Per il sindaco Molfetta si tratta di rimuovere il sospetto del concorso di colpa, non fosse altro per il rischio di vedere scambiato l’effetto con la causa. La “Storia della Sacra Corona Unita. Ascesa e declino di una mafia anomala” è un volume di oltre trecento pagine in cui le carte processuali si intrecciano con la narrazione. L’autore è Andrea Apollonio, fine giurista salentino originario di San Pietro Vernotico, ricercatore di Giustizia penale e assistente alla cattedra di Storia delle mafie dell’Università di Pavia. La copertina del libro brucia ogni verso, semmai a qualcuno venisse da comporne sull’argomento: è il disegno di un veliero colorato sulla schiena di un cadavere, la prevalente pelle di sfondo a comporlo e le increspature ben gestite del mare a sostenerlo. Nella sala
gremita dell’associazione Di Vittorio, oltre ai ricordi del sindaco in carica, si alternano lungamente quelli dell’ex sindaco Cosimo Faggiano che presiede l’associazione e l’iniziativa. Unisce solo l’assunto di partenza: Mesagne è la capitale della Sacra Corona Unita. Pino Rogoli è mesagnese, fondatore e leader della mafia nata in carcere nel 1983 “soltanto” per regolare le questioni che sorgevano tra detenuti e proteggere dai soprusi degli appartenenti alla Nuova camorra organizzata. E’ capitale perché punta di un triangolo di sangue che dagli anni Ottanta al Duemila squarcia la storia di un territorio insieme alle certezze identitarie di una comunità tribolante. Ma è capitale anche perché a trent’anni di distanza Cataldo Motta sostiene – anche de visu nell’auditorium del castello – che Mesagne è mafiosa e resta una “schifezza”. Umana la spiegazione che dell’affermazione offre il giudice Alberto Santacatterina: “Il procuratore Motta ha dovuto vivere un’esistenza claustrale per combattere la sua battaglia contro le mafie. Comprendo la sua delusione davanti all’episodio di un quartiere che protesta all’arresto di un boss”. E’ laica la sua disamina della situazione attuale: l’associazione di tipo mafioso prescinde dall’esistenza della Sacra Corona Unita; mafia è quando si delinque sentendosi parte di un vincolo associativo. E comunque la Scu continua ad esistere, operando con modalità molto differenti rispetto al passato: è finita l’era del contrabbando – che ne ha fatto una mafia “marina” molto redditizia – e restano il traffico di droga e le estorsioni, annoverate tra i costi di impresa insieme alle autorizzazioni e ai certificati da acquisire. “Esiste un livello infimo di coloro che oggi si richiamano alla storica organizzazione malavitosa – ha spiegato il giudice – più per orgoglio che per denaro, con capacità intellettuali anche molto scadenti rispetto al passato. Non ci sono morti, bombe, armi ma non per questo questa mafia è meno pericolosa per la società e l’economia”. La Scu fu dunque vera mafia? Nel libro alcune risposte, in una parabola che nella sua interezza non è mai stata tracciata.
La Scu fu vera mafia?
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Se qualcuno vuol fare più bella figura… si preoccupi prima, o una volta per tutte… di non far avvicinare intorno a queste iniziative CHI con tanto di nome e cognome e pure numero civico PRIMA si è arricchito facendo il mercante per la “mafia” così con le virgolette veniamo incontro al senso del articolo e del libro nelle intenzioni del autore POI così facendo sembra, perché nessuno è fesso, che ora da certe tradizioni e insegnamenti voglia arricchirsi anche con “l’antimafia”. No??? Qualcuno ha rimosso qualcosa che ha messo la cosiddetta maschera in faccia a parecchie persone? Magari questo è… Leggi di più »
Mi pare di aver capito benissimo cosa vuol dire il ricercatore sopra e come non essere d’accordo: qualcuno si preoccupi di non metterlo anche sotto la porta di queste iniziative, oltre che di collegarli con chissà quali alchimie commerciali ad esse. è una questione di immagine oltre che si requisiti morali: tanto i soldi… sono gli stessi tanto per sottolineare che nessuno è fesso. e che se a qualcuno manca l’anello mancante non se ne fa niente. Spero solo che sia uno spunto per chi ricerca su Mesagne e forse gli sfugge qualcosa, oppure qualcuno gli la omette o tenta… Leggi di più »
Forse dovreste badare più a qualche “figliol prodigo”, così mi inserisco pure io in questa discussione che come una certa abitudine che si è portata avanti in questa città negli ultimi anni…mira a trascurare certi aspetti.
Diciamolo senza tanti giri di parole! Chi ha avuto a che fare con quel affare malavitoso… non può impiantare i suoi commerci e le sue “linee filosofiche” intorno a queste cose! Altrimenti sarete sempre punto e a capo!
Ma la finiamo con questa storia di un quartiere che protesta per l’arresto di un boss? bastava andare a cercare il video… E’ UNA BUFALA! inventata ad hoc dalla giornalista che per quello che in pochi non vedono e non sentono, con quella società che si fa chiamare civile… che denuncia la cosiddetta zona grigia con dei flyer… ci va nei locali insieme! a quelli macchiati di grigio… casomai credono che la gente è stupida per davvero!
è diventata una filastrocca oramai, particolarmente per chi esce fuori da mesagne, per lavoro! e chi ha figli che studiano fuori, nei fatti 3 persone non rappresentano un quartiere, tanto meno un paese, mesagne neanche ha quartieri e queste cose possono interesare poco a chi si deve alzare ll 4 per andare a lavorare!
Se guardiamo alla mole di pentiti che si sono susseguiti, diciamo che non ha equivalenti.
Sono di poche ore fa le parole del attuale procuratore nazionale che a Foggia per presentare i 15 carabinieri del ros ha parlato di quarta mafia in quella zona.
Quindi è stata già declassificata.
Se fosse per una questione di immagine… la “mafia” di mesagne avrebbe dovuto dichiarare fallimento da almeno 10 anni…