Antonio Macchia, (nella foto). “La chiusura del Centro Sociale Leoncavallo rappresenta una scelta sbagliata, non solo per le attività sociali che ha garantito nel territorio, ma per il valore politico e culturale che ha avuto nella storia della sinistra.
Un luogo di aggregazione, confronto e partecipazione, che ha dato voce a generazioni di giovani, precari, militanti, artisti e realtà associative spesso escluse dagli spazi istituzionali.
Spegnere un’esperienza come questa significa rinunciare a un pezzo di memoria collettiva, ma anche a un laboratorio vivo di pensiero critico, mutualismo e impegno civico.
Serve invece riaprire spazi, non chiuderli.
Si sarebbe dovuto, comunque, individuare degli spazi idonei e alternativi per ospitare il “collettivo del centro sociale” in questione, un luogo di aggregazione, di democrazia, di attività culturali, ricreative e di indubbia utilità sociale.
È uno strano Paese il nostro: si attaccano i luoghi di aggregazione giovanile e si accettano invece i contesti in cui si pratica apologia del fascismo!”.