Lo abbiamo avuto più volte nostro ospite a Lab Creation nella rubrica “Un caffè con…”. Lo conoscevamo da molti anni, da quando aveva l’incarico di coordinatore regionale dei Democratici. Parliamo del dopo Dc quando il sottoscritto era coordinatore dei Democratici di Mesagne. Lo abbiamo sempre seguito con simpatia e abbiamo sempre apprezzato il suo impegno politico sin dalla sua esperienza di sindaco di Molfetta. Lo ritrovammo assessore regionale con Vendola. Sapevamo che da tempo stava lottando strenuamente con un male incurabile che, serenamente, aveva reso pubblico. Ultimamente aveva scritto. “E vabbè. Ancora una volta la vita ti afferra in un’altra prova imprevista, dura ed esigente. L’affrontiamo col piglio di sempre. Fiducia nei medici, tenacia, resistenza, energia, i pilastri incrollabili di mia moglie e dei miei cari, gli affetti profondi e forti, tanta amicizia e la voglia di farcela senza mai perdere il senso anche dentro il mistero della malattia. Ci risentiamo tra un po’. Sicuro”. Invece questa volta ci ha lasciati nello sgomento.
Chi era. Guglielmo Minervini aveva 55 anni, nato a Molfetta, era sposato e padre di 2 figli. Aveva insegnato discipline informatiche nella Scuola secondaria superiore. Il suo impegno politico matura dopo lunghe esperienze prima di animazione educativa nell’ambito dell’associazionismo scautistico di ispirazione cristiana e poi di volontariato volto alla promozione sociale dei ragazzi e delle donne del Centro Antico, quartiere socialmente marginale della sua città, dove peraltro svolge il servizio civile alternativo a quello militare. È in queste esperienze che si sviluppa il suo impegno sui temi della pace e della lotta all’illegalità e che, nