(di Andrea Casamassima) La crisi della “democrazia” è una discussione frequente sullo stato istituzionale dei paesi del mondo occidentale. Stato degenerativo delle istituzioni democratiche che ha investito anche il nostro Paese Italia. In questo periodo si parla di “deriva autoritaria” della nostra democrazia per rappresentare il processo di riforma istituzionale e costituente messo in atto dall’attuale l’attuale Governo in carica.
Mi soffermo, dal mio piccolo osservatorio locale di civico italiano, a criticare (nel senso etimo gr. krivo= distinguere,giudicare) lo stato attuale della democrazia in Italia “Democrazia Autoritaria”, quasi un ossimoro dell’etimologia politica, è una nuova rappresentazione politica o evoluzione del concetto di democrazia che stiamo vivendo in Italia. Sistema Democratico non ha e non può avere un assetto assoluto ma relativo perché legato alla partecipazione dei cittadini al governo del bene pubblico; legato al rispetto e ed alla tutela delle minoranze rappresentative; legato alla visibilità del potere pubblico (arcana imperii); legato al rispetto delle personalità individuali, come diritto all’originalità rispetto alla massa. Pertanto dati alcuni principi e valori fondamentali immutabili contenuti nella nostra Costituzione, un sistema politico, il nostro sistema politico sarà tanto più democratico quanto più tenderà verso queste “qualità politiche” sopra indicate.
Riflettendo sull’attuale contingenza politica mi associo, come semplice cittadino, alle voci più autorevoli che stanno denunciando la deriva autoritaria del nostro sistema democratico. Deriva autoritaria che ha origini precedenti, può essere analizzata a partire dalle elezioni politiche del 2013. Il sistema elettorale (porcellum) ha consentito ad una maggioranza molto relativa (grazie al premio di maggioranza) di poter governare senza una reale partecipazione dell’elettorato: mancanza del voto di preferenza ed aumento dell’astensionismo. Particolarità delle elezioni politiche 2013 è stata l’affermazione Movimento 5 stelle (come forza politica antisistema) e l’aumento dell’astensionismo i cui voti sommati in termini percentuali hanno superato il 50% della volontà del corpo elettorale. Le ragioni politiche del M5stelle possono in parte anche associarsi alla “volontà politica” espressa con l’astensione dal voto: la sfiducia nel sistema politico vigente, il rigetto del sistema dei privilegi e delle corruttele.
L’effetto naturale di questo risultato politico? La formazione del Governo delle Ampie Intese, grazie anche al benestare del Presidente della Repubblica, un continuum rispetto al precedente Governo Monti: il sistema politico, meglio il sistema di potere con il suo “volto demoniaco” policefalo, anziché prendere atto della crisi politica ed istituzionale si è arroccato, avvitato su se stesso cercando di conservare il timone del Paese con il pretesto di salvare l’Italia dalla crisi economica finanziaria.
Ad onor del vero una soluzione politica e democratica fu ventilata dal timido Bersani nella volontà di formare un Governo con l’appoggio esterno del Movimento di Grillo (Pd e M5stelle le prime due forze parlamentari): in realtà il mandato esplorativo di Napolitano dato a Bersani fu alquanto originale” perché il “paletto” posto dal Presidente fu quella di avere la certezza di una maggioranza solida (del centro sinistra) ancor prima di presentarsi davanti alle Camere per ottenere la fiducia. Questo tentativo falliva forse perchè già segnata era un’altra strada politica che avrebbe portato alla formazione del Governo Letta.
Nel mese di marzo 2013 il Presidente della Repubblica incaricava due comitati di saggi con il compito di proporre misure dirette ad affrontare tanto la crisi economica quanto la crisi del sistema istituzionale: ma non sono compiti di competenza del Governo (crisi economica) o del Parlamento (crisi istituzionale)? Qualche mese dopo accadeva una lieve novità costituzionale: la rielezione di Giorgio Napolitano.
