
Mesagne ha abbracciato il suo campione. E’ stato un bagno di folla: troppo piccola piazza Orsini del Balzo per accogliere le migliaia di persone, moltissimi anche forestieri, che ieri sera avrebbero voluto stringersi attorno al “loro” campione olimpionico. La piazza gremita in ogni ordine di posto già un’ora prima dell’inizio, non ha potuto ospitare tutti, e moltissimi sono dovuti andare via nonostante il maxi schermo predisposto nell’inaccessibile via Castello.
Una festa senza precedenti per questa città perché non ha precedenti l’impresa compiuta a Londra l’11 agosto da questo ragazzo mesagnese, carabiniere di 28 anni che da 12 anni vive a Roma dove si allena al centro sportivo Il centro sportivo “Giulio Onesti” dell’Acqua Acetosa.
Carlo non ha retto all’emozione e anche ieri sera, come nei momenti più difficili della sua travagliata carriera sportiva, si è appoggiato sulle spalle di mamma Maria Antonietta, sovrastato da un applauso liberatorio.
Non ha retto all’emozione neppure il sindaco Franco Scoditti quando ha comparato la storia sportiva di Carlo Molfetta alla storia di questa città. “Entrambi hanno attraversato momenti difficili, ma hanno saputo rialzarsi. Carlo conquistando il podio più alto nell’olimpo dello sport, Mesagne uscendo dal tunnel della paura”.
Carlo ha raccontato le sensazioni provate quando l’arbitro ha sanzionato la sua vittoria tecnica, quando ha incontrato i genitori di Melissa, quando ha telefonato a casa alle 3 e mezzo del mattino del 12 agosto, quando ha incontrato il “suo” presidente Massimo Moratti, quando è arrivato in aeroporto a Brindisi. “Ma l’emozione di questa sera è unica”, ha detto guardando verso Serena, la giovane insegnante di danza romana che lo accompagna nella vita e che gli ha dato sicurezza, fiducia, serenità.
Una medaglia che aiuta ed incoraggia una disciplina “povera” che, quando sabato il “dio” calcio si trasferirà dai tribunali ai rettangoli verdi di gioco, tornerà nelle notizie delle ultime pagine dei media sportivi, come hanno detto il segretario generale della Federazione Teaekwondo Nazionale, Angelo Cito, sanvitese di nascita ma ormai romano di adozione anche lui, e lo stesso Carlo Molfetta.
Una medaglia per una città dove da troppo tempo storiche società sportive si esauriscono e scompaiono ogni anno, dove il basket è tornato indietro di mezzo secolo, dove è scomparso il basket femminile che aveva raggiunto la serie A, dove il volley femminile rischia di non ripartire, dove lo stadio nuovo cade a pezzi, dove manca la cultura di investire nello sport che può e deve essere volano per la rinascita di questa comunità.
Una emozione anche per la prossima mamma Veronica Calabrese, campionessa di Taekwondo, commentatrice Sky a Londra e compagna di Mauro Sarmiento, bronzo a Londra e argento a Pechino, che i fotoreporter hanno fotografato con Carlo Molfetta in piazza ma non sul palco come avrebbe meritato. Unico neo di una manifestazione che resterà negli annali, finalmente gioiosi, di questa città.