(di Enzo Poci) Il dott. Francesco Morgese fu capitano medico della Croce Rossa Italiana e la pandemia influenzale “la spagnola”. Un lavoro di ricerca eseguito negli archivi centrali della Cri ha portato recentemente alla luce una lunga serie di titoli accademici che il dott. Francesco Morgese, medico mesagnese, produsse nel momento del suo arruolamento nel corpo della sanità militare della croce rossa italiana alla vigilia o poco dopo l’ingresso italiano nella prima guerra mondiale e ai quali questo breve articolo è dedicato. Poco tempo dopo sono state reperite molte fotografie che testimoniano la presenza operativa delle infermiere e dei volontari della croce rossa italiana nel nosocomio mesagnese, nel frattempo trasformato in un ospedale territoriale della Croce Rossa Italiana dove prestava la sua opera infaticabile e valente il Dottor Francesco Morgese.
Il dottor Francesco Morgese, ufficiale medico della Croce Rossa Italiana, nasce a Mesagne il 31 gennaio 1877. Compiuti brillantemente gli studi presso il Collegio del Liceo Palmieri di Lecce, nel novembre 1895 si iscrive alla Facoltà di Medicina, presso l’Università di Napoli, dove consegue la laurea il 26 agosto 1901. Intenzionato a continuare gli studi, si iscrive all’Università di Roma, dove frequenta la Scuola di Specializzazione in Igiene e supera gli esami finali con una votazione di trenta/trentesimi. Ritornato a Mesagne, egli è nominato Ufficiale Sanitario e, successivamente, medico delle Ferrovie dello Stato. All’inizio della prima guerra mondiale, il nostro ufficiale si adopera per costituire un Comitato della Croce Rossa in Mesagne e, nel mese di ottobre 1915, riesce a trasformare il locale Ospedale Civile in un Ospedale Territoriale della Croce Rossa Italiana. All’atto di arruolamento nella Croce Rossa, egli unisce alla laurea i seguenti titoli, venuti alla luce durante un recente lavoro di ricerca presso gli Archivi centrali della Croce Rossa Italiana, che hanno giustificato questo nuovo articolo1 : Certificato dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Napoli per avere frequentato un corso speciale di medicina legale; Certificato di frequenza di un corso di Chimica e Microscopia Clinica; Certificato di assistente all’Ospedale degli Incurabili di Napoli; Copia del diploma del corso di Igiene dell’Università di Roma; Certificato di studi sulla malaria; Certificato di pratica oculistica; Certificato della carica di Ufficiale Sanitario; Certificato di Medico Primario nell’Ospedale Civile di Mesagne.
Il 22 novembre 1915 viene, quindi, chiamato in servizio come personale della C.R.I. ed assegnato all’Ospedale Territoriale di Mesagne, quale tenente medico assimilato; il 20 aprile 1916 è nominato tenente medico effettivo e il 7 gennaio 1918 promosso medico capo (capitano). Il 26 Aprile egli viene dunque assegnato al Deposito Personale della C.R.I. di Imola. L’11 maggio è inviato in territorio in stato di guerra, destinato all’VII Treno Ospedale della C.R.I. e poi “comandato” alla Direzione della Sanità Militare di Ancona per il servizio di assistenza civile. Nel settembre 1918, nel periodo di maggiore diffusione della pandemia influenzale conosciuta come “Spagnola” 2 , il capitano è trasferito a Scordia (Catania) per soccorrere la popolazione.
1 Custodisco anche un ricco repertorio fotografico che documenta la presenza e l’opera delle dame e delle infermiere della Croce Rossa Italiana in quegli anni di guerra al fianco del dottor Morgese presso l’Ospedale Territoriale di Mesagne, alle quali il prossimo contributo sarà articolatamente dedicato. La vita generosa e la tragedia del capitano Morgese sono raccontate nel mio contributo «Il dottor Francesco Morgese da Mesagne, la Croce Rossa Italiana e la pandemia influenzale “Spagnola”», presente negli Atti del XLI Congresso Nazionale della Società Italiana di Storia della Medicina, Mesagne 2002, pp. 307-314. 2 Questa pandemia influenzale fu chiamata così perché la Spagna non aveva censura bellica, in quanto uno dei pochi paesi europei non coinvolti nel conflitto mondiale. Le Potenze belligeranti cercarono invece di sminuire la divulgazione dei dati epidemici, operando con la censura degli organi di stampa.
Il 22 novembre 1915 viene, quindi, chiamato in servizio come personale della C.R.I. ed assegnato all’Ospedale Territoriale di Mesagne, quale tenente medico assimilato; il 20 aprile 1916 è nominato tenente medico effettivo e il 7 gennaio 1918 promosso medico capo (capitano). Il 26 Aprile egli viene dunque assegnato al Deposito Personale della C.R.I. di Imola. L’11 maggio è inviato in territorio in stato di guerra, destinato all’VII Treno Ospedale della C.R.I. e poi “comandato” alla Direzione della Sanità Militare di Ancona per il servizio di assistenza civile. Nel settembre 1918, nel periodo di maggiore diffusione della pandemia influenzale conosciuta come “Spagnola” 2 , il capitano è trasferito a Scordia (Catania) per soccorrere la popolazione.1 Custodisco anche un ricco repertorio fotografico che documenta la presenza e l’opera delle dame e delle infermiere della Croce Rossa Italiana in quegli anni di guerra al fianco del dottor Morgese presso l’Ospedale Territoriale di Mesagne, alle quali il prossimo contributo sarà articolatamente dedicato. La vita generosa e la tragedia del capitano Morgese sono raccontate nel mio contributo «Il dottor Francesco Morgese da Mesagne, la Croce Rossa Italiana e la pandemia influenzale “Spagnola”», presente negli Atti del XLI Congresso Nazionale della Società Italiana di Storia della Medicina, Mesagne 2002, pp. 307-314. 2 Questa pandemia influenzale fu chiamata così perché la Spagna non aveva censura bellica, in quanto uno dei pochi paesi europei non coinvolti nel conflitto mondiale. Le Potenze belligeranti cercarono invece di sminuire la divulgazione dei dati epidemici, operando con la censura degli organi di stampa.
Mesagne. – Direzione Sanitaria dell’Ospedale Territoriale della Croce Rossa Italiana (già Ospedale Civile, quindi San Camillo de’ Lellis). Il tenente medico Francesco Morgese, comandante del presidio, coadiuvato da un volontario della Croce Rossa Italiana, il Sig. Giuseppe (“Pippi”) Capodieci, il primo responsabile storico della Biblioteca comunale “Ugo Granafei” (fotografia di proprietà della famiglia Capodieci).
Mesagne. – Ospedale Territoriale della Croce Rossa Italiana. Le suore di San Camillo (Suore Ministre degli Infermi di San Camillo) ritratte insieme con i medici, le infermiere e il personale volontario della Croce Rossa Italiana durante gli anni della prima guerra mondiale. Il 4° e il 7° seduti da sinistra sono gli ufficiali medici Francesco Morgese e Angelo D’Alonzo. I due volontari che si distinguono sono il Sig. Giuseppe Capodieci, il primo in piedi da sinistra, e l’avvocato Piacentino D’Alonzo, ultimo in piedi sulla destra. Una copia analoga di questa fotografia, appartenente all’archivio del dottor Angelo D’Alonzo, è stata pubblicata originariamente da Antonio Pasimeni nel suo agile volumetto Le Religiose Figlie di S. Camillo (Mesagne 1994).
In Sicilia l’ufficiale mesagnese rimane poco più di un mese, prima di essere chiamato nella provincia di Bergamo. A Rogno, nei pressi di Lovere, rimane fino al 20 novembre 1918: in seguito, mentre attende di essere trasferito nei paesi redenti, il medico provinciale di Bergamo gli ordina di trattenersi a Lovere per cinque giorni, in sostituzione di un altro collega mandato in licenza a casa. Nel comune bergamasco rimane contagiato dal virus influenzale e, privo di assistenza, il capitano medico Francesco Morgese finisce di vivere nella notte tra l’1 e il 2 dicembre 19183 .
Nel biennio 1918-1919, ad uccidere oltre cinquanta milioni di persone in tutto il mondo, quattrocentomila nella sola Italia, contribuirono probabilmente il sopraggiungere di gravi infezioni batteriche, causate dallo Hemophilus influenzae o dallo Pneumococco, che colpivano le basse vie respiratorie e molte volte esitavano in broncopolmoniti emorragiche fulminanti e qualche volta in encefaliti. Con oltre dieci morti ogni mille abitanti l’Italia ebbe, secondo alcune stime, il primato di mortalità in Europa, e fu nona nel mondo. Nella foto un treno ospedale italiano durante la prima guerra mondiale.
Un male strano. Le autorità sanitarie ripetevano che era influenza, ma pochi vi credevano. Gli organi di stampa diventarono divulgatori di consigli, ricette, esperimenti, strategie terapeutiche che finivano per creare confusione. Di fronte al fatto che neppure la scienza capiva la natura del male, molti trascuravano le raccomandazioni sanitarie. Il numero dei morti cresceva, civili e militari, ma calava quello dei medici, vittime anch’essi dell’epidemia. Gli ospedali erano strapieni: molti morivano a casa, rantolando per «la fame d’aria». Nessuno aveva mai visto tante morti provocate da quella sindrome che, in genere, insorgeva d’inverno e non in estate e per di più colpiva soprattutto i giovani adulti (15 – 40 anni). Nella foto campioni di polmone di vittime della spagnola conservati nella paraffina.
In quegli anni non così lontani non erano disponibili vaccini o trattamenti chemioterapici adeguati. I vaccini proteggono attualmente la gran parte delle popolazioni contro lo pneumococco, che può essere responsabile di polmoniti, meningiti, o altre temibili complicanze. Nell’era degli antibiotici e dei vaccini l’antica pandemia mieterebbe, forse, molto meno vittime. Ci auguriamo che questi presidi, nostri preziosi alleati, non perdano un giorno la loro efficacia… Nella foto reperto di broncopolmonite emorragica.Nella sua ultima lettera indirizzata alla sorella, lucido e consapevole della fine vicina, il capitano medico rende testimonianza sul suo impegno, di natura squisitamente umanitaria: «Mi solleva ed inorgoglisce il pensiero che son morto pel dover e non per la guerra, son morto per l’Umanità» (lettera autografa dell’1 dicembre 1918 conservata presso l’Archivio privato dell’Avv. Francesco Morgese).
I Treni Ospedali erano adibiti al trasporto di feriti e degli ammalati dagli stabilimenti sanitari nella zona di guerra verso le retrovie.



