(di Massimo Alibrando*) Il Bosco dei Lucci in fiamme. Le pratiche agricole rigenerative promosse e sviluppate dalla nostra politica agricola comunitaria il cui obiettivo primario è la rigenerazione del suolo, meglio della sua componente biologica/ambientale nella sua complessità, agronomica partendo dalle consociazioni e rotazioni colturali) fondamentali spiegate dal punto di vista tecnico-agronomico ambientale.
Oggi più che mai alla luce della minaccia sempre più incombente e gravosa dei cambiamenti climatici, va assolutamente sottolineato il delicato ed indispensabile ruolo svolto proprio dall’agricoltore che, oltre ad essere produttore, svolge anche la fondamentale funzione di presidio e gestore del territorio. L’agricoltore è il vero custode del territorio e del paesaggio.
Custode anche della peculiarità delle nostre bellezze, agronomiche, ambientali e della loro particolare conformazione, derivante proprio dal sapiente disegno (si può quasi parlare di vera e propria arte) ideato ed architettato dai contadini stessi sin dagli albori della civiltà rurale mezzadrile, che rappresenta le nostre origini e le nostre radici. È dunque l’agricoltore che dobbiamo rispettare e tutelare se abbiamo a cuore la salvaguardia del nostro territorio e dell’ambiente circostante.
Inoltre, l’agricoltore eroga una serie di Servizi Ecosistemici, a vantaggio e beneficio della società tutta, che devono essere riconosciuti economicamente al fine di garantire all’agricoltore stesso un reddito sempre più giusto ed adeguato al suo ruolo chiave di presidio paesaggistico e ambientale, le tecniche bio-conservative invertono la tendenza in quanto catturano anidride carbonica e la immagazzinano nel suolo, incrementando così la sua sostanza organica; incremento della biodiversità ipogea, la quale, costituita ad esempio da lombrichi, talpe, insetti, batteri, protozoi e funghi, rappresenta il 25% della biodiversità complessiva del pianeta.
Aumento del tempo di corrivazione delle acque e conseguente prevenzione delle alluvioni: l’acqua piovana non penetra in un suolo a basso contenuto di sostanza organica ma scorre veloce in superficie alimentando flussi repentini delle aste fluviali; invece, con l’aumento della sostanza organica, dell’humus e della biodiversità ipogea del terreno si verifica una maggiore capacità di ritenzione idrica che rallenta la corsa dell’acqua di superficie verso il mare. Il tempo di corrivazione, infatti, è il tempo impiegato da una goccia di pioggia caduta a terra nel punto più lontano del bacino idrografico per arrivare al mare. Aumentando quindi questo tempo si contribuisce a prevenire le alluvioni.
Aumento della capacità di filtraggio del suolo e conseguentemente della qualità delle acque di falda: un suolo a maggiore contenuto di sostanza organica rispetto all’attuale filtra con efficacia le acque che penetrano in falda, contribuendo a migliorare la qualità dell’acqua potabile.
Senza adesso scendere nei dettagli di ciascun Servizio Ecosistemico (servirebbe un articolo ad hoc per ognuno di essi), è giusto però evidenziare quanto possano essere evidenti e concrete le ripercussioni sul territorio e sull’ambiente qualora l’agricoltore, solo se illuminato, coscienzioso, consapevole e responsabile, agisce per il l bene comune curando le nostre Terre. Con L’auspicio che si possa restituire al nostro paese l’appellativo di Giardino d’Europa. Le nostre Pubbliche amministrazioni dilapidano fondi pubblici per cose sempre più estemporanee senza cogliere le vere opportunità di sviluppo e benessere che deve assolutamente partire del nostro primario.
*perito agrario