Francesca Vecchioni in questi giorni è tornata in Puglia per una tappa di presentazione del suo libro “T’innamorerai senza pensare”. La nostra redazione l’ha chiamata al telefono per salutarla trovandola come sempre entusiasta del sole, della gente e della cucina pugliese. Francesca – figlia di una delle più belle voci poetiche della musica italiana – a Mesagne ha molti amici che apprezzano le sue instancabili battaglie per i diritti degli omosessuali. Quando può ci viene, si racconta, si confronta. La pacata loquela commenta su domanda le esternazioni dei giorni scorsi dell’assessore ai servizi sociali Antonella Catanzaro sul tema delle unioni civili.
“E’ un peccato che l’assessore non voglia darsi la possibilità di partecipare ad un momento di grande gioia, per i propri concittadini e per le loro famiglie. Naturalmente è giusto rispettare le idee di ognuno, certo facendo attenzione a non cadere nei paradossi; ad esempio, mi domando, se un responsabile in ambito di politiche sanitarie si dichiarasse testimone di Geova assolverebbe al proprio ruolo istituzionale se si dichiarasse contrario alle trasfusioni di sangue? Le unioni civili sono una forma di tutela di diritto, non tolgono niente a nessuno e donano dignità e rispetto alle persone ed ai loro affetti. Riconoscere questo, comprendere l’altro da sé, i bisogni e le tutele che coincidono con quelle di tutti, insomma mettersi nei panni degli altri può solo migliorare il benessere di tutta una comunità. L’omosessualità è in natura esattamente come l’eterosessualità o la bisessualità, da sempre. Margherita Hack nel riscoprire che l’omosessualità non è una malattia, diceva: “E’ come se uno nasce mancino invece che destrorso, biondo invece che bruno. Chi nasce gay rappresenta una minoranza, ma una minoranza che va rispettata.” A nessuno verrebbe mai in mente di non celebrare una unione civile solo perché lei e lui sono biondi. Sono certa che l’assessore Catanzaro con la sua dichiarazione non volesse negare alcun diritto ai suoi concittadini, la gioia e il desiderio di altre persone che con la loro unione non tolgono nulla alla felicità e ai diritti degli altri. In fondo siamo tutti “gli altri” degli altri ed è responsabilità di ognuno di noi cercare di capire l’altro perché additare il “diverso”, averne paura senza pensare che è come noi, non voler conoscere, tutto questo fa solo male alla nostra società e non rende onore alla meraviglia, alla gioia e all’amore di cui l’umanità dovrebbe essere portatrice”.