Le recenti tensioni geopolitiche in Ucraina e in Medio Oriente, oltre al drammatico tributo di vite umane, hanno innescato una crisi energetica senza precedenti. Il rincaro di gas e petrolio si è riflesso immediatamente sul costo dell’elettricità, poiché il nostro mix energetico dipende ancora fortemente dai combustibili fossili.
In questo scenario, stiamo assistendo a un paradosso inaccettabile a danno dei produttori di rinnovabili e, indirettamente, dei cittadini. Terna (gestore della rete elettrica nazionale) ha infatti implementato protocolli di teledistacco per gli impianti eolici e fotovoltaici sopra i 100 kW connessi in Media Tensione. Ciò significa che, nelle giornate di massima insolazione o vento costante e bassa domanda (come i periodi festivi), Terna “sgancia” forzatamente gli impianti dalla rete per evitarne il sovraccarico, poiché l’infrastruttura nazionale non è in grado di gestire tutta l’energia prodotta.
Il risultato? Un enorme spreco di energia pulita che viene azzerata senza alcuna remunerazione: un controsenso logico ed economico che ci costringe a stoppare il vento e “spegnere” il sole proprio quando la natura è più generosa dissipando cosi risorse energetiche proprio ora che i costi sono diventati proibitivi!
Per uscire da questa impasse, credo che il Comune di Mesagne possa e debba rispondere “presente” senza indugio. Pur avendo infatti aderito qualche mese fa al nuovo Bando della Regione Puglia per le Comunita’ Energetiche Rinnovabili “CER” (scadenza rinviata al 30 giugno 2026), e’ noto che per i comuni della nostra dimensione non sono previsti contributi a fondo perduto per l’acquisto e per l’installazione di pannelli, batterie di accumulo ecc., ma esclusivamente fondi per coprire i costi degli studi di fattibilità e delle spese legali ed amministrative.
Essendo quindi comprensibilmente poco appetibile il bando, sarebbe a mio avviso auspicabile che l’Amministrazione faccia un salto di qualità, trasformandosi nel vero garante dell’intera operazione.
Il Comune non dovrebbe limitarsi al solo disbrigo delle pratiche burocratiche, ma deve porsi come il “ponte di fiducia” che oggi manca tra istituzioni, cittadini e imprese. Agire da garante significherebbe, ad esempio, mettere a disposizione i tetti degli edifici pubblici (scuole, palestre,palazzi pubblici, ospedale) per i primi impianti e negoziare convenzioni con le banche locali per facilitare i finanziamenti a chi vuole investire, assicurando che ogni centesimo di incentivo resti sul territorio.
Le CER rappresentano la risposta strutturale al problema del teledistacco perché favoriscono l’autoconsumo locale: l’energia viene consumata dove viene prodotta, riducendo la pressione sulla rete nazionale.
Tuttavia, nonostante il percorso formale sia iniziato, non si registra ancora una risposta massiccia da parte della cittadinanza. Senza una regia forte e credibile, capace di rassicurare le imprese sui tempi di rientro economico e di spiegare a famiglie e commercianti il risparmio reale in bolletta, la partecipazione resterà timida e il progetto rischierà di fallire.
Mesagne ha l’occasione di diventare un modello di autonomia energetica, ma serve un impegno politico che vada oltre la semplice burocrazia. Dobbiamo creare una comunità reale in cui l’energia venga consumata lì dove viene prodotta, trasformando una risorsa oggi sprecata in un sollievo economico concreto per tutta la cittadinanza.