(di Maria De Guido) Il segreto per leggere il loro genio sta nel non guardare le cose che creano solo per quello che sembrano. La sposa che ha ispirato i racconti intorno al fuoco delle più belle infanzie mesagnesi, la leggendaria signura Leta, è una giovane dagli occhi inquientanti che aggancia al dito la scarpetta che l’ha tradita. L’E.T. nostrano, Zungru, è un labbruto personaggio che sembra essere da poco atterrato da un pullman-astronave in Porta Grande. Si tratta perlopiù di personaggi e oggetti che indossano i colori della paura ma il bello è che pare di conoscerli da sempre. Sarebbe intrigante se il museo d’arte fantasy e di effetti
speciali allestito dai fratelli Magrì (nella foto) venisse dissezionato – come loro stessi potrebbero lasciar fare su un finto cadavere fresco di occasione cinematografica – da un bravo psicoterapeuta, magari infantile, in grado di spiegare la ragione per cui dalle fantasie noir di due adorabili gemellini, pure abbastanza paurosi, sia nato il desiderio di esorcizzare ogni fantasma, trasformandolo in quei corpi che sprizzano sangue finto e silicone. Dal centro della Villa Comunale, fino al prossimo 31 agosto, passeranno tanti altri bambini pronti a spiare la decapitazione che bolle in pentola o la paralisi comatosa da terrore morfeico che si rannicchia sotto le coperte. In un locale dell’amministrazione comunale da anni poco utilizzato, le guide sono d’eccezione in un tour che sembra una lunga giostra di paurose emozioni. Sono loro stessi – Gabriele e Vittorio, gentilezza e aplomb – che spiegano, ragionano, articolano giudizi su una società fondata sulla bruttezza di disvalori che alienano e bruciano la vita, al punto da consumarla molto prima del tempo. I gemelli son genio e humor inglese, uniti all’amore per gli effetti speciali finchè morte non li separi. Nulla di quello che creano è propriamente brutto. Nei loro mostri c’è il rifiuto alla rassegnazione del grazioso a tutti i costi, fin dall’infanzia. Così sembra essere anche per Cicciobrutto, sfortunato cugino del ben più coccolato e celebre corrispettivo, bello e famoso. Nei loro primi terrificanti esperimenti si intravedono le notti in bianco di tutti coloro che sul finire degli anni Ottanta, ogni venerdì, non si sono persi mai una puntata di Zio Tibia Picture Show, lo spettacolo televisivo interamente dedicato al genere horror che aveva il volto putrefatto di un vecchio. A renderli ciò che sono hanno contribuito i grandi incontri, quello con Carlo Rambaldi, padre del vero E.T., con i maestri Sergio Stivaletti e Dario Argento; hanno contribuito le collaborazioni con Robert Englund-Nightmare, con Alessandro Gassman e Sergio Rubini. La chiave di lettura delle brutalità rappresentate resta semplice come il sorriso e la loro battuta sempre pronta: perché si divertono a far guardare la morte in faccia? Per loro è soprattutto catarsi, serve a vivere meglio.