In quella circostanza parlai di una distorsione costituzionale non solo nella forma ma anche nella sostanza, perché il Presidente in carica per il ruolo assunto stava deviando da un principio cardine della sua funzione, quello della “irresponsabilità politica”. Secondo i Costituenti, il Presidente della Repubblica non avrebbe dovuto svolgere o assumere alcuna funzione attiva di indirizzo politico del paese: il Capo dello Stato avrebbe dovuto e deve garantire equilibrio (neutrale) tra i poteri costituzionali e deve essere svincolato da lotte politiche contingenti. Qualche giorno dopo Letta prestava giuramento come Presidente del Consiglio.
Durante l’estate, con il placet dell’unico Presidente della Repubblica rieletto, il Governo Letta, sempre con il pretesto di affrontare le emergenze economiche per cui ha avuto la fiducia parlamentare, avviava un progetto di riforma dell’art.138 della Costituzione: si cerca di modificare il procedimento di revisione costituzionale per renderlo più rapido e per procedere alla riforma del sistema parlamentare e di governo, senza aver ricevuto alcun mandato da parte del corpo elettorale: il sistema politico uscito sconfitto dalle elezioni politiche si auto-nomina alla guida del Paese e cerca di intervenire sull’unico baluardo a difesa della partecipazione democratica dei cittadini: la Costituzione.
Altra perla democratica da ascrivere agli Annali della nostra Repubblica fu stato l’incarico di Governo conferito a Renzi. Matteo Renzi uscito vincitore dalle primarie del Pd, eletto segretario, sfiduciava il Governo Letta. Ma l’art.94 Cost., se non erro, non stabilisce che la fiducia al Governo viene accordata o revocata dal Parlamento, meglio da ciascuna Camera?. Infatti Letta di buon passo si recava sul Colle per rassegnare le dimissioni al Capo dello Stato, il quale, sommo garante della procedura costituzionale, lo rinviava al Parlamento perché in quella sede fosse revocata la fiducia al Governo. Invece il Capo dello Stato accettava le dimissioni di Letta e conferiva il mandato esplorativo a Renzi. Ahhh!!!!Dimenticavo!!! La necessità di soprassedere ai lacciuoli costituzionali (per il ruolo e le funzioni del Capo dello Stato, del Governo e del Parlamento) per modificare l’assetto della forma governo è stata giustificata da un refrain teatrale, con gran parte dei media a fare da cassa di risonanza: riformare e/o essere rapidi nel governare perché la crisi economica e sociale del Paese e degli italiani lo impone.
Altro dettaglio insignificante della deriva democratica, per chi era ed è alla guida del Paese stante la necessità di far partire lo sviluppo del Paese o sistema Italia, sono state le corruttele emerse nel corso degli ultimi anni (che hanno prodotto l’affermarsi del M5 stelle e l’aumento dell’astensionismo elettorale) fino al presente: corruttele epifenomeno del degrado del sistema politico o di potere vigente. Prima dell’insediamento di Renzi alla guida del Governo, i cittadini italiani il 18 gennaio 2014 hanno assistito o preso parte (arcana imperii) al patto del Nazareno tra Berlusconi e Renzi: i due leader discutono di politica economica e finanziaria? Di come risolvere ed affrontare la crisi economica, industriale e produttiva del Paese? No presumibilmente di riforma della legge elettorale e riforme costituzionali ed altro stando alle ultime indiscrezioni. Si rammenta che il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale dichiarava illegittimo il porcellum con effetto dal 16 gennaio 2014 (due giorni prima del Patto del Nazareno) perché “…il premio di maggioranza è foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione…., e un oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”, considerato le liste bloccate e senza preferenze.
