(di Carmelo Molfetta) Si è alzato presto questa mattina. Come al solito. Silenzioso è andato in cucina. Come fa sempre. Sparecchia la tavola della cena della sera precedente: è il suo modo di ringraziare la moglie per la cura e la dedizione che offre alla nostra famiglia.E’ anche un messaggio segreto tra di loro. Infatti eccola giungere, silenziosa, che lo guarda e gli sorride. Da una vita è sempre così: si amano come il primo giorno.
Non sono di molte parole. L’educazione a noi figli l’hanno impartita più con l’esempio che con le parole. Tutto si è svolto in silenzio: hanno fatto colazione insieme e poi lui è andato: una giornata di duro lavoro aspetta ad entrambi. Una vita di sacrifici ma dignitosa con un imperativo categorico rivolto ai figli: “studiate fatevi una strada.”
In effetti così è stato. Io e mia sorella abbiamo studiato con merito ed ottimi risultati.
Adesso aspetto l’esito dei numerosi concorsi a cui ho partecipato.
Ho partecipato a cinque concorsi per essere assunto nella Pubblica Amministrazione e sono in attesa dei risultati.
La seconda parte dell’imperativo categorico di mio padre “fatevi una strada” è in costruzione.
E così nel mentre mi preparo a studiare per un altro concorso, apro la e-mail ed il cuore mi salta in gola, c’è una risposta: ho vinto uno dei concorsi a cui ho partecipato. Forse per davvero la strada si è aperta!
La gioia è immensa: trasmetto il mio stato d’animo e la notizia a mia madre; vorrei avvisare mio padre ma devo aspettare questa sera quando tornerà da lavoro. Ma!
Sono trascorsi anni ed ancora non sono stato assunto. Mi dicono che ci sarebbero altre precedenze provocate da una politica clientelare acchiappa consenso elettorale.
Leggo e rileggo la Costituzione: il glorioso e massimo compendio tra lotta di Liberazione dal fascismo e proiezione nel futuro di quella che sarebbe stata l’Italia democratica nata dalla Resistenza.
Leggo che nella Pubblica Amministrazione si accede per concorso. Leggo le dichiarazioni del Prof. Mortati rese in Costituente secondo cui “… la necessità di includere nella Costituzione alcune norme riguardanti la pubblica Amministrazione sorge per due esigenze. Una prima è quella di assicurare ai funzionari alcune garanzie per sottrarli alle influenze dei partiti politici. Lo sforzo di una costituzione democratica, oggi che al potere si alternano i partiti, deve tendere a garantire una certa indipendenza ai funzionari dello Stato, per avere un’amministrazione obiettiva della cosa pubblica e non un’amministrazione dei partiti…”.
Leggo anche, sempre in Costituente, che secondo Ruggiero Grieco i funzionari hanno “ l’obbligo di fedeltà alla Repubblica..” e “i funzionari sono al servizio della collettività ….”. Gli onorevoli La Rocca e Togliatti, proposero un emendamento, non approvato, con il quale invocavano addirittura che fosse «La legge (a) determina(re) i modi e le forme in cui si esercita il controllo popolare sulle pubbliche amministrazioni» per sottrarle alle influenze dei partiti di cui evidentemente non si fidavano neanche loro che pure erano i numi tutelari del partito quale massima forma di aggregazione politica.
Ho studiato, i miei genitori mi hanno consentito di studiare a costo di enormi sacrifici; ho partecipato a numerosi concorsi; ne ho vinto uno ma ancora oggi aspetto la chiamata.
Eppure i Costituenti quando scrissero l’art. 97, pensavano di introdurre una norma che premiasse il merito, che per entrare nella grande squadra della P.A. bisognasse studiare ed accedervi senza subire le influenze della politica e che il bene primario da tutelare fosse “il servizio alla collettività” che avrebbero reso nel futuro, e non al servizio dei partiti.
Invece scopro che in questo paese il merito non viene premiato, e tanti anni di studio non sono serviti a dare effettività al dettato costituzionale che corre il rischio di diventare una mera petizione di principio tanti sono i mezzi che sono stati inventati per aggirarla se non proprio per violarla.
La Nuova Resistenza, oggi, è proprio questa: dare effettività alla Carta Costituzionale che rimane l’ultimo baluardo affinché i principi democratici in essa articolati possano finalmente essere riconosciuti e applicati.
Se ne riconosciamo ed apprezziamo il suo valore liberatorio, il nostro 25 aprile non può che essere la piena applicazione della Costituzione che oltre a racchiudere in sé il progetto della futura Italia democratica, contiene anche il DNA dell’antifascismo in ogni sua possibile realizzazione.
Cliccando “MI PIACE” sulla pagina facebook Mesagnesera, https://www.facebook.com/mesagnesera è possibile seguire tutte le NEWS da facebook. Per contattarci scrivere al +393403376111 o fare segnalazioni via WhatsApp. Iscrivetevi al canale Telegram cliccando qui per inviare immagini e commenti redazione@mesagnesera.it