A sette mesi dalle elezioni amministrative, si rivede il Partito Democratico di Mesagne con una conferenza stampa tenuta nell’angusta sala dell’assessorato alla Cultura di Palazzo Piazzo. Evidentemente il Pd di Mesagne ritiene che sette mesi sono un periodo congruo per fare le prime valutazioni sul governo del sindaco Molfetta.
Il segretario Francesco Rogoli, assieme ai quattro consiglieri comunali Fernando Orsini, Rosanna Saracino, Ninni Mingolla e Alessandro Pastore, ha incontrato i media per spiegare, o meglio, per dare una risposta alla relazione presentata nei giorni scorsi dal sindaco Molfetta su questa prima fase della legislatura.
Rogoli ha accusato di trionfalismo il sindaco Molfetta e lo ha accusato di essersi appropriato delle realizzazioni fatte dai suoi predecessori e di una serie di iniziative appartenenti al passato. Di fatto ha rivalutato anche il lavoro compiuto dal suo ultimo sindaco.
Ha parlato di Lavori Pubblici, del mutuo contratto per la sistemazione delle strade cittadine “che – ha detto – avrebbero potuto fare con i soldi (1 milione e 200 mila euro) lasciati in eredità da Scoditti e parte della Tasi”. Si è detto preoccupato per alcune pratiche amministrative prive di trasparenza e legalità; dei lavori per il Natale 2015 affidati direttamente ad una ditta appositamente costituita; di come sono state fatte le gare per le luminarie; degli atti amministrativi non sono resi pubblici; che non c’è stata in questi mesi una riduzione della pressione fiscale come era stato promesso dal Sindaco in campagna elettorale; che la spesa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ha raggiunto cifre da capogiro tutte a carico dei cittadini; che il Comune è subalterno alla ditta appaltatrice della raccolta e distribuzione dei rifiuti; che il Pip di prossima attuazione fu approvato dal consiglio comunale nel gennaio del 2015; che oltre alla rigenerazione dell’ex campo sportivo si dovrà pensare anche alla rigenerazione del rione Zecchino, ecc..
Ha concluso esortando il sindaco Molfetta ad abbandonare toni di trionfalismo e di arroganza “perché – ha detto – con questo modo di operare la città continuerà a perdere punti”.
Ha promesso che il Pd tornerà molto presto ad incontrare la città su temi specifici, ed ha fatto appello a tutte le forze di opposizione, comprese quelle non presenti in Consiglio comunale, a fare un tavolo comune di opposizione.
Il giovane segretario del Pd – come è stato sottolineato nel breve dibattito – non ha detto, però, che assieme ai progetti lasciati in itinere le passate amministrazioni hanno lasciato anche molti problemi irrisolti. Che dire. Il governo Molfetta non sta facendo sfracelli (come aveva promesso) e non sta sollevando grandi entusiasmi. In città serpeggia già un certo malcontento anche tra i suoi stessi sostenitori. E Molfetta questo lo sa. Rogoli, però, farebbe bene a rispettare il voto dei mesagnesi. Il “minestrone” che oggi guida la città è stato votato dall’elettorato che con il voto espresso 7 mesi addietro ha voluto “bocciare” la vecchia classe dirigente del suo partito che non ha saputo (voluto?) rinnovarlo. Se vuole ricostruire, deve digerire al più presto questo dato inconfutabile. Se il centrosinistra dopo 20 anni di governi e di tentativi falliti, la colpa non la cerchi tutta dall’altra parte. E poi il “minestrone” mesagnese non ha lo stesso sapore dei “minestroni” regionale e nazionale?
In conclusione. Il sindaco Molfetta la smetta di addossare le responsabilità al passato (del quale egli stesso fu protagonista) e Rogoli, dal canto suo, ricostruisca il suo partito, lo riporti tra la gente, sostenga il suo gruppo consiliare (non come sostenne l’ultimo suo sindaco), e riscopra l’antica arte dell’opposizione che farà bene alla città.
Dico io… non fatelo per voi…
fatelo per noi… però…
provate a rispendere alle domande cui non avete risposto “voi…” intanto che paghiamo noi…
poi potete pure giocare a nascondino con questi “nuovi…” al grido: è stato lui! No è stato lui…!