(di Vincenzo Legrottaglie) La Provincia di Brindisi aveva creato per promuoversi, negli anni scorsi, il motto turistico, “Terra senza tempo”. La sospensione della dimensione temporale era probabilmente suggerita dalle distese di ulivi che hanno sfidato la storia, in un forte connubio con le generazioni di contadini che li hanno curati e i giganti vegetali, da parte loro, hanno ripagato gli uomini, per secoli, con una fresca ombra. Fermandosi sotto le maestose fronde, sarà capitato a tutti di respirare meglio e di essere assaliti da un immenso silenzio oppure essere storditi dal frinire delle cicale, in estate.
Tutto questo, a breve, sarà un ricordo da tramandare ai discendenti, poiché il paesaggio sta cambiando rapidamente con l’incedere della Xylella fastidiosa. Sotto le inaridite chiome, gli agricoltori cercano di raccogliere il poco frutto disponibile accusando, specie quest’anno, un forte calo della resa, nella speranza di ricevere favorevoli riscontri dai tentativi di cura intrapresi con le nanotecnologie, nelle campagne tra Carovigno e Ostuni.
Il territorio brindisino privato dei suoi ulivi secolari, d’estate e senza ombra, somiglierà sempre più a un paesaggio lunare; nel periodo invernale, se dovesse cadere un po’ di neve, la rappresentazione di un paesaggio alieno sarà ancora più evocativa.
In tempi non sospetti, prima del manifestarsi della terribile fitopatia, l’artista svizzero, ma di origini lucane, Ugo Rondinone ha realizzato una serie di opere denominate “Winter Moon” (luna invernale), dimostrandosi profeta di quello che sarebbe accaduto, in seguito, agli ulivi. Uno di questi alberi stilizzati è stato esposto, a Roma, in piazza Alghiero Boetti, all’interno del complesso museale del MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo), nel 2017.
A tal proposito è utile richiamare alcuni cenni biografici sull’autore che può vantare mostre personali nei principali musei mondiali di arte contemporanea. In particolare, sono degne di nota le esposizioni presso: Kunsthalle a Vienna, MUSAC a León, Museo di Arte Contemporanea in Louisiana, Humlebaek in Danimarca, Sculpture Center e MoMA a New York. Rondinone ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia, nel 2007.
L’artista nasce a Brunnen, nel Canton Svitto, nel 1964, da genitori emigrati in Svizzera da Matera. Dopo la formazione con Hermann Nitsch, uno dei massimi esponenti dell’Azionismo viennese, l’elvetico-lucano si affaccia sulla scena artistica internazionale a partire dagli anni Novanta, sperimentando diversi media tra cui l’installazione, la scultura, la pittura, i video, il suono e la fotografia. L’artista utilizza, nelle sue opere, diversi materiali, combinano le influenze della Pop
Art con il Minimalismo.
“Winter Moon” fa parte di una dozzina di calchi, realizzati in fusione di alluminio e rivestiti di smalto bianco, di ulivi secolari presenti sul territorio pugliese e lucano. L’artista usa l’albero da molti anni quale simbolo di un tempo condensato, congelato e bloccato. Nel 2005, Rondinone acquista in Basilicata un terreno con venticinque alberi di ulivo e sul posto ha realizzato alcuni calchi dei vegetali.
Le opere sono state create in alluminio, ma siccome è un materiale lucido, lo scultore non voleva che lo spettatore si riflettesse negli alberi stilizzati, ma ne venisse assorbito. Quindi, li ha cosparsi di una lacca bianca opaca che li rendesse eterni, in opposizione al divenire e al trascorrere del tempo.
Traendo ispirazione dagli elementi naturali e dai fenomeni fisici che ne regolano i cambiamenti, l’artista lavora sul limite tra naturale ed artificiale, realtà e finzione, e con “Winter Moon” porta nello spazio museale una natura pietrificata, che si qualifica come monumento, superando così i confini del luogo, dello spazio e del tempo. Con questa operazione l’artefice
sembra aver colto l’intimo legame tra il territorio, il tempo e, soprattutto, gli ulivi; che siano piantati in Puglia o in Basilicata, non fa alcuna differenza.
I candidi ulivi di Ugo Rondinone, realizzati in collaborazione con la fonderia nolana Del Giudice, sono stati esposti oltre che al MAXXI, anche ai Mercati di Traiano, sempre nell’Urbe. Sarebbe molto suggestivo se città e paesi, come Mesagne, che stanno perdendo il proprio patrimonio olivicolo posizionassero in una piazza un’opera di Rondinone, come si è fatto, in passato, con i monumenti ai Caduti in guerra, poiché la perdita di tanti vegetali, a causa della tremenda fitopatia, condizionerà anche l’esistenza degli esseri umani privati dell’olio, del paesaggio e persino dell’ombra.