I LETTORI CI SCRIVONO Il 1° maggio dovrebbe celebrare il lavoro. Ma per molti è diventato il giorno in cui si fa i conti con ciò che il lavoro non è più. Si parla di salario minimo. Poi di salario giusto. Intanto c’è chi, come me, ha conosciuto solo salario invisibile: pochi spiccioli, nessun contratto, nessuna tutela. Prima “in prova” in un’azienda rispettata, poi dentro un’attività che si vanta di prezzi più bassi degli altri. Il segreto? Non è l’efficienza. Siamo noi. Ore di notte pagate tre euro. Diritti ridotti a favore di scontrini più convenienti. Il risparmio dei clienti diventa il costo umano dei lavoratori. E allora la domanda resta sospesa, più pesante di qualsiasi slogan: chi controlla davvero questo sistema marcio? Perché senza controllo, senza dignità e senza rispetto, il lavoro non si festeggia. Si subisce.
1 MAGGIO. Senza controllo, senza dignità e senza rispetto, il lavoro non si festeggia
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