Quattro anni fa, proprio di oggi ci lasciava don Donato Panna. Il ricordo di Cosimo Pasimeni con una foto ed il suo unico racconto scritto: “La donna del deserto”.
Condivido con tutti voi la storia di questo incontro perché fa capire di più dove abbiamo lavorato come chiesa diocesana di Brindisi per 13 anni e che ora continuiamo non più con una presenza continuata ma andando ogni anno con un gruppo di giovani o meno giovani per far capire loro che non li abbiamo dimenticati. Ne approfitto per informarvi che si sta formando il nuovo gruppo per quest’anno e se qualcuno è interessato si faccia vivo. Un giorno il catechista Paolo mi ha detto che una donna povera viveva sola nella savana vicino al villaggio di Loroguscio. Il giorno dopo io, il catechista Paolo e la catechista Silvia insieme ad Antonio Pompameo, che era venuto con altri a stare un mese con noi, siamo partiti e abbiamo cercato di trovarla nella savana perché non aveva una capanna. Dopo tanto l’abbiamo trovata. Vi lascio immaginare cosa è stato per me quell’incontro; ero diventato muto e la cosa che ho fatto per primo è stata “contemplarla” poi con l’aiuto dei 2 catechisti ho incominciato a farle delle domande. Viveva da sola nella savana e mi è venuto in mente quello che dice la Bibbia: “Dio protegge i poveri”. Vivere nella savana sotto un cespuglio con il pericolo delle iene, dei leoni, de serpenti, ditemi voi se non è un miracolo. La sola cosa che possedeva era quel barattolo dove metteva il cibo che la gente le dava quando lei andava a chiedere l’elemosina nei villaggi vicini. I parenti l’avevano mandata via perché gridava, era andata fuori di testa. L’abbiamo caricata nella macchina e l’abbiamo portata nel piccolo ospedale della missione di Laisamis affidandola a suor Natalina che l’ha lavata, l’ha ricoverata amandola come una mamma. Pesava 30 chili. È stata nell’ospedale fino a quando non ci ha lasciati perché non ha superato quel suo stato di denutrizione. È stato un grande dispiacere per noi e abbiamo pianto sinceramente. Abbiamo fatto i funerali che per tutti consisteva in una buca scavata da giovani volontari locali, l’abbiamo avvolta in un lenzuolo e calata nella buca che cercavamo di farla un po’ profonda per evitare che le iene scavassero e completassero loro il funerale, portando via tutto. Abbiamo pregato dopo ognuno ha gettato un po’ di terra nella fossa, poi sassi fino a riempire la buca, Tutto qui! scusatemi se vi ho rubato un po’ di tempo, ma credo questi crocefissi dell’umanità meritano un po’ del nostro tempo. Grazie.
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