Cabiria è un circolo Arci, con sede in Piazza Orsini del Balzo, che opera a Mesagne nel campo culturale, dell’arte e dello spettacolo. In 8 anni ha organizzato numerose iniziative culturali grazie all’impegno e all’intraprendenza della presidente Anna Rita Pinto (nella foto) che è rimasta di stucco quando ha letto sui social che il locale, in scadenza di contratto a febbraio 2021, diventerà sede di una pizzeria, l’ennesima, di questo “grande ristorante all’aperto” che è diventata Mesagne.
“Sono incazzata nera! E poi sono anche triste – scrive Anna Rita sui social -. Questo è il mio locale. Il nostro locale. Quello dell’associazione Cabiria e di Cine Script. Almeno lo sarà fino a febbraio. Più di 200 soci che non sono mai stati servi di nessuno. Liberi, uniti solo dalla voglia di fare sempre meglio e di più per questa città. Poi sfoglio fb e trovo questo post.
Come si può entrare in una proprietà privata senza permesso e senza che io abbia dato le chiavi a
Gian Dello Monaco (e su questo punto mi muoverò con chi di dovere). E poi dov’è il rispetto, la sensibilità per tutto ciò che abbiamo costruito in questi anni per la cultura della città? Da marzo saremo senza una sede perché non possiamo competere con un affitto che invece può onorare un ristorante. Ed è questa la fine che fa chi cerca di cibare le teste più che le pance. Siamo abbandonati a noi stessi, questa è la verità. E ci vedrete morire così, in silenzio. Pensateci quando andrete a mangiare un’altra pizza mentre vi lamenterete che non c’è nient’altro da fare. Sì, pensateci ma se vi viene in mente qualcosa per aiutarci a mantenere in vita Cabiria fatevi vivi. Ovviamente altrove. Per questo cerchiamo un locale o un appartamento dignitoso per continuare a svolgere le nostre attività ma a un prezzo onesto. E se proprio non potete aiutarci a trovare un’ alternativa almeno sosteneteci moralmente con la vostra voce, le vostre testimonianze per questi 10 anni di intensa attività per questa città. Fatevi sentire in maniera massiccia ma civile, magari a qualcosa servirà. Sono le 5, ora provo a dormire ma con la tristezza nel cuore, soprattutto perché mi sarei aspettata un po’ di sensibilità proprio da chi ho accompagnato io stessa per chiudere questo accordo favorendolo a un estraneo.
“Sono incazzata nera! E poi sono anche triste – scrive Anna Rita sui social -. Questo è il mio locale. Il nostro locale. Quello dell’associazione Cabiria e di Cine Script. Almeno lo sarà fino a febbraio. Più di 200 soci che non sono mai stati servi di nessuno. Liberi, uniti solo dalla voglia di fare sempre meglio e di più per questa città. Poi sfoglio fb e trovo questo post.
Come si può entrare in una proprietà privata senza permesso e senza che io abbia dato le chiavi a
Gian Dello Monaco (e su questo punto mi muoverò con chi di dovere). E poi dov’è il rispetto, la sensibilità per tutto ciò che abbiamo costruito in questi anni per la cultura della città? Da marzo saremo senza una sede perché non possiamo competere con un affitto che invece può onorare un ristorante. Ed è questa la fine che fa chi cerca di cibare le teste più che le pance. Siamo abbandonati a noi stessi, questa è la verità. E ci vedrete morire così, in silenzio. Pensateci quando andrete a mangiare un’altra pizza mentre vi lamenterete che non c’è nient’altro da fare. Sì, pensateci ma se vi viene in mente qualcosa per aiutarci a mantenere in vita Cabiria fatevi vivi. Ovviamente altrove. Per questo cerchiamo un locale o un appartamento dignitoso per continuare a svolgere le nostre attività ma a un prezzo onesto. E se proprio non potete aiutarci a trovare un’ alternativa almeno sosteneteci moralmente con la vostra voce, le vostre testimonianze per questi 10 anni di intensa attività per questa città. Fatevi sentire in maniera massiccia ma civile, magari a qualcosa servirà. Sono le 5, ora provo a dormire ma con la tristezza nel cuore, soprattutto perché mi sarei aspettata un po’ di sensibilità proprio da chi ho accompagnato io stessa per chiudere questo accordo favorendolo a un estraneo.
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L’atto di consegnare le chiavi al signore che mi pare di capire sarà il prossimo affittuario è un autentico illecito penale, altrochè.
In teoria e con quello che si sente in giro! Se l’attuale affittuaria lo avessse trovato nel suo attuale locale, avrebbe potuto e DOVUTO chiamare le forze del ordine, uniche a potere provvedere in caso di estraneo in casa.
Se quanto afferma la signora è vero, chiamasi “violazione di proprietà privata”.
Da questa premessa…
Il prossimo “ristoratore” che ha fretta… mi sa che chiude prima di cominciare.
Si chiama violazione di domicilio, intanto.
Scusate! Scusate proprio!
La signora in questione ha esposto una situazione ben dettagliata, e di cui avev a piene ragioni.
Successivamente ha limato solo a seguito di proteste e solidarietà scatenata forse scegliendo il “potere” di qualche “imprenditore”, parlandoci di ragioni di mercato a scapito delle attività culturali!! Ou!
Bene, chi sostiene queste persone che fanno certi calcoli, spende tempo e in alcuni casi soldi pubblici “a leggere tra le
sue righe……”.
E chi ci ha messo la faccia per difenderla in prima istanza, difficilmente lo farà in futuro.
Si può giudicare tutto ciò che qualcuno consegna alla pubblica opinione, forse sfugge questo. Ma siccome sfugge più o meno tutto in questa faccenda, addirittura che la “sfrattata” aveva favorito il subentrante! onde evitare il legittimare di atteggiamenti ILLEGALI che qualcuno può sentirsi legittimato a ripetere perchè lo ha sentito al aperitivo…… RICORDIAMO… la cosa più importante, visto che qui si sono persi i maestri e di imprenditoria in particolare: Entrare in un locale dato in affitto, anche con il proprietario dello stesso, È VIOLAZIONE DI DOMICILIO. SMORZIAMO SUL NASCERE EVENTUALI ABITUDINI CHE ANCHE DA QUI POSSONO PRESE AD ESEMPIO… Leggi di più »
“Fatevi sentire in maniera massiccia ma civile”. Una chiamata alle armi, salvo poi rettifiche e ripensamenti . Di certo questa persona non appare affidabile.
In questa faccenda è stata chiamata più volte in ballo la legge, da tutti i soggetti che vi hanno partecipato.
La cosa più importante però è sfuggita:
1) che in tribunale c’è scritto che È UGUALE PER TUTTI
2) che prima di invocarla per usi vari la dovete conoscere, e qui di discorsi da bar c’è ne sono da indigestione.
Ma, Michele Placido che non scese dal palco, per caso si riferiva ai rumori di bicchieri provenienti dal tanto citato golosoasi?
Sbagliare è umano… ma non sempre.
Penso che questa è una storia tra opposti seguaci che non doveva coinvolgere tutta Mesagne. Mi sembrate quello della frisa secondo tempo, chiamato in ballo l’interesse pubblico dopo le smentite, generate dal non sapere fare poi i capitani, vergognoso che poi qualche seguace per spogliarsi lui ha dato del “leone da tastiera” a chi ha letto l’appello-allarme oimè!
Non penso che a Mesagne servano salvatori della patria di questo tipo.
Ne comandanti che chiamano al arrembaggio e poi abbanfonano l’equipaggio.
E di teatro penso ne abbiamo visto già parecchio.