Il Governo Renzi assumeva l’incarico con un “ventilato” programma di riforme per far partire lo sviluppo del Paese. Della riforma della legge elettorale non si è discusso più, perché già discusso al Nazareno, e si avvia nel frattempo la riforma del sistema parlamentare e del Senato principali indiziati per avviare le riforme necessarie allo sviluppo del Paese. La modalità istituzionale con la quale la compagine governativa sta imprimendo il processo di mutamento del sistema parlamentare e degli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale) rappresenta un continuum della deriva autoritaria: volendo soprassedere sulla competenza tecnica costituzionale dei Presidente del Consiglio e dei Ministri interessati al processo di riforma costituzionale. Il risultato politico ottenuto dal Pd con la tornata elettorale europea non giustifica o legittima alcun imprimatur costituente dell’attuale Esecutivo. In termini numerici la partecipazione dei cittadini tra le elezioni politiche 2013 e quelle europee 2014 il Pd ha ottenuto alla Camera 8.646.034 milioni di voti (25,43%) su 35.270.926 votanti (75,20%), mentre alle elezioni europee ha ottenuto 11.172.861 (40,81) su 28.908.004 votanti (58,68%): su valori assoluti la partecipazione dei cittadini al voto è stata inferiore alle elezioni europee rispetto a quelle politiche.
Deriva autoritaria marchiata dalla perdita del ruolo di garanzia e di irresponsabilità politica del Presidente della Repubblica. Gli interventi del Capo dello Stato sull’iter costituente stanno connotando un trascinamento verso forme di governo imprecisate: riforme costituzionali – non solo del Senato ma anche degli altri organi costituzionali (Csm, Corte Costituzionale e Capo dello Stato) – che se approvate comporteranno una grave perdita dell’equilibrio e della stabilità dei poteri costituzionali contenuta nella Costituzione Nostro – di tutti i cittadini, io compreso – “Diamante del Diritto” (Calamandrei).
Ritornando alla stato del Nostro sistema democratico ed alla Sua deriva autoritaria appare credo evidente che il corpo elettorale, i cittadini siano estranei al processo costituente in corso. Estraneità perché non hanno conferito (secondo quanto è emerso dalle elezioni politiche del 2013) alcun incarico o mandato costituente. Il Governo in carica, così come i precedenti, è espressione di una “fiducia parlamentare che rappresenta una minoranza (premio di maggioranza) del corpo elettorale che non ha avuto la possibilità di scegliere i propri rappresentanti parlamentari per la mancanza del voto di preferenza. Inoltre la minoranza parlamentare o rappresentanti parlamentari contrari al processo di riforma costituente stanno subendo una castrazione del diritto “democratico” al dissenso attraverso la “ghigliottina parlamentare” o il recente “canguro” applicato dal Presidente del Senato, quest’ultimo dopo l’ennesimo “monito” da parte del Presidente della Repubblica. Il paradosso istituzionale che stiamo vivendo è la manifestazione di una “Dittatura della Maggioranza” (A.Tocqueville) che maggioranza non è!!! Se ricordiamo il risultato delle elezioni poltiche 2013.
Come ho accennato all’inizio di questo intervento la democrazia, intesa come sistema del governo del potere, è “relativa” (Zagrebelsky), mobile: quanto più un sistema di governo o di potere tende o si caratterizza attraverso una maggiore partecipazione dei cittadini (al governo del bene pubblico), maggiore tutela delle minoranze, maggiore accesso (trasparenza) ed informazione dei cittadini alle secrete stanze del potere (arcana imperii), tanto più si qualifica come democratico.
Il nostro sistema democratico si fonda su principi saldi della convivenza civile contenuti nella Costituzione che è il primo custode e garante dagli attacchi contingenti o dagli arbitrii di chi è al potere: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”ha il compito” (art. 1 co.2 Cost.). La Costituzione come “strumento” di limitazione del potere politico “è una regola che un popolo si da quando è sobrio, da far valere nel tempo in cui sarà ebbro”. Per tale motivo se la democrazia viene fatta coincidere- anche sotto l’aspetto mediatico – attraverso un’investitura elettorale di chi governa, l’attuale sistema democratico, senza aver ricevuto un mandato costituente dal corpo elettorale, nella sua deriva autoritaria entra in conflitto con la Costituzione se vuole modificare proprio nelle fondamenta il sistema di governo e delle garanzie costituzionali.