Venerdì 29 gennaio 2016 ore 17 presso la Sala “M. Guadalupi” Palazzo di Città – Brindisi. Un gruppo di cittadini di Brindisi e Lecce, di diversa esperienza culturale e politica ma accomunati dalla profonda preoccupazione per il declino della democrazia nel nostro Paese e per la dolorosa crisi economica, promuovono un’Assemblea aperta per discuterne insieme. Una occasione per poter parlare della situazione politica in Italia e in Europa affidando ai contributi di coloro che vorranno intervenire gli ulteriori destini di questa autoconvocazione.
E’ in corso nel Paese una riflessione e un confronto tra articolazioni politico-sociali, singoli cittadini e rappresentanti delle Istituzioni sulle ragioni e le prospettive di un nuovo soggetto politico collocato a sinistra, in un momento in cui, in seguito alla scelte e alle decisioni del Governo Renzi, la sinistra politica non è più identificabile e può di fatto considerarsi inesistente.
Pensiamo di offrire un contributo al dibattito in corso ponendo due questioni di contenuto. La prima riguarda le sorti della democrazia nel nostro Paese: se la legge elettorale non verrà cambiata e la “riforma” costituzionale verrà definitivamente approvata l’Italia avrà un’altra Costituzione e vivrà un’altra democrazia, fondata sulla concentrazione del potere e non sulla sua diffusione e il suo controllo, sul primato dell’Amministrazione e non della partecipazione, sulla rappresentanza residuale e sulla esclusione di larghe fasce di cittadini dalle Istituzioni rappresentative e non sulla corrispondenza tra Paese reale e Paese legale. Nella nuova Costituzione così concepita la sovranità, di fatto, non potrà appartenere al popolo, ma al leader del partito che vince le elezioni, e indipendentemente dal numero dei cittadini “sovrani” che lo eleggono.
La seconda questione riguarda quali orientamenti di politica economica individuare e quali programmi conseguenti definire. Siamo dentro un sistema economico irreversibilmente in crisi dal momento che sempre di più incontra i limiti costituiti da una triplice insostenibilità: quella ecologica dovuta al progressivo esaurirsi delle risorse e alla crescente intollerabilità delle emissioni nocive, quella sociale provocata dalla dilatazione delle aree di povertà con la conseguente contrazione dei consumi e quella finanziaria causata dalla pretesa di accumulare nel presente risorse apparenti accendendo verso il futuro debiti non solvibili.
Le scelte neo-liberiste di politica economica e sociale del Governo Renzi, tra cui quelle fondamentali esplicitate negli otto decreti legislativi che hanno composto il quadro del Jobs Act, ispirate e suggerite dalle ragioni e dalle centrali del capitalismo finanziario, hanno, tra l’altro, codificato i caratteri dominanti del nuovo rapporto lavorativo di fatto. Essi tendono alla stabilizzazione della precarietà ordinaria e alla richiesta di disponibilità senza limiti nei confronti di chi vive di lavoro e nei confronti del potere e delle esigenze incontrollate del denaro e di chi lo possiede, da cui dipende l’accesso a qualche reddito e quindi la possibilità della sopravvivenza. Si tratta di un drammatico ritorno, già presente dentro storie personali vissute quasi sempre nella solitudine, al lavoro servile, attraverso il quale il lavoratore mette a disposizione la sua esistenza e non solo la sua prestazione d’opera: esistenza e vita che devono farsi capitale nelle mani di chi chiede questa disponibilità totale. Questo capitalismo, finanziario e neo-liberista, riduce progressivamente la libertà dei lavoratori e dei cittadini, la qualità dei rapporti sociali, gli spazi della democrazia partecipativa.
Occorre porsi nella prospettiva del suo superamento per ridare significato e valore alla libertà di ogni cittadino, e ad un assetto democratico della vita politica, sociale ed economica. E’ fuor di dubbio che la Costituzione presenti un progetto complessivo dei rapporti sociali ed economici che è compito delle forze politiche tradurre in scelte e dei Governi parlamentari esplicitare in indirizzi e atti. Si tratta di un progetto che affida alla Repubblica il compito di rendere effettivo l’esercizio dei diritti individuali e sociali consentendo in tal modo ai lavoratori di realizzare se stessi e contribuire allo sviluppo economico, civile e culturale del Paese.
Hanno promosso l’iniziativa: Gaetano Bucci – Giovanni Calcagno – Lorenzo Caiolo – Giancarlo Canuto – Galileo Casone – Francesco Colizzi – Mario Crisumma – Maria De Mauro – Maria Grazia Di Giulio – Michele Di Schiena – Antonio Greco – Cosimo Guido – Salvatore Lezzi – Remo Palma – Stefano Palmisano – Cosimo Pennetta – Gigi Perrone – Paola Pizzi – Maurizio Portaluri – Riccardo Rossi – Fortunato Sconosciuto – Giovanni Seclì – Antonella Zellino