L’on. Toni Matarrelli su facebook ha scatenato l’inferno con una sua dichiarazione che, senza commento, riportiamo testualmente: “Negli ultimi anni abbiamo visto molti amministratori tacere sistematicamente sulle vicende che riguardano la criminalità organizzata nel nostro territorio. I campioni della retorica fumosa hanno paura o hanno altri motivi validi per astenersi sempre dallo schierarsi dalla parte della legalità?“.
Francesco Rogoli, segretario del Pd mesagnese, sentitosi chiamato in causa per il suo “silenzio” in seguito all’operazione “The Beginners” che ha inferto un altro colpo alla criminalità organizzata nel nostro territorio, sulla pagina del Pd locale ha postato una nota che riportiamo di seguito. “Non abbiamo memoria di note di partito, sia del nostro ma anche di tanti altri, a commento di operazioni analoghe se non più importanti. Non certo per prossimità alla malavita organizzata, ma per non aggiungersi al coro di quanti plaudono il giorno degli arresti, quando a tutti viene facile schierarsi, e quando chi non alimenta questa retorica, nemica giurata della legalità, può essere addirittura accusato di atteggiamento omertoso, anche se nella quotidiana pratica politica si è distinto per molto altro. Per non speculare politicamente su fatti di giustizia, anche se ci rendiamo conto che coloro i quali abbiamo di fronte non ci pensano due volte, il nostro partito in questi mesi non ha mai commentato gli avvisi di conclusione di indagine o le richieste di rinvio a giudizio, novità assolute nel panorama politico mesagnese dove per diversi anni nessun amministratore pubblico è stato raggiunto da un avviso di garanzia, che hanno riguardato esponenti politici locali e regionali che fanno parte a pieno titolo della maggioranza che sostiene il sindaco Molfetta. Il discorso cambia per tutti coloro che nel corso degli anni, in nome e per conto del PD (o delle formazioni politiche da cui il PD proviene), hanno amministrato la cosa pubblica, che alla magistratura e alle forze dell’ordine non solo hanno offerto solidarietà istituzionale ma vera e propria collaborazione nella lotta alla SCU. La storia del PD è fatta di uomini che, quando hanno amministrato Mesagne, hanno messo la loro vita a disposizione della battaglia per la legalità, e nessuno, compreso l’on. Matarrelli che si lascia andare a facili commenti dai quali non fosse altro per il ruolo che riveste farebbe bene ad astenersi, può permettersi di gettare fango su questo passato politico e amministrativo della città. Proprio per questo passato e per tornare all’oggi ci rammarica l’assenza delle istituzioni locali alla visita della commissione antimafia alla masseria Canali, le cui cause sono tutte da accertare. Ma se un rimprovero è concesso farlo al Sindaco vogliamo dirgli che lui aveva il dovere, ma anche il sacrosanto diritto, di esserci in ogni caso. Se quel bene è stato confiscato ed oggi è riconsegnato a “nuova vita” lo dobbiamo allo sforzo di amministratori coraggiosi e capaci che prima di Molfetta hanno ricoperto quel ruolo, e che hanno saputo rappresentare lo Stato contro le organizzazioni criminali che lo avversano, sindaci ma non solo che alle economie malate, centimetro dopo centimetro, hanno sottratto luoghi, strade, quartieri. Per tutto questo il sindaco Molfetta, e Matarrelli se non fosse preso da altro, dovevano pretendere più rispetto per la città e per le sue istituzioni”.
Alla nota del segretario del Pd, è seguita quella del consigliere comunale Fernando Orsini, già presidente del consiglio comunale durante l’Amministrazione del sindaco Scoditti. “Con dolore e profonda amarezza constato che l’agibilità politica a Mesagne è sempre più compromessa. Ormai costantemente e reiteratamente tutto ciò che viene espresso dal locale PD viene dileggiato, strumentalizzato e manipolato e tale “trattamento”, molto spesso, non viene risparmiato neanche a coloro che vi militano. Di fronte a tale stato di cose, quasi sempre ho (abbiamo) soprasseduto, evitando di alimentare polemiche sterili e fuorvianti che nulla devono avere a che fare con una normale dialettica politica.
Il sentimento di amarezza che mi pervade è ancor più accentuato dal fatto che molte volte quegli “attacchi” provengono da soggetti con i quali sino a non molto tempo fa vi sono state consuetudini comuni. E’ in ogni caso e per quanto mi riguarda, un gioco cui intendo sottrarmi con tutte le forze, anche per le responsabilità che chi svolge attività politica ha nei confronti di persone completamente estranee alla stessa. Nelle prossime ore, ritenendo superato “il limite di guardia”, personalmente rifletterò – ed inviterò anche coloro con i quali condivido la militanza politica a farlo – se sussistano ancora le condizioni per poter liberamente e senza condizionamenti continuare l’esperienza politica, sapendo già che non poche difficoltà mi inducono ad un giudizio fortemente negativo. Quanto al deputato Matarrelli – che proprio nelle ultime ore si è esercitato con infamanti farneticazioni su un tema molto serio, qual è quello dell’atteggiamento di chi fa politica nei confronti di ogni forma di criminalità (organizzata o meno) – potrà anche avere con sé la maggioranza (o anche la stragrande maggioranza) dei consensi – virtuali o reali – dei mesagnesi e potrà calcare da protagonista assoluto la scena politica cittadina per diversi lustri. Ciò che però non gli è assolutamente consentito e per quanto mi riguarda non gli consentirò è di infangare l’onorabilità e l’indiscusso senso delle istituzioni e della legalità di chi ha amministrato (categoria alla quale lui appartiene a pieno titolo) questa Città, amministratori ed amministratrici la cui storia personale e politica è adamantina. Se n’è capace, faccia sapere ai mesagnesi chi sono gli amministratori che negli ultimi anni «hanno taciuto sistematicamente sulle vicende che riguardano la criminalità organizzata nel nostro territorio». E soprattutto dica, rispondendo al suo stesso interrogativo, chi sono coloro «che hanno paura o che hanno altri motivi validi per astenersi sempre dallo schierarsi dalla parte della legalità». Il deputato Matarrelli sa che i metodi mafiosi non sono solo quelli che vengono praticati dalle organizzazioni criminali, ma anche quelli di chi usando un linguaggio come quello da lui usato, lanciano accuse, tanto disinvolte quanto infamanti, omettendo di indicare persone e circostanze che corroborano il suo assunto. Se ha le prove di quel che dice, denunci pubblicamente fatti, circostanze e persone, non trascurando evidentemente, di informarne l’Autorità giudiziaria, ove quel che sostiene abbia qualcosa di penalmente rilevante. Se viceversa non sarà capace di provare quel che impunemente sostiene, magari spogliandosi anche dell’immunità parlamentare, si astenga dall’impartire le sue disonorevoli lezioni, anche per evitare poi di dire di essere incappato in una “spiacevole incomprensione”. Stavolta con se stesso”.
L’on. Matarrelli scatena l’inferno
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