E’ venuto a mancare Stefano D’Orazio, il famoso batterista dei Pooh, che il 26 novembre 2012 fu nostro ospite a Lab Creation in occasione della presentazione del suo libro autobiografico “Confesso che ho stonato. Una vita da Pooh”. L’evento fu organizzato in collaborazione con la libreria “Lettera 22”. Parlammo a lungo e Stefano fu di una cortesia incredibile. “Mi viene in mente – disse – che una volta il regista Saverio Marconi mi disse che è importante avere una bella storia da raccontare, ma ogni storia ha un’anima e se non si riesce a tirare fuori quell’anima la storia non vale niente. Chissà se questa mia storia ha un’anima o se mai gliene spunterà una, ma ammettere di aver stonato mi sembra una bella partenza.” Notammo che c’era molto di Stefano D’Orazio in quella frase. C’era l’autoironia, la sensibilità, la curiosità che l’ha portato a cambi di vita repentini. E c’era anche l’essenza più profonda di un libro che sarebbe riduttivo definire una semplice autobiografia. C’era la vita di Stefano e l’incontro che ha segnato la sua di vita e la vita di milioni di fan; c’era la musica, tanta musica, e la creazione di una delle più famose band degli ultimi cinquant’anni, i Pooh; c’era la loro storia ma raccontata in modo unico. Perché raccontata da uno dei protagonisti e perché raccontata per stonature, per inciampi, per imperfezioni che “forse sono la parte più emozionante di ogni vita”. Pubblico e privato, storia di una band culto e Storia d’Italia s’intrecciano e compongono un puzzle di ricordi ed emozioni. Per scoprire che dopo il plateale abbandono dei Pooh, avvenuto nel 2009 con una lettera aperta ai fan, D’Orazio voleva percorrere nuove avventure.
Quando incontrammo Stefano D’Orazio a Lab Creation
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