Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali e a tutti i ceti economici. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita, mentre una su tre è stata vittima di una forma di violenza. Il rischio maggiore è rappresentato dai familiari: mariti e padri, seguiti da amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.
Si tratta di violenza maschile che annienta la dignità e spesso distrugge la vita delle donne e si manifesta in vari modi: donne uccise, stuprate, sfigurate, segregate, emarginate, maltrattate, sfruttate, sottopagate, discriminate. I volti della violenza sono molteplici, se ne parla poco ma esiste una violenza subdola, somministrata il più delle volte tra le mura domestiche.
Questo significa escludere da tale possibilità tantissime, troppe, donne perché non hanno avuto il coraggio di denunciare.
Qualsiasi sia la forma della violenza è comunque sempre nutrita da una cultura del possesso e negazione dei diritti delle donne, una cultura entro la quale la violenza trova terreno fertile. Sì perché il problema è soprattutto culturale, a partire dal concetto di libertà, dagli stereotipi, dai pregiudizi, dal linguaggio.