Tra domani e dopodomani il sindaco Molfetta procederà al rimpasto in giunta. A meno di un anno dal suo insediamento, l’esecutivo che governa Mesagne ha perso due pedine. Gli assessori Denetto e Marchionna, sia pure per motivi molto diversi, hanno abbandonato. Non è un buon segnale. Che le cose non andassero bene su Palazzo Celestini i mesagnesi lo sapevano. Molfetta è cupo, stanco, preoccupato. Certo che Marchionna gli avrebbe potuto risparmiare l’ultima sortita. Non si amministra una città provocando un clima quasi intimidatorio con querele ai danni dei cronisti. Può un amministratore pubblico concepire in questo modo i rapporti con la stampa locale e colleghi impegnati a tutelare il diritto di cronaca e il diritto all’informazione nella città?
Ma, se dobbiamo dirla tutta, a nostro parere è stato lo stesso sindaco Molfetta che, in primis, ha concepito malamente i rapporti con la stampa locale. Prima attorniandosi a Palazzo di Città di tre giornalisti e dando l’impressione di voler tarpare le ali alla libera informazione coinvolgendoli nell’apparato. Non solo.
Ha istaurato rapporti privilegiati con alcune emittenti e quotidiani on line locali. E’ del 17 giugno (l’altro ieri) la determina 997 con la quale le asfittiche casse comunali (come lui stesso ha detto) hanno saldato due giornali locali per interventi pubblicitari video in occasione dell’inaugurazione del Parco Potì (euro 1200 + 688 euro) e per interventi pubblicitari nell’ambito della programmazione della Stagione di Prosa “per – è scritto nella determina – per incrementare la pubblicità a sostegno di una maggiore visibilità della Rassegna Teatrale”.
E questi sono solo gli ultimi saldi.
Che dire. Altri quotidiani locali hanno sempre pubblicato i comunicati stampa del Comune e realizzato servizi video gratuitamente sostenendosi con qualche libero inserto pubblicitario. Non vogliamo pensare che chi non è sul libro paga del Comune debba avere il timore di scrivere.
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