Il sindaco Matarrelli rilancia. “Rispetto alla vicenda Covid-19, l’intero presidio ospedaliero, tutto il personale sanitario e, in particolare, gli operatori impegnati nel reparto post acuzie del “San Camillo de Lellis”, che hanno gestito – ciascuno per competenze e ruoli spettanti – ogni aspetto organizzativo e di intervento con professionalità, senso del dovere e rispetto della persona umana, meritano un pubblico riconoscimento”. Una constatazione che giunge anche dai pazienti che sono stati curati a Mesagne. Si è trattato di prestazioni di qualità, da qualunque punto di vista le si voglia valutare.
Oltre a restare aperto il reparto Covid-19, il primo cittadino di Mesagne chiede altri servizi e la riapertura dei reparti che debbono tornare a svolgere una loro funzione.
“Alla luce di questa drammatica vicenda del coronavirus c’è un ulteriore bisogno: quello della prevenzione e dello studio epidemiologico di quanto accade in città – spiega Matarrelli -. Bisogna monitorare i malati cronici per cui occorre mettere in rete un sistema che preveda la valorizzazione del nostro ospedale attraverso un collegamento con i medici di base che devono fornire i dati epidemiologici. Solo attraverso questo studio ed una ricerca puntuale delle patologie croniche che aumentano il rischio, si possano attuare politiche di una nuova sanità pubblica”.
Il sindaco Matarrelli sottolinea che la sanità pubblica non potrà essere più quella di ieri. Prevenzione e sensibilizzazione: i due assi portanti di quella che deve essere la nuova visione della sanità pubblica. “Il San Camillo de Lellis deve continuare ad avere un futuro di ospedale confermando, anzi implementando i posti letto”. Pensa a nuovi servizi. Quali, per esempio, ad una sala gessi per alleggerire l’ospedale Perrino. “Dobbiamo fare ricerca sulle malattie croniche e su quelle invalidanti, andando a ricercare le cause che le determinano. I medici di base, le sentinelle della salute pubblica di un territorio, devono collaborare sempre di più con il sistema sanitario”.
E’ evidente che nel dopo Covid-19 non solo non è pensabile la chiusura dell’ospedale ma, l’attività della storica struttura sanitaria mesagnese deve essere rilanciata. Occorre investire nella sanità, invertendo rotte sbagliate, non solo in termini di cura, ma anche di ricerca: si tratta di promuovere la salute andando oltre ciò che è previsto, mediante la definizione di strumenti utili ad effettuare diagnosi precoci, studi e monitoraggio sullo stato di salute dei cittadini. L’obiettivo è quello di integrare il percorso tradizionale della medicina che definisce i luoghi in cui si interviene sulle patologie, con modelli di politica sanitaria che incidono sulla prevenzione e approfondiscono stili e comportamenti salutari.
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