La sirena bicaudata, è un’immagine simbolica spesso presente nelle chiese cristiane, soprattutto di epoca medioevale. Ma la sua origine è molto più remota. Nell’antichità persino alcune dee, come la babilonese Tiamat, l’egizia Iside e la Dea Siria, venivano rappresentate talvolta con le fattezze di una sirena con la coda. La sirena bicaudata fu, probabilmente, un potente simbolo, noto in svariate culture dell’Europa antica, immagine archetipica della Grande Dea Madre, custode del ciclo vitale e guardiana del tempo. La sirena presenta la “scissione” del corpo in due parti, quella bassa, più oscura e quella alta, luminosa. La scissione implica che gli opposti vengano separati senza riunirsi ma la dea possiede le chiavi della porta che separa la fertilità della Terra dall’arido deserto.

Portale Chiesa matrice
Il simbolismo della sirena bicaudata si riferisce alla natura duale della donna che collega mondi tra loro differenti, unendo la terra con l’acqua, sospesa tra carnalità e spiritualità: la cultura occidentale vede nella donna un passaggio tra più mondi, tra la vita e la morte.

Sirena bicaudata, mosaico pavimentale del XII sec. d.C. zona presbiterio Cattedrale di Otranto
Il Medioevo eredita dall’Antichita questa figura mitologica e il suo significato cambia nel tempo e nei luoghi, cosi come la sua immagine. All’inizio per i Padri della Chiesa e gli scrittori della prima cristianità la sirena diventa simbolo di lussuria e di inganno e questo e il suo messaggio prevalente. Comunque il Medioevo ricava dall’Antichità anche interpretazioni piu positive delle sirene rispetto a quelle sviluppate dal filone omerico.
Il Liber Monstrorum de diversis generibus dell’ VIII secolo d.C., descrive per la prima volta le sirene quali creature per metà donne e per metà pesce, ossia con i tratti iconografici che oggi conosciamo. Nella produzione artistica medievale, la sirena venne dapprima raffigurata come arpia. Infatti gli antichi poeti, a cominciare da Omero, assegnarono alle sirene sembianza mista di donna e di uccello. Dopo una fase di contaminazione tra le due tipologie, la donna-pesce prese il sopravvento, anche se gli artisti fecero fatica ad accettare il nuovo modello, com’è dimostrato dall’assenza di sirene con la coda di pesce anteriori all’XI-XII secolo. Nei capitelli, nelle facciate, sui portali, nelle lunette o nelle formelle, la sirena-pesce venne rappresentata con una coda unica oppure con una duplice. Nell’arte romanica fu assai diffusa soprattutto la sirena bicaudata: una figura femminile a mezzo busto, con doppia coda divaricata, protesa in alto lungo il corpo ed in genere serrata con le mani.
Simbolo della tentazione per antonomasia (si ricordi il celebre episodio odissiaco), la sirena si mostra prima d’ogni cosa come un essere doppio: donna-animale, ragione-istinto ed infine vita-morte. La sirena romanica, vista in stretto rapporto con la musica profana, l’amore carnale, la femminilità, il mostruoso, lo sconosciuto ed il diverso, suscitò certamente nell’uomo medievale un incredibile fascino mescolato a repulsione, a confermare la dualità e l’incoerenza della sua natura.
Secondo il pensiero cristiano, le sirene stanno a simboleggiare un ammonimento ai peccati della carne; invece, secondo altri studi sono un simbolo positivo di fertilità e protezione negli edifici religiosi. In particolare, la sirena bicaudata rappresenta la madre che spalanca il ventre per generare ed immortalare il genere umano, la famiglia, la comunità.
Ottimo approfondimento culturale. Complimenti. Spero ne possano seguire altri dello stesso genere.