qui nessun* è straniero” è stato rimosso dalla Digos e poi restituito dopo gli accertamenti della Questura. Al di là delle responsabilità specifiche che saranno chiarite, quella vicenda ci ricorda quanto sia importante difendere una scuola che insegna a stare insieme, non a costruire nemici. Perché noi non vogliamo una politica che abbia bisogno di un nemico per esistere. Vogliamo una politica che abbia bisogno di un futuro. E allora il nostro compito, da giovani, è proprio questo: non aspettare che qualcuno ci consegni il futuro. Ma Costruirlo. Con coraggio. Con le nostre idee. Con le nostre battaglie. Con la nostra presenza. E con la consapevolezza che la sinistra torna ad essere forte quando è riconoscibile, quando parla di lavoro, di diritti, di scuola, di casa, di salute, di ambiente, di libertà.