(di Domenico Urgesi) Penso che tutti siamo rimasti sconvolti o, perlomeno, increduli nel vedere ciò che è accaduto
venerdì 28 febbraio 2025 alla Casa Bianca, nel centro di potere del Presidente degli USA. Nessuno si sarebbe mai potuto aspettare una scena come quella, mandata in onda in tutto il mondo. Sarà una data, a mio avviso, che entrerà a far parte degli avvenimenti che fanno la storia.
Come sarà da ricordare il 24 febbraio 2022, quando avvenne l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, che nessuno (dei comuni mortali come me) avrebbe mai immaginato. Così come sarà ricordata la data del 7 ottobre 2023, quando Hamas sferrò un disumano attacco contro Israele, a cui seguì una rappresaglia ancora più disumana.
Di fronte ad avvenimenti così traumatici, è necessario domandarci che cosa sta succedendo nel mondo; non si può mettere la testa sotto la sabbia (come proverbialmente fanno gli struzzi). A mio parere, la tele-cronaca del 28 febbraio ci dice, in maniera lampante, che stiamo vivendo un periodo storico di grandi trasformazioni: un incontro diplomatico trasformato in un’imboscata! Mi è sembrato di vedere i vecchi film western, quando due bande si davano appuntamento in un saloon del far west, per sancire qualche accordo. Ma qualcuno dei due aveva, in realtà, preparato la resa dei conti.
Venerdì 28 febbraio il povero Zelensky è stato accolto amichevolmente, e poi sottoposto al fuoco incrociato della squadra del Presidente Trump. Zelensky chiedeva garanzie di sicurezza, mettendo anche in secondo piano il fatto che le trattative per il cessate il fuoco le vuole fare Trump con la Russia, senza l’Ucraina e senza l’Europa. Ma Trump insisteva sul firmare l’accordo per le “Terre rare”, sostenendo che Putin avrebbe rispettato gli accordi di pace sulla parola, senza copertura militare degli USA.
Più volte ha detto a Zelensky: “tu firma la cessione delle terre rare, e non ti preoccupare, al resto ci pensiamo noi”; concludendo, infine: “e se non firmi, noi non ti sosteniamo…e tu perdi la guerra in 3 giorni”. Mi è sembrata una messinscena studiata appositamente per mettere in evidenza, nel modo più plateale possibile, che il nuovo governo degli USA è intenzionato a mollare l’Ucraina al suo destino. E con l’Ucraina ha intenzione di mollare anche la vecchia Europa, come sia il Vice-Presidente Vance che il Ministro Rubio (titolare degli Esteri, della Giustizia ed altri affari) avevano detto qualche giorno prima nelle loro scorribande in mezza Europa.
Il 2 marzo, infine, ha parlato anche Musk, il padrone delle più grandi imprese tecnologiche USA, braccio destro di Trump. E ha detto che gli Usa debbono uscire dall’ONU e dalla Nato. Se a queste parole seguiranno i fatti (e temo che seguiranno), allora assisteremo a uno scenario che nessuno avrebbe potuto immaginare: lo stravolgimento della linea d’azione seguita dagli USA negli ultimi 84 anni, esattamente dal 14 agosto 1941. Quel giorno Roosevelt e Churchill, riunitisi a Terranova (costa atlantica del Canada) firmarono la Carta Atlantica.
Gli scopi della Carta erano diversi, tra cui il “ripristino dei diritti alla democrazia e all’autogoverno per tutti coloro che ne erano stati privati con la forza, il divieto di espansioni territoriali, la libertà di commercio e di navigazione”. Fu il documento basilare per tutte le successive azioni che condussero alla sconfitta del nazi-fascismo.Tali principî furono confermati a Washington il 1° gennaio 1942 da 26 paesi, tra cui l’Unione Sovietica (dopo che era stata attaccata da Hitler). Furono aggiornati a Teheran nel novembre 1943, e a Yalta nel febbraio 1945. A seguito dei suddetti principî, nell’ottobre del 1945 nacque l’ONU. Il breve riepilogo appena fatto mi è parso necessario per sottolineare l’unità politico-ideologica che sta alla base del cosiddetto Occidente, quello che è il nostro mondo. Sulla base di quei principî è avvenuta l’espansione economica, politica e finanziaria del sistema USA, mediante il Piano Marshall. Espansione che è andata di pari passo con la macchina militare Statunitense; e spesso è stata possibile proprio perché poggiava sulla macchina militare.
Da 15 giorni stiamo assistendo all’impensabile: il primo Paese dell’Alleanza, quello che ha avuto maggiori vantaggi, è quello che ha dichiarato la guerra agli Alleati; sia con i dazi sulle merci, che con le minacce al Canada, alla Groenlandia, alla democrazia liberale e l’appoggio ai movimenti neo-nazisti come AFD in Germania. Da quando si è insediato, ogni giorno Trump sta strappando un pezzo di Carta Atlantica.
Adesso, l’offesa plateale a Zelensky è anzitutto il messaggio ai paesi Europei: “o vi mettete in riga, oppure vi tocca lo stesso trattamento che stiamo riservando all’Ucraina”. E poi è un messaggio a tutto il mondo: “l’Europa non è il nostro partner privilegiato; e non facciamo sconti a nessuno”. Girano commenti che tendono a minimizzare questi fatti, ad esempio: “Trump si sta solo comportando come politico di destra, sta dicendo quello che gli americani si aspettano di sentire, quello che piace agli americani, sta alzando la posta per ottenere il suo risultato, come fa qualsiasi commerciante che sappia fare il suo mestiere…”.
A mio parere sono commenti assolutamente irresponsabili; perché penso che ad ogni sparata della squadra di Trump (squadristi in doppiopetto?), il dittatore russo stia stappando una bottiglia di champagne (festeggiando con i suoi
Come sarà da ricordare il 24 febbraio 2022, quando avvenne l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, che nessuno (dei comuni mortali come me) avrebbe mai immaginato. Così come sarà ricordata la data del 7 ottobre 2023, quando Hamas sferrò un disumano attacco contro Israele, a cui seguì una rappresaglia ancora più disumana.
Di fronte ad avvenimenti così traumatici, è necessario domandarci che cosa sta succedendo nel mondo; non si può mettere la testa sotto la sabbia (come proverbialmente fanno gli struzzi). A mio parere, la tele-cronaca del 28 febbraio ci dice, in maniera lampante, che stiamo vivendo un periodo storico di grandi trasformazioni: un incontro diplomatico trasformato in un’imboscata! Mi è sembrato di vedere i vecchi film western, quando due bande si davano appuntamento in un saloon del far west, per sancire qualche accordo. Ma qualcuno dei due aveva, in realtà, preparato la resa dei conti.
Venerdì 28 febbraio il povero Zelensky è stato accolto amichevolmente, e poi sottoposto al fuoco incrociato della squadra del Presidente Trump. Zelensky chiedeva garanzie di sicurezza, mettendo anche in secondo piano il fatto che le trattative per il cessate il fuoco le vuole fare Trump con la Russia, senza l’Ucraina e senza l’Europa. Ma Trump insisteva sul firmare l’accordo per le “Terre rare”, sostenendo che Putin avrebbe rispettato gli accordi di pace sulla parola, senza copertura militare degli USA.
Più volte ha detto a Zelensky: “tu firma la cessione delle terre rare, e non ti preoccupare, al resto ci pensiamo noi”; concludendo, infine: “e se non firmi, noi non ti sosteniamo…e tu perdi la guerra in 3 giorni”. Mi è sembrata una messinscena studiata appositamente per mettere in evidenza, nel modo più plateale possibile, che il nuovo governo degli USA è intenzionato a mollare l’Ucraina al suo destino. E con l’Ucraina ha intenzione di mollare anche la vecchia Europa, come sia il Vice-Presidente Vance che il Ministro Rubio (titolare degli Esteri, della Giustizia ed altri affari) avevano detto qualche giorno prima nelle loro scorribande in mezza Europa.
Il 2 marzo, infine, ha parlato anche Musk, il padrone delle più grandi imprese tecnologiche USA, braccio destro di Trump. E ha detto che gli Usa debbono uscire dall’ONU e dalla Nato. Se a queste parole seguiranno i fatti (e temo che seguiranno), allora assisteremo a uno scenario che nessuno avrebbe potuto immaginare: lo stravolgimento della linea d’azione seguita dagli USA negli ultimi 84 anni, esattamente dal 14 agosto 1941. Quel giorno Roosevelt e Churchill, riunitisi a Terranova (costa atlantica del Canada) firmarono la Carta Atlantica.
Gli scopi della Carta erano diversi, tra cui il “ripristino dei diritti alla democrazia e all’autogoverno per tutti coloro che ne erano stati privati con la forza, il divieto di espansioni territoriali, la libertà di commercio e di navigazione”. Fu il documento basilare per tutte le successive azioni che condussero alla sconfitta del nazi-fascismo.Tali principî furono confermati a Washington il 1° gennaio 1942 da 26 paesi, tra cui l’Unione Sovietica (dopo che era stata attaccata da Hitler). Furono aggiornati a Teheran nel novembre 1943, e a Yalta nel febbraio 1945. A seguito dei suddetti principî, nell’ottobre del 1945 nacque l’ONU. Il breve riepilogo appena fatto mi è parso necessario per sottolineare l’unità politico-ideologica che sta alla base del cosiddetto Occidente, quello che è il nostro mondo. Sulla base di quei principî è avvenuta l’espansione economica, politica e finanziaria del sistema USA, mediante il Piano Marshall. Espansione che è andata di pari passo con la macchina militare Statunitense; e spesso è stata possibile proprio perché poggiava sulla macchina militare.
Da 15 giorni stiamo assistendo all’impensabile: il primo Paese dell’Alleanza, quello che ha avuto maggiori vantaggi, è quello che ha dichiarato la guerra agli Alleati; sia con i dazi sulle merci, che con le minacce al Canada, alla Groenlandia, alla democrazia liberale e l’appoggio ai movimenti neo-nazisti come AFD in Germania. Da quando si è insediato, ogni giorno Trump sta strappando un pezzo di Carta Atlantica.
Adesso, l’offesa plateale a Zelensky è anzitutto il messaggio ai paesi Europei: “o vi mettete in riga, oppure vi tocca lo stesso trattamento che stiamo riservando all’Ucraina”. E poi è un messaggio a tutto il mondo: “l’Europa non è il nostro partner privilegiato; e non facciamo sconti a nessuno”. Girano commenti che tendono a minimizzare questi fatti, ad esempio: “Trump si sta solo comportando come politico di destra, sta dicendo quello che gli americani si aspettano di sentire, quello che piace agli americani, sta alzando la posta per ottenere il suo risultato, come fa qualsiasi commerciante che sappia fare il suo mestiere…”.
A mio parere sono commenti assolutamente irresponsabili; perché penso che ad ogni sparata della squadra di Trump (squadristi in doppiopetto?), il dittatore russo stia stappando una bottiglia di champagne (festeggiando con i suoi
squadristi). E penso che tale minimizzazione non sia neanche un servizio favorevole alla destra. “Fare politica di destra” significa smantellare il sistema economico e politico democratico-liberale? Significa ridurre ai minimi termini la nostra Europa? Ma, scusate, non è proprio questo che vuole Putin? Lo scrive l’Ambasciatore Stefanini sulla Stampa: «Il 47mo Presidente Usa ha realizzato quanto Vladimir Putin e i precedenti inquilini sovietici del Cremlino non erano mai riusciti a fare: dividere Europa e Stati Uniti».
Aggiungerei soltanto una osservazione: Trump, il 28 febbraio 2025, ha dimostrato a tutto il mondo che la resistenza dell’Ucraina alla Russia non è una guerra per procura tra USA e Russia.
Aggiungerei soltanto una osservazione: Trump, il 28 febbraio 2025, ha dimostrato a tutto il mondo che la resistenza dell’Ucraina alla Russia non è una guerra per procura tra USA e Russia.
Domenico Urgesi