(di Fabio Alfonsetti) Fabio, nostro assiduo lettore (e commentatore) ha espresso il suo parere all’articolo “Ospedale: a S. Pietro si lotta, a Mesagne mutismo assordante”. Abbiamo ritenuto il contributo di Fabio molto interessante e, pertanto, lo proponiamo come servizio giornalistico perché possa essere letto da più persone.
“Non si manifesta (o non si organizzano manifestazioni) per ragioni di “opportunità politica”, è del tutto evidente. Non era Fitto a voler chiudere l’ospedale di Mesagne quando era ancora presidente regionale? Vendola non vinse le elezioni anche cavalcando opportunisticamente la protesta che ci fu a Mesagne e altrove per la questione sanità ? Ebbene, già durante l’era Vendola è cominciato il forte ridimensionamento dell’ospedale mesagnese, ridotto gradualmente ad una scatola vuota, attivo solo formalmente. E già lì, silenzio. La forma non è la sostanza, ma ora che il “sindaco di Puglia” ha deciso di passare come un carro armato su ciò che resta della povera sanità pugliese e di depennare completamente il presidio mesagnese insieme ad altri ospedali, tutto tace. Ciò che Fitto voleva buttare sbrigativamente dalla porta principale è uscito da una porta di servizio, poco alla volta e di nascosto, durante gli anni della “prodigiosa” primavera pugliese del centro-sinistra. La forma non è la sostanza, infatti.
Va detto anche che il “sindaco di Puglia” potrà addurre per il suo piano sulla sanità , come si è già affrettato a fare, tutte le giustificazioni possibili, parlando di misure imposte dal Ministero, dal Consiglio dei Ministri, dall’Unione Europea o da chi altro vogliate. Ed a ruota seguiranno le parole di chi lo sostiene politicamente. Il vero problema infatti non è né la trascurabile Mesagne (figuriamoci..) né la provincia di Brindisi (che pure aveva già meno posti letto di quelli stabiliti dai LEA come dotazione per numero di abitanti) né la Puglia e forse neppure l’Italia. Il vero problema, la vera questione sulla quale interrogarsi, è l’idea di società che si decide di costruire. Quando anche la sanità diventa una variabile che deve sottostare al rigore dei parametri economici (visto che i posti letto della sanità pubblica si possono sacrificare per favorire il business della sanità privata) si decide legittimamente di perseguire una strada. Poi si può “colorarla” con la faccia brutale del liberismo destrorso o con le parole fumose, retoriche e buoniste della sinistra di governo. La forma non è la sostanza, appunto.
Si può pure dire, oggi va tanto di moda, che lo si fa in favore della “modernizzazione” dell’economia, della sburocratizzazione. Si chiudono ad esempio le province infischiandosene altamente dei servizi che esse garantivano (o che avrebbero dovuto garantire se non fossero state azzerate dei propri fondi. Anche in questo caso ci si dovrebbe prendere la responsabilità delle proprie scelte politiche…) L’importante sarà poi andare dagli euro-burocrati o dagli “esperti di finanza” mostrando i compitini svolti per rendere sempre più “competitiva” la propria economia.
Non escludo che a breve il Primo Ministro italiano possa annunciare che si potrà fare del tutto a meno degli ospedali, perché sarà possibile curarsi restando a casa, scaricando magari qualche diavoleria informatica sul proprio cellulare ultra accessoriato”.
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Condivido pienamente tutto ciò , nell’era Fitto hanno gettato tanto di quel fango. Vendola si vendette ai Mesagnesi per le promesse sul nostro Ospedale! la nostra amministrazioe ha giaciuto sempre nel mutismo assoluto e purtoppo continua a farlo!!!!!