“Assolutamente fuori luogo, sproporzionato e inopportuno il clamore che ha suscitato l’intervento dell’ex presidente dell’Antiraket Maizza reo di aver, a nostro avviso, solo voluto rappresentare una situazione di generale preoccupazione e malessere e allo stesso tempo stimolare una maggiore collaborazione fra istituzioni e associazioni in materia di lotta alle mafie e contrasto ad ogni forma di illegalità. Eppure dopo le sue parole, come spesso accade quando si mette in discussione il “tempio sacro”, vi è stata una levata di scudi impressionante contro il mal capitato Maizza e qualche ingombrante silenzio “interno”. Se vogliamo porla in termini giuridici diciamo pure che vi è stato un “eccesso di difesa” da parte dei soccorritori di turno nonostante non vi fosse stato alcun attacco personale. Tuttavia se tutto questo clamore è servito finalmente a far comprendere al primo cittadino dell’importanza di riattivare l’Osservatorio della legalità, dopo più di due anni dalla sua ultima convocazione, allora il “sacrificio” patito dall’ex presidente Maizza è valso a qualcosa. È valso a rompere, forse, quello stato assopito e sordo della giunta Scoditti e della sua maggioranza che per ben due anni, di fronte ai ripetuti e insistenti appelli da parte delle opposizioni di riprendere il cammino dell’Osservatorio e di adoperarsi a mettere in atto reali politiche di contrasto alle illegalità, ha sempre assunto un atteggiamento silente, arrogante e di mera propaganda. La verità nuda e cruda è che in questo campo, nonostante proclami e assessorati ad hoc, l’amministrazione Scoditti ha clamorosamente fallito in materia di percorsi di legalità. A dar manforte ai nostri assunti vi sono dei dati oggettivi ed inoppugnabili: l’osservatorio è nato fra l’indifferenza generale e non è mai decollato; le convocazioni ad oggi si contano sulle dita di una mano e in quelle poche occasioni è servito più per fare passerella che per studiare e prevenire le illegalità; la giornata della legalità, istituita insieme all’osservatorio, ha visto ogni anno sempre meno partecipazione della società civile, tant’è che per riempirla sono stati “utilizzati”, a volte strumentalmente, i ragazzi delle scuole, e poi paradossalmente, quando nelle stesse scuole si affrontava il drammatico problema del consenso sociale alle mafie le Istituzioni, nonostante fossero state invitate, erano assenti. La Carta di Pisa, codice etico morale che impegna gli amministratori a rispettare regole ancora più restrittive in materia di conflitti di interessi, promossa con tanta enfasi dal presidente del consiglio Orsini è stata “solennemente” rigettata dalla sua stessa parte politica in consiglio comunale, forse perché ci si è accorti che era troppo “impegnativa” per qualche amministratore. Ed ancora gravissimo, risulta essere ancora non attuato, nonostante sia stato imposto da una legge del 2012, il piano triennale anti corruzione che prevede delle misure precise per ridurre al massimo il rischio corruzione all’interno delle pubbliche amministrazioni. Ci chiediamo cosa aspetta il Comune di Mesagne a dotarsi di tale strumento?
Per ciò che concerne la questione associazione Antiraket, non intendiamo entrare nelle dinamiche interne o dare giudizi sui risultati conseguiti che non conosciamo, anche se crediamo, vista la sua peculiare funzione, che vi sia la necessità di una maggiore sobrietà nella sua gestione, una rotazione delle cariche e soprattutto dare maggiore risalto al lavoro del collettivo più che del singolo; detto questo riteniamo che non ci si può nascondere dietro ad un dito: la fiducia verso le istituzioni locali è notevolmente calata negli ultimi anni se consideriamo che molti imprenditori mesagnesi, così come raccontato dalle cronache processuali, sono stati costretti a rivedere alcune loro posizioni in alcuni processi, in merito a precedenti denunce per fatti estorsivi subiti. Questa è la realtà e su questo bisogna confrontarsi, bisogna aprire un dibattito; dire che va tutto bene non ha senso.
Sulla questione, dunque, condividiamo appieno le parole di Don Ciotti, che in più occasioni ha invitato tutti, istituzioni, associazioni, cittadini, a non parlare più di legalità, ma di responsabilità; a non ridurre la memoria delle vittime della mafia, a mera retorica spicciola affidata ai social network, ma operare in modo concreto attraverso segni tangibili. Siamo tutti assolutamente convinti che su questi temi è necessario trovare la massima convergenza e collaborazione ma è altrettanto necessario comprendere che nessuno può ergersi a baluardo della legalità se poi di fatto nega agli altri il sacrosanto e legittimo diritto di critica”.