Vive al suo fianco, ogni giorno, h 24. Da anni. Sono in simbiosi. Giada sa leggere i pensieri dell’amata madre affetta da una malattia degenerativa e progressiva per la quale mancano cure adeguate. Ogni giorno è con lei, ha imparato a leggere i suoi pensieri. Le cose che ha scritto le vive. Le scrive lei per dare voce alla memoria della mamma. Ma è come se fosse la mamma a scriverle.
Mi chiamo Dorina, ho l’ età di…ops un attimo, a me sembra di averne pochi, ma mi sono persa nella conta qualche anno, nella reale ho quasi 73 e da 3 anni ho una strana malattia “demenza vaculo degenerativa” Inizialmente curata come Alzheimer, sono simili, alla fine ti portano entrambe via la memoria. Sento poco parlarne, ma dovrebbe essere di più affrontato l’argomento, a noi gente con questo tipo di malattia, ci vedono in una prospettiva diversa, ma nell’anomalia abbiamo un nostro modo di vedere le cose, di affrontare i giorni e di vivere i momenti, abbiamo solo bisogno del nostro tempo per affrontare le risposte, per capirne il senso delle domande e per concentrarsi su quello che ci circonda. Ma anche il dimenticare, ha il suo tempo e fino a quando non abbiamo dimenticato ogni cosa e ogni persona, anche se con confusione abbiamo ancora una vita da trascorrere e raccontare.
Non a tutti è chiaro il modo di come devono trattarci, ci vedono già degli incapaci al semplice non saper fare più la cosa più banale, scrivere il proprio nome ad esempio e per la legge abbiamo già bisogno di un amministratore di sostegno che accompagni il nostro quotidiano. Serve più cura per noi, servono attenzioni, essere circondati di amore e da persone che continuino a vederci come essere umani, per la maggior parte diventi come un alieno.
Le cure sono un tentativo e le medicine cambiano in dosi a seconda dei propri modi di agire verso la malattia ,ancora non vi sono delle cure che c’entrano l’obiettivo come quello di curarti definitivamente dalla malattia, la possono ritardare ma non sanare, eppure sono convinta che se ne parli ancora così poco su cosa fare, su come curare e su quello che si è e che si diventa. In tre anni sono diventata quello che vedevo nei miei figli, una persona che ha bisogno di amorevoli cure.
E si, perché può capitare questo, che da madre si diventi figlia e da figlia si diventi madre. Oltre che a rallentare la mente, si inizia ad avere delle difficoltà motorie ed hai bisogno di appoggio per andare in bagno, per camminare, per sederti, per lavarti e non c è cosa peggiore della consapevolezza del non riuscire a fare nemmeno cose basilari del quotidiano. All’inizio della consapevolezza c’è la disperazione e poi arriva l’inconsapevole rassegnazione perché è la tua mente ad abituarsi a vivere in un’altra dimensione. La tua realtà diventa quella che non avresti mai immaginato e quello che avresti voluto fosse diventa un ricordo lontano.
Vivi tanti stati d’animo messi lì insieme e che si rincorrono l’un con l’altro e gli sbalzi d’umore si abbracciano tra di loro. Ma sei lì e nonostante tutto volgi lo sguardo a chi è davanti a te e si prende cura di tutti quegli sbalzi e quei tanti stati d’animo e chiedi scusa perché ti senti un fastidio, un peso, anche se ti rammentano che non è così. Diventi insicura sui movimenti, quasi come da bambini quando si è ai primi passi e stai imparando a camminare. Si ritorna indietro nel tempo, con le stesse paure e con quei momenti improvvisi e ingiustificati di pianto o di sorrisi.
Non a tutti è chiaro il modo di come devono trattarci, ci vedono già degli incapaci al semplice non saper fare più la cosa più banale, scrivere il proprio nome ad esempio e per la legge abbiamo già bisogno di un amministratore di sostegno che accompagni il nostro quotidiano. Serve più cura per noi, servono attenzioni, essere circondati di amore e da persone che continuino a vederci come essere umani, per la maggior parte diventi come un alieno.
Le cure sono un tentativo e le medicine cambiano in dosi a seconda dei propri modi di agire verso la malattia ,ancora non vi sono delle cure che c’entrano l’obiettivo come quello di curarti definitivamente dalla malattia, la possono ritardare ma non sanare, eppure sono convinta che se ne parli ancora così poco su cosa fare, su come curare e su quello che si è e che si diventa. In tre anni sono diventata quello che vedevo nei miei figli, una persona che ha bisogno di amorevoli cure.
E si, perché può capitare questo, che da madre si diventi figlia e da figlia si diventi madre. Oltre che a rallentare la mente, si inizia ad avere delle difficoltà motorie ed hai bisogno di appoggio per andare in bagno, per camminare, per sederti, per lavarti e non c è cosa peggiore della consapevolezza del non riuscire a fare nemmeno cose basilari del quotidiano. All’inizio della consapevolezza c’è la disperazione e poi arriva l’inconsapevole rassegnazione perché è la tua mente ad abituarsi a vivere in un’altra dimensione. La tua realtà diventa quella che non avresti mai immaginato e quello che avresti voluto fosse diventa un ricordo lontano.
Vivi tanti stati d’animo messi lì insieme e che si rincorrono l’un con l’altro e gli sbalzi d’umore si abbracciano tra di loro. Ma sei lì e nonostante tutto volgi lo sguardo a chi è davanti a te e si prende cura di tutti quegli sbalzi e quei tanti stati d’animo e chiedi scusa perché ti senti un fastidio, un peso, anche se ti rammentano che non è così. Diventi insicura sui movimenti, quasi come da bambini quando si è ai primi passi e stai imparando a camminare. Si ritorna indietro nel tempo, con le stesse paure e con quei momenti improvvisi e ingiustificati di pianto o di sorrisi.