Sono oltre un milione le donne che hanno subito molestie sul posto di lavoro durante la loro vita lavorativa (l’8,5% delle lavoratrici). Ma pochissime purtroppo le denunce, il 99% dei casi non viene segnalato. Quelle poche che hanno avuto il coraggio di denunciare, una volta che lo ha fatto successivamente ha difficoltà a continuare a lavorare nel posto dove ha lavorato fino a prima della denuncia. Di solito la denuncia arriva quando la persona si è già dimessa. Taciuta è poi la violenza, gli abusi ed i maltrattamenti sulle donne anziane, fenomeno questo ancora poco conosciuto nelle sue reali dimensioni, ma frequente sia nell’ambito domestico che nell’ambito delle strutture residenziali e di cura all’interno delle quali le donne, più numerose, spesso vivono in condizioni di isolamento, solitudine e qualche volta anche di abbandono.
Qualsiasi sia la forma della violenza è comunque sempre nutrita da una cultura del possesso e negazione dei diritti delle donne, una cultura entro la quale la violenza trova terreno fertile. Sì perché il problema è soprattutto culturale, a partire dal concetto di libertà, dagli stereotipi, dai pregiudizi, dal linguaggio. Negli ultimi anni la CGIL ha più volte denunciato come la violenza, le discriminazioni e il sopruso siano stati agiti nel contesto pubblico e politico proprio attraverso l’utilizzo di un linguaggio aggressivo e denigrante che spesso ha colpito le donne e i loro corpi. Ha più volte denunciato il permanere di un’immagine della figura femminile ancora incentrata su logiche afferenti nell’accudire la famiglia, la casa, i figli e che la vede in una posizione subordinata all’uomo. Oggi abbiamo una donna come Presidente del Consiglio, un significativo passo in avanti su questo terreno, e devo dire che sulla questione del protagonismo delle donne in politica la destra ha sicuramente premiato più della sinistra. Ma purtroppo quello che prevale è una politica (di destra) che vede la donna esclusivamente come madre continuando a difendere idee di un sistema familista e di un welfare ancorato alla famiglia.
Nella legge di Bilancio la misura “Opzione Donna” con il fattore prole diventa ancora più discriminante di quanto lo fosse già. Dobbiamo continuare a rivendicare una parità di genere a tutti i livelli, scardinando una cultura patriarcale che ancora persiste e che sottovaluta la violenza contro le donne e la battaglia culturale non ha nulla a che fare con il 25 novembre.
Facciamo qualcosa tutti i giorni e soprattutto facciamolo ovunque: a casa, a lavoro, nei momenti di socialità. La CGIL è impegnata quotidianamente nel far applicare norme, far rispettare diritti, contrastare abusi, migliorare le condizioni di lavoro perché solo così possiamo essere motori di quel cambiamento culturale di cui il nostro Paese ha assoluto bisogno.