
Francesco Simone
Radici al sole
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I bambini hanno sempre ragione.
I bambini sono sempre gli angeli della verità.
Dalla bocca di un bimbo ci sarà sempre l’eco del cuore in coro con l’anima.
Quando l’estate scorsa, in un piccolo paese a pochi kilometri da Mesagne, ho sentito un bambino chiedere al padre: “Papa’, mi porti a Mesagne?” ho capito che Mesagne aveva ricevuto l’onorificenza emotiva più bella e della quale essere più orgogliosi.
L’essere un desiderio, un’emozione, una pulsione, un capriccio di un bambino.
Da bambino ero affascinato dalle luci della città.
Dalle luci del porto di Brindisi che richiamavano ai miei sensi le luci delle metropoli americane dei film.
Non c’era sabato che non dicessi un po’ timidamente: “Papa’, andiamo al porto di Brindisi?”
Sono cresciuto con l’indigesta convinzione che quell’onore di essere un desiderio di bambino chissà se nel mai o nel poi sarebbe spettato a Mesagne, dalla bocca di un bambino qualsiasi.
Mesagne e’ oggi un albero di ulivo che ha deciso di ribellarsi agli eventi e ha scoperchiato possenti radici al sole.
Lo ha fatto irridendo chi pensava di poterne fare uso e abuso, lo ha fatto scandalizzando chi pensava che quelle radici dovessero rimanere sottoterra e ben nascoste.
Quando dissotterri le radici hai un senso quasi di paura perché pensi che quelle radici siano uscite per ribellarsi alla Natura.
Io credo che se si potesse riassumere quello che sta accadendo in questa sorta di Rinascimento della nostra città, l’espressione sia proprio “Mi porti a Mesagne?”
Sara’ l’inno di chi ha sentito negli ultimi anni la morbosa curiosità di scoprire una città complessa e misteriosa, di turisti a volte svagati e distratti che si perdono tra i vicoli di Sant’Anna e San Cipriano.
Un inno di turista curioso che recita un “mi porti a Mesagne?” con l’idea di scoprire una nuova intrigante realtà.
Ma il senso di una frase innocente e limpida di un bambino è l’essenza in realtà di una pulsione profonda. Sara’ qualcosa di più tremendamente struggente.
“Mi porti a Mesagne?” sara’ l’estremo appello d’Amore di migliaia di mesagnesi lontani da queste mura e da queste chianche.
“Mi porti a Mesagne?” sarà l’inno di amore più struggente.
Sara’ il chiedere al cielo che la casa vuota di Mesagne che non ha più commensali, si popoli di nuovo attorno ad un tavolo e …nnu fucaliri.
“Mi porti a Mesagne?” Papà, Mamma…Dai, scendi da lassù, cosa ci fai in questo cielo grigio di nuvole…?
“Scendi e torniamo a casa nostra a Mesagne, quella di tanti anni fa.
Dai scendete tutti quanti che da quaggiù vi aspettiamo per tornare a Mesagne.”
“Mi porti a Mesagne? Ma poi non te ne andare di nuovo”