
Il Congresso del PD ha suscitato interesse tra i cittadini mesagnesi, c’è chi crede che non si uscirà da questa fase di stallo, e chi aspetta (fiducioso) l’evolversi della situazione, il ritorno alla Politica. Al momento ho tra le mani il documento programmatico del candidato Enzo Rubino e della lista a suo sostegno, e lo condivido con Voi lettori di Mesagnesera.
Questo congresso offre al Pd di Mesagne la possibilità di riflettere sulla propria identità, sulla sua capacità di essere motore della coalizione di centro sinistra ed interlocutore riconosciuto della città. La presenza di due candidature e quindi di due visioni politiche, se vissute in positivo e se portate a sintesi possono far diventare il PD la forza centrale e viva di cui la città ha bisogno.
IL QUADRO NAZIONALE
La crisi economica e morale che vive l’Italia ha mostrato preoccupanti elementi di debolezza della società italiana, una società in cui i suoi cittadini sono sempre più poveri e in cui c’è sempre meno coesione sociale. Nel nome di “Prima di tutto l’Italia” si è accettato di sostenere un governo tecnico di responsabilità nazionale. Bersani ha sottolineato in queste ore che il Pd sarà leale e rispetterà la scadenza del 2013, ma non ha nascosto le critiche ad alcuni provvedimenti e soprattutto ha sottolineato che il Pd ha presentato proposte chiare sulle riforma del lavoro in Parlamento. Il lavoro è certamente il primo punto dell’agenda politica del Pd.Al governo Monti bisogna chiedere con fermezza di invertire la tendenza e fare di più per la crescita. La notizia di queste ore della decisione di Bersani di aprire la campagna elettorale lanciando di fatto le primarie deve accompagnarsi all’ impegno a costruire un Pd aperto e davvero popolare, aprendo le liste del Partito alla società, facendo rispettare il limite dei tre mandati, con l’obiettivo di costruire una leadership solida e forte.
LA REALTA’ LOCALE
La legalità
L’attentato del 19 maggio ci ha mostrato una Mesagne e una mesagnesità che forse, tanti, politici compresi, avevano dimenticato. La Mesagne migliore è scesa in piazza in un abbraccio di solidarietà alle vittime, ma anche per tenere la tensione alta su un tema, come quello della legalità, che deve essere un tatuaggio nell’anima di ogni mesagnese e che va trasmessa alle generazioni più giovani anche con l’esempio. Il muro che i cittadini oltre che le Istituzioni hanno alzato difronte all’azione di sciacallaggio mediatico a cui la nostra città è stata sottoposta, dimostra che il seme coltivato negli anni passati e innaffiato dall’impegno dell’Amministrazione Scoditti ha prodotto i suoi frutti. Non bisogna abbassare la guardia.
Con l’amministrazione Scoditti e con il Centro Sinistra per la realizzazione del programma di mandato
Il Sindaco del Partito Democratico è espressione del Pd, ne è stato il segretario e da segretario politico è stato proposto alla coalizione e poi candidato ed infine eletto. E’ un fatto politico di non poca rilevanza. Dobbiamo offrire a chi governa la città un gruppo dirigente diffuso che dia un sostegno leale, che lavori e si affermi come interlocutore credibile e autorevole degli interessi che si generano nel territorio, che fa riflessioni di merito e lavora al rilancio dell’ azione di governo. L’amministrazione comunale ha centrato in questi due anni molti traguardi e messo in cantiere progetti di grandissima rilevanza soprattutto nel settore delle politiche sociali, in quello urbanistico ed ambientale e sul tema della legalità, grazie all’impegno appassionato e coeso del Sindaco, del Presidente del Consiglio e degli Assessori del Pd.Si pensi alle borse lavoro, alla regolamentazione nel campo delle politiche energetiche alternative che ha bloccato lo scempio a cui si stava prestando il nostro territorio e alla Raccolta differenziata porta a porta, un progetto che gli uomini e le donne del Pd hanno perseguito per anni e che è stato concretizzato, senza tra l’altro aumentare la TARSU. L’amministrazione si accinge ad affrontare la seconda parte del suo mandato in un frangente estremamente difficile. La necessità di dare maggior tenuta alle finanze pubbliche viene scaricata dal governo sui Comuni, cioè su chi eroga servizi fondamentali ai cittadini (specialmente a quelli con maggior bisogno di assistenza) mentre si lasciano intatti le rendite e gli altissimi redditi. Questo significa che i prossimi passaggi saranno segnati da scelte importanti e a volte difficili, specialmente per quanto riguarda reperimento ed efficienza di impiego delle risorse .Anche per questo c’è bisogno di un partito che analizzi, studi e discuta. Occorre fare ragionamenti chiari e coerenti, sulla base dei quali rinnovare il patto per la guida della città aprendosi alla discussione con le forze politiche e sociali. Il punto di partenza non può che essere il programma di mandato che ha mostrato di essere adeguato alle sfide che Mesagne deve affrontare. È necessario proseguire con decisione e coerenza nella sua attuazione, aperti a nuovi contributi che lo arricchiscano e lo adeguino ai cambiamenti.
Le alleanze
Mesagne ha anticipato di gran lunga, quello che è stato definito “laboratorio politico”. Bisogna proteggere questo patrimonio, reso ancor più importante dall’alleanza con la Sinistra. E’ arrivato il momento di sciogliere il nodo tra alleanza politica e alleanza elettorale con Sel in particolare. Nessuno può negare che ci siano criticità e per questo c’è bisogno di consolidare l’alleanza politica con un confronto franco e sereno, scevro da pregiudizi e che abbia come obiettivo “MESAGNE BENE COMUNE”.Se il PD sarà capace con umiltà e rigore di svolgere il ruolo di guida della coalizione sarà più facile riprendere il filo del dialogo alzando l’asticella della buona Politica e lavorando affinchè si consolidi l’intesa con la Sinistra e allo stesso tempo si dia spazio e voce alle forze moderate della città. Insieme possiamo fare grandi cose. Pensiamo ai progetti realizzati e in cantiere. Pensiamo al lavoro politico istituzionale a difesa del nostro Ospedale e ai risultati che ha prodotto.
Il Partito
Rinnovamento non può solo restare una parola. Vogliamo aiutare il nostro partito ad innovare la politica nelle sue forme, nei suoi linguaggi e nella sua capacità di dare spazio e di favorire il percorso di rinnovamento della classe dirigente. Dobbiamo promuovere un modello organizzato di partito con modalità vecchie e nuove, diretto all’affermazione dei concetti di partecipazione e trasparenza, che devono passare dallo stato di slogan a quello di realtà. Il Partito Democratico deve essere insomma sempre più aperto, capace di valorizzare le sue risorse migliori e di riconoscere meriti e demeriti dei suoi dirigenti. Due anni fa si è fatta un’operazione politica che vedeva il segretario dei Gd essere eletto segretario del Pd, portando una larga fetta di giovani dall’impegno nell’organizzazione giovanile a quello nel partito. Di fatto si è svuotato e indebolito il gruppo dei Giovani Democratici disperdendo energie nuove e positive che nel tempo si sono allontanate dalla sezione. Nel partito non abbiamo colto alcun segnale d’innovazione ne all’interno ne all’esterno. Il nostro è stato un partito chiuso e opportunista, appiattito, non all’altezza del compito di chi deve essere il punto di riferimento della coalizione di centrosinistra.
Un partito che non discute e non assume un profilo riconoscibile è un partito inutile
Gli sprechi di energie e di talenti che si sono consumati in questa stagione, le dimissioni di Flavia Montanaro e le denunce politiche da lei fatte, la confusione di ruoli e l’assenza di risultati sono il risultato di quel peccato originale che in politica è definito rendita di posizione di una maggioranza autoreferenziale e priva di visione. Fino ad arrivare alle dimissioni di Enrico Leo.Dimissioni politiche, mai fino in fondo analizzate, mai formalizzate, avvenute di fatto un anno fa, che hanno logorato ancor più il partito. Il limite dei giovani è stato certamente la non consapevolezza del ruolo, un certo conformismo alle posizioni e ai pregiudizi dei leaders di turno. Giovani utilizzati, condizionati e strumentalizzati. E’ poco credibile, oggi, questa paventata autonomia. Dovrà essere dimostrata con i fatti. Non abbiamo sentito parlare di rinnovamento generazionale un mese fa quando si è sostituito un assessore del Pd.Non abbiamo visto movimenti di protesta per chiedere il rispetto delle regole e del codice etico del partito, che sono alla base di un partito plurale. Infine, coloro che con più esperienza, hanno partecipato e contribuito a guidare il partito in questi anni e che sono i veri responsabili del decadimento del partito hanno riflettuto abbastanza sulla loro mancanza di visione, sul loro egoismo, sulla capacità di incidere sui problemi della città ?O hanno liquidato tutto stringendo le spalle e dicendo :” non abbiamo sostenuto i giovani”. O è bastato una “chiamata alle armi” per ricordare a questi vecchi dirigenti che il tesseramento è alla base della vita democratica di un partito? Ed il tesseramento è un fatto politico o un modo per mostrare i muscoli e sentirsi più forti? La politica, quella seria, è fatta con spirito di servizio e passione, ma anche di sacrificio, studio, analisi, preparazione, approfondimento. Selezione della classe dirigente vuol dire mandare avanti i meritevoli e i più preparati. Non crediamo nell’improvvisazione ma piuttosto nella preparazione. Non si può spazzare una generazione che va dai 35 ai 45 anni per pura strumentalità politica degli anziani e dei giovanissimi, per posizioni egoistiche di autoconservazione da una parte e arrivismo spregiudicato dall’altra.
Quale partito
Abbiamo bisogno di un partito sensibilmente diverso da quello che siamo stati negli ultimi due anni: nella cultura politica, nel rapporto con l’Amministrazione Comunale e con gli alleati, in quello con la città, nelle motivazioni dei militanti, nello stile e nelle forme di organizzazione. Abbiamo bisogno di dirigenti esperti che indirizzano, guidano, formano e siano riconoscibili e autorevoli all’esterno e allo stesso modo abbiamo bisogno di giovani umili, autonomi, capaci di offrire un contributo realmente nuovo, dotati di passione politica e consapevoli che si è classe dirigente quando si intercettano interessi e bisogni. Un partito conosce e sa interpretare la società se è capace di avere comportamenti diffusi con essa , una vita democratica intensa, un progetto che animi la passione politica in primo luogo dei suoi militanti. Se un partito non funziona spesso dipende dalla cultura politica che ne è alla base. Il tema vero è se il partito riesce ad essere non la camera di compensazione in cui si scaricano i conflitti fra domande e risposte degli elettori, ma il luogo in cui le domande si anticipano e le risposte si delineano. L’obiettivo è quello di essere un partito che sappia sviluppare maggiormente la sua capacità d’iniziativa politica a livello diffuso e in modo coordinato; un partito che deve riattivare un canale di confronto più franco e strutturato con la società mesagnese. Dobbiamo rimetterci al centro delle relazioni, della discussione, dell’elaborazione. Proponiamo di avviare una campagna di ascolto con la città, a sostegno e correzione dell’azione di governo, ma anche fatta di discussioni su temi politici generali per delineare e far conoscere l’identità del PD. Eppoi bisogna ricostruire un sistema ordinato e chiaro di relazioni, che permetta a tutti di comunicare e sapere CHI e DOVE si decide, che offra ai militanti una cittadinanza attiva. Ogni iscritto costituisce una ricchezza inestimabile per un partito, ricchezza che va valorizzata e utilizzata, più che mortificata ed esclusa. Il confronto e la diversità di opinione dovrebbe essere considerato una risorsa, una possibilità per fare meglio e non un motivo di esclusione come è accaduto negli ultimi tempi. Bisogna entrare nell’ottica di fare più assemblee invece di chiudersi nelle segreterie che finiscono con il rappresentare solo se stesse. Dobbiamo aprire un dialogo con i Sindacati e le associazioni di categoria. Abbiamo la fortuna di avere tra i nostri iscritti e militanti dirigenti sindacali che più volte hanno dato la propria disponibilità a dare un contributo e che sono una ricchezza che non è possibile continuare a trascurare o peggio ignorare. Cultura, pubblica istruzione e sport, tutte questioni da affrontare in chiave locale. Università, ricerca, innovazione, ambiente, qualità della vita, elementi fondamentali da mettere alla base della nuova idea di sviluppo. Continuare ad investire sull’Università, reinventare la Cittadella della Ricerca, analizzando i limiti e gli errori commessi. Sarebbe importante affrontare anche i problemi che riguardano l’economia e il lavoro a livello locale, senza staccarsi dal contesto provinciale estremamente complesso, fatto di grossi insediamenti industriali dall’importante impatto ambientale in cui molti dei nostri concittadini operano;bisognerebbe recuperare un rapporto con il mondo agricolo che caratterizza fortemente il nostro territorio per poter attuare interventi mirati. Rilanciare il settore dell’accoglienza e del turismo che negli ultimi anni ha iniziato a prendere piede nella città. Tutto questo bisogna farlo guardando all’Europa perché la politica è diventata meno rappresentativa da quando ha smesso di incidere concretamente sull’economia e per farlo è necessario spostarsi sul terreno europeo. Per questo è necessario intensificare i rapporti con i nostri rappresentanti istituzionali, ma anche con lo stesso partito a tutti i livelli dal provinciale, al regionale, fino al nazionale e muoversi in sinergia, non facendo gruppo a se, pensando spesso di essere migliori o dimenticando di essere un partito a dimensione nazionale.
CONCLUSIONI
Molti di noi sono stati educati all’unità, come cifra fondamentale attorno cui aggregare risorse, energie, forze e costruire le condizioni per rispondere alle attese della gente. Per questo c’è bisogno che chi sarà maggioranza permetta l’agibilità politica e il pieno riconoscimento di tutti, nessuno escluso, per tornare ad essere PARTITO, una comunità di donne e uomini che condividono idee e valori. Noi lavoreremo affinchè si realizzi un pluralismo virtuoso.