“La Puglia e le periferie dello sport”. Questo il pezzo di fondo scritto ieri in prima pagina su Tuttosport dall’inviato a Tokio Andrea Schiavon. Ve lo proponiamo.
A Mesagne c’è qualcosa di Londra. A suo modo questa cittadina di 25 mila abitanti, in provincia di Brindisi, è una capitale: quando fai nascere e crescere due ori olimpionici, tutto il mondo è costretto a cercarti tra cartine e google maps. Il legame con la capitale inglese però è più profondo e suggestivo, perché quando Carlo Molfetta conquistava l’oro ai Giochi nel 2012, il motto di quella Olimpiade era “Inspire a Generation”, ispira una generazione.
Nove anni dopo quella generazione è cresciuta con Vito Dell’Aquila, guidato come Carlo da Roberto Baglivo che del Teakwondo è un po’ maestro e un po’ profeta. Del resto è questo che si fa nelle piccole realtà di provincia, si fa proselitismo per spingere i ragazzi e le ragazze a praticare uno sport di cui la gente non sa neppure pronunciare il nome.
L’Olimpiade ti porta a gareggiare in tutte le capitali del mondo, ma è nelle periferie che lo sport cerca (e spesso trova) i suoi campioni). Un impegno che va al di là delle medaglie, se si leggono le pagine della cronaca nera e giudiziaria, oltre a quelle sportive. Pochi mesi fa il sindaco di Mesagne, Antonio Matarrelli, ha fatto rimuovere il cartello posto all’ingresso del paese, crivellato di colpi di pistola in una terra in cui la Sacra Corona Unita trova forme di collaborazione con la ‘ndrangheta. Non è un dettaglio quindi sottolineare che sia Dell’Aquila, sia Molfetta facciano parte dell’Arma dei carabinieri.

CALDAIE
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