La veste dell’inaugurazione in grande stile ha impreziosito un evento dal valore inestimabile per la famiglia Zullo – detentrice del marchio Cantina Masciullo – e
per le numerose rappresentanze che sono accorse al battesimo del nuovo suggello. Tra le mura possenti dell’omonima masseria seicentesca, si sono raccolte le tante testimonianze di apprezzamento di amici, personalità ed enologi provenienti in particolare dalla provincia di Brindisi – dal capoluogo, da Mesagne e Francavilla Fontana, dove Fabio, Alessandro e Maria Rita coltivano amicizie storiche nonostante la giovane età – e dalle altre province pugliesi. Dal capoluogo salentino è giunto per fare gli auguri ai coniugi Zullo, Luciano e Teresa, anche il senatore Dario Stefàno, esperto ed appassionato di vitigni pregiati, assessore regionale all’agricoltura in una felice esperienza di governo pugliese. La cantina, per l’occasione aperta alle visite e alle curiosità, è un fulgido esempio di modernità incastonato tra le pietre secolari di un passato contadino che la ristrutturazione non ha scalfito. La sapiente lungimiranza di chi ha curato il progetto di recupero, su incarico della famiglia Zullo, non ha mai trascurato di tenere a mente l’identità architettonica del maestoso immobile. In primo piano, ad animare l’impresa – anche rispetto all’obiettivo imprenditoriale che ha unito l’intraprendenza dell’iniziativa privata con l’utilizzo ottimale di risorse pubbliche – non hanno mai arretrato l’amore per la terra, il rispetto dell’ambiente, il legame con la migliore tradizione vinicola. Masciullo ha sfoggiato – anche nel giorno più recente della sua gloriosa esistenza – i segni incancellati di un rapporto antico; lo ha fatto da superba espressione storica di organizzazione economica legata al latifondo e alla
colonizzazione spagnola. Le caratteristiche mura perimetrali sembrano proteggere l’intera struttura ancora da qualcosa, come un tempo dall’attacco di briganti. La porta d’ingresso mantiene le fattezze di un varco, tra l’interno e il mondo esterno e – sembrerebbe ancora – tra due mondi di cui uno, nella realtà, è stato cancellato dall’incedere dei secoli. Oltre l’imponente linea di confine che segnava il passaggio delle carrozze di cavalli, si affacciano ancora gli alloggi dei padroni e dei contadini, le stalle e i depositi per i raccolti e per i foraggi del bestiame. Da ieri brillano alla luce moderne bottiglie di pregiato vino biologico dall’atavico gusto, quello che alla dolcezza del mosto mesce il sudore del lavoro della terra.
Il mio più grosso in bocca al lupo e i miei complimenti a Luciano e ai suoi.
Grande opera!
Cosimo Greco.