Odissea di due cuccioli in un week end prefestivo di dicembre, il primo, quello che offre ogni presagio utile per provare ad essere un po’ più buoni. Qualcuno non si è sentito molto ispirato ad accogliere il messaggio dell’avvento ormai nell’aria e ha pensato di caricare due pacioccosi cuccioli di cane – di appena due mesi di età e quattro zampotte per poter competere al meglio con un batticinque umano – e abbandonarli sulla rocambolesca provinciale per San Vito, a non meno di quattro chilometri dal centro abitato. Erano lì, stretti in un abbraccio fraterno a ridosso di un muro
di cinta di un’abitazione che offre già ristoro a troppi animali. Sono maschio e femmina, possente incrocio tra un pastore tedesco e un rottweiler lui, prevalente dna da pastore tedesco e statura leggermente più esile lei. Si scaldano agli ultimi raggi di sole del breve pomeriggio; aspettano il buio, il freddo, di sicuro la morte. L’abitazione più vicina, dimora del buon cuore del signor Carovigno non è in realtà affatto vicina; e lì le auto corrono, sprezzanti dei dossi e di ogni limite di velocità imposto. Si fanno prendere in braccio e portare in auto: sono affettuosi, puliti, ben nutriti; l’incredulo dolore è doppio. Chi li ha abbondonati, con ogni probabilità, li ha visti nascere e li ha nutriti, almeno fino a quando non ha perso la testa, decidendo di portarli a morire. Cominciano i viaggi di rito verso le strutture che dovrebbero dare una mano a chi non se l’è sentita di lasciarli diventare asfalto o cibo per bestie affamante. La sentenza è inappellabile: il canile comunale non è autorizzato ad accogliere cuccioli, l’operatore di turno tenta il miracolo, quello di farsi dare l’ok dal veterinario; ma il dottore risponde con un consiglio per il quale non ci sarebbe stato da sprecare neanche la telefonata: “che se li portasse a casa”. Ma non ci scoraggiamo; conosciamo le difficoltà di tutti, capiamo le ragioni e il momento; e miracoli neanche ne vogliamo, né per noi, né per chi ci sta a cuore. Anche il passaggio con la polizia municipale ci infonde gentilezza ma nessuna speranza: “chiamate Rita D’Aloisio”, è il consiglio. Un po’ di conforto scioglie tanta amarezza. Solo Rita offre aiuto e una soluzione, attraverso in contatto con un’altra volontaria, Debora Dellomonaco, che non tarda un minuto a raggiungerci in auto. Per il tempo necessario a farli adottare, possibilmente insieme, lei terrà la femmina. E con quanto amore! Nel frattempo per loro deve essersi chiuso un cancello e senz’altro si è spalancato un portone: sono già in preaffido, presto avranno una famiglia che li accoglierà insieme, come hanno vissuto finora. Nel frattempo il loro musetto è stato baciato, curato e accarezzato da altre persone di buon cuore: Regina e Tony, i loro meravigliosi bambini, Andrea e Gianluigi. Già, il buon cuore. Solo per pochi attimi si ha paura ad averne un po’ più del necessario. Meno male che non lo sprechiamo solo con post mielosi su facebook e con frasi di circostanza su quanto spesso gli animali siano migliori di tante persone in circolazione.
Storie di ordinario abbandono
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