Un gruppo di operatori del Cup (Centro unico prenotazioni) dell’Asl Br1, i cosiddetti “somministrati attivi”, ieri mattina hanno protestato dinanzi al Cup di Mesagne. Motivo del malcontento la mancata esternalizzazione in toto del servizio Cup e il conflitto con la legge 40 del 2007 della Regione Puglia che prevede l’utilizzazione del persone per cui è stato assunto. “Non si possono utilizzare gli infermieri, che peraltro percepiscono le indennità sanitarie, come impiegati presso gli uffici amministrativi del Cup”, hanno sostenuto i lavoratori.
A fronte di 51 sportelli in totale, l’Asl Br1 ne ha esternalizzati solo 42. Se l’esternalizzazione fosse stata totale, ci sarebbero 51 postazioni attive in orario di lavoro pieno e sarebbe fornito un servizio qualitativamente superiore. Invece ieri mattina alle ore 9 la gente in attesa al Cup di Mesagne era in fila fuori dal sala di attesa e funzionavano solo due sportelli dei quattro. Gente anziana, disabile, persone che devono semplicemente timbrare una ricetta. I due operatori dietro agli sportelli, con tutta la professionalità di questo mondo, non possono fare miracoli. Iniziano il servizio alle ore 7.30 del mattino e chiudono alle ore 13.00, mezzora dopo l’orario previsto, per cercare di venire incontro alle esigenze dell’utenza.
La Cgil Funzione Pubblica, con il responsabile provinciale Antonio Macchia, sta cercando di portare il problema all’attenzione della Regione Puglia che combatte (o dovrebbe) combattere la precarietà di 19 lavoratori che hanno terminato il contratto da circa 36 mesi e sono senza lavoro.
“Considerato che sui 42 sportelli solo 37 sono a tempo indeterminato, per arrivare a 51 ci sono 14 sportelli da occupare mentre noi siamo 19. Abbiamo proposto all’Asl di abbassarci il monte ore pur di lavorare tutti e dare un servizio di qualità ai cittadini”, ha dichiarato Giuseppe Massaro, portavoce del gruppo somministrati della Cgil Funzione Pubblica.
Mesagne. Protesta dei lavoratori Cup
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