“L’Alveare MBC chiude. Spazi per cultura e associazioni? Parole tante, fatti zero!”.
Lo comunica Andrea Tenore a nome dell’associazione “con grande tristezza”. Avevano aperto con energia e passione, avevano allestito con il loro lavoro il locale di via Santacesaria, “mettendolo a disposizione della città”. Uno spazio piccolo ma accogliente, capace di ospitare decine di eventi fruiti da centinaia di persone: presentazione di libri, video, dibattiti, serate musicali, cene sociali. In prima linea durante l’emergenza Covid nell’organizzare iniziative di solidarietà come la spesa sospesa. “L’Alveare in questo anno e mezzo di vita ha rappresentato, per noi, per il centro storico, per chi lo ha vissuto sentendolo proprio, un luogo di aggregazione e vitalità – spiega Tenore -.Ogni giorno di apertura è stata una piccola conquista, una pratica di resistenza”. Ora annuncia la chiusura. E spiega le ragioni, una contingente e una politica.
“La contingenza è dettata dall’emergenza Covid e dalla crisi economica; diventa difficile fare fronte a spese, affitti, utenze. Finanziarci con le iniziative è impossibile, non potendo garantire in uno spazio così piccolo il distanziamento. La seconda ragione – aggiunge – è esclusivamente politica”. E denuncia che “al netto dei soliti impegni e dei puntuali proclami politici resta un nulla desolante e mortificante. Mesagne non esprime alcuna politica di sostegno a cultura e associazionismo”. Quindi ricorda all’ex assessore alla Cultura Marco Calò, attuale referente per il sindaco Matarrelli per alla Cultura, che “nel passato governo cittadino aveva annunciato un piano di valorizzazione e alienazione del patrimonio immobiliare pubblico. La valorizzazione sarebbe partita da un censimento delle strutture comunali e delle associazioni, con l’obiettivo di assegnare immobili comunali. L’alienazione sarebbe stata banalmente la vendita di strutture e immobili comunali per fare cassa. Di questo piano si è vista solo l’alienazione, con la vendita a privati di decine di immobili, della valorizzazione nemmeno l’ombra”. E ancora: “Con il bando “Luoghi Comuni” del 2018 la Regione Puglia finanzia con 40.000 euro a fondo perduto spazi comunali da affidare a giovani e associazioni, a costo zero per il comune. Un’opportunità presa al volo da tantissimi comuni pugliesi. Gli assessori Maria Teresa Saracino e Anna Maria Scalera annunciano in pompa magna di aver candidato ben 3 strutture comunali, lo chalet in Villa Comunale, Palazzo Ricco e la Pinacoteca. Per poi scoprire che in Regione non ne sapevano nulla, nulla di fatto”. Aggiungono che nel 2016 avevano fatto richiesta di spazio da condividere con altre associazioni, con laboratori, spazi per fotografia, video, artigianato, scambio, ambiente, musica. Richiesta presentata assieme a La Manovella, Agricoltour, Terra di Mesagne, APS Street View, Scuola di accoglienza, Auser, pensando ad una casa comune della cultura, animata da una rete di soggettività. Non abbiamo avuto alcuna risposta”.
Accusa che “i pochi spazi esistenti siano assegnati o gestiti in maniera come minimo “discutibile”. Un esempio: “Il frantoio ipogeo affidato al Gal, chiuso per anni e trasformato in deposito, oggi presepe per 365 giorni l’anno, ferragosto compreso (destinazione d’uso decisa da chi, come e quando non è dato sapere). Il Convento dei Cappuccini, struttura enorme alle porte del paese, affidata con uso esclusivo da più di un decennio, una sorta di feudo mantenuto per usucapione. Il Sindaco Toni Matarrelli annuncia in diretta Facebook che nessuna associazione chiuderà, dichiarando immediato dell’Amministrazione. No, Sindaco. L’Alveare MBC chiude, Make chiude, e a ruota purtroppo chiuderanno altri. Il problema non è l’agibilità degli spazi, agibilità che non c’era 3 anni fa, non c’è oggi, non ci sarà fra 3 anni, in assenza di volontà e indirizzo politico. Mesagne ha bisogno di spazi per la cultura e l’associazionismo “ora e subito”! Spazi liberi e autonomi, slegati da logiche clientelari. E collocati nel centro storico. Lo abbiamo scritto in occasione del bando dei locali di piazza commestibili: un centro storico che diventa monocultura di ristoratori con decine di pub, ristoranti, gelaterie, sarà solo apparentemente vivo. E’ necessario riequilibrare il fragile tessuto del centro storico, con un piano di sviluppo che incentivi le piccole attività artigianali, l’imprenditoria culturale, la partecipazione dei residenti ai processi decisionali e soprattutto l’associazionismo e gli spazi di aggregazione sociale e giovanile”.
Conclude: “Non ci fermeremo ai comunicati, annunciamo fin d’ora di voler aprire una vertenza cittadina coinvolgendo in azioni pubbliche quanti si riconoscono in questa lotta”.
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Questi sognori, devono decidere semplicemente da che parte stare.
La critica sui pub e sui tavoli, perché loro li vedi quasi a complemento d’arredo sui tavolini di altri bar in altre zone, non è interessante.
Quando gli associati di queste associazioni ci faranno capire cosa fanno e cosa vogliono fare, saremo già un passo avanti.