“Se la politica è corrotta non lo dice il giudice”: Stefàno, Migliore e Del Coco a Brindisi sul rapporto politica e giustizia.
A Brindisi si è parlato del rapporto sciamannato tra politica e giustizia, un tema più che attuale nella Città che solo poche settimane fa ha assistito all’arresto del primo cittadino. Il movimento politico “La Puglia In più” ha inteso proporlo come appuntamento di esordio di una imminente trilogia di dialoghi.
Sono state tre ore di riflessione e interazione tra i relatori e tra questi e gli intervenuti. L’uditorio non è stato incentivato né dalla pioggia né dalla partecipazione propriamente di massa dei brindisini, comunque garantita da persone intervenute da tutta la provincia. Il giornalista Mino De Masi ha dardeggiato la prima domanda al senatore Dario Stefàno, leader del movimento e presidente della Giunta elezioni e immunità parlamentari: è “colpa” della magistratura che troppo spesso invade il campo o è inadeguata la classe dirigente che si è formata in politica in questi anni? La posizione del parlamentare salentino non ha lasciato adito ad alcuno sforzo di comprensione: “le comunità devono apprezzare l’intervento della giustizia” ha affermato. Soffermandosi sul destino del capoluogo ha invitato tutti a riempire di contenuti l’appuntamento elettorale che la Città di Brindisi si appresta a vivere. Troppo spesso, si è detto, la politica ha rivendicato ruoli che poi non ha saputo interpretare.
I relatori si sono confrontati sulla funzione della legge Severino; “una sconfitta della politica”, si è ribadito a più voci. La riflessione del Sottosegretario alla giustizia Gennaro Migliore ha virato sulle grandi questioni nazionali ed estere, dalla destrutturazione delle istituzioni democratiche dell’Europa xenofoba e fino alla “preoccupazione” per la degradante retorica trumpiana. Migliore ha auspicato un’azione riformista sempre più adeguata e in grado di restituire equilibrio ai poteri dello Stato, anche a garanzia della responsabilità della politica. Il virtuoso tour verbale si è concluso con l’intervento del giudice di Corte d’Appello Antonio Del Coco che ha puntato l’attenzione sulla responsabilità politica che non sempre potrebbe trovarsi in linea con decisioni di natura giudiziaria. “La verità processuale è una rappresentazione della realtà – ha spiegato Del Coco – con regole precise che cambiando potrebbero determinare altri epiloghi. Non è detto che si è puliti solo se un giudice assolve”.
La politica più della giustizia specchia la società e la selezione della classe dirigente spetta a chi non è né politico né magistrato. Basterebbe questo per non fare sconti a nessuno, evitando le zone d’ombra che nessuna legge basterà a correggere.
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