(di Daniela Renna*) Sono convinta che una delle vie di ripresa per il nostro paese sia la riscoperta, la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico – artistico – archeologico; Mesagne è la città d’arte della provincia di Brindisi, che meglio rappresenta il Barocco pugliese, insieme ad Ostuni. Delle potenzialità e dell’inestimabile valore dei suoi monumenti, i nostri amministratori sembra non si siano accorti, tanto da lasciare nel totale abbandono e degrado, anche i siti archeologici come Muro Tenente, le terme romane di Malvindi e le necropoli Messapiche, che nel tempo avrebbero potuto portare turismo nella nostra città con relativo incremento dell’occupazione; per non parlare del permesso dato ad un privato di aprire una servitù di passaggio sul prato del castello deturpandone le mura di cinta, dove un tempo esisteva un’abitazione, acquistata poi dal Comune (con soldi pubblici!) e successivamente demolita, per ripristinare quelle che erano le mura perimetrali originarie.
In stato di abbandono anche Masseria Belloluogo, una costruzione risalente al XVI secolo e donata al comune dall’ERSAP (ente regionale di sviluppo agricolo della Puglia) per essere destinata ad un centro di recupero di ex tossicodipendenti.
Negli anni la classe politica e dirigenziale del comune di Mesagne ha dimostrato una profonda incapacità e/o scarsa volontà di occuparsi della ristrutturazione di Belloluogo ad eccezione di finanziamenti intercettati nel ’93 per una somma pari a 105 milioni di lire e successivamente nel ’96 con altri 800 milioni del vecchio conio con cui si era cercato di rendere quantomeno decente la masseria. Dopodiché è stata lasciata nel degrado totale e dimenticata fino a quando nel 2014, l’amministrazione Scoditti ha pensato bene di inserirla nel piano di alienazione per svenderla e fare cassa. Solo l’insorgere di una parte dell’opposizione, alcune associazioni e i difensori dei beni storici ha permesso di bloccare la scelleratezza che si stava per effettuare.
Il problema si ripresenta a distanza di un anno, con l’amministrazione Molfetta che propone nuovamente la (s)vendita dell’immobile; Invece di attivarsi per intercettare finanziamenti e valorizzare questo patrimonio storico, si preferisce privatizzarlo. La masseria però, frutto di una donazione, non può legalmente essere venduta e non potrebbe neanche avere una diversa destinazione d’uso. Si potrebbe invece “predisporre un tavolo di progettazione partecipata tra tutti gli interessati” così come propone da tempo anche Titti Stoppa che ha creato una pagina facebook per la tutela di Belloluogo.
*Daniela Renna – Meetup Mesagne 5 Stelle
M5S. Giù le mani dai beni storici di Mesagne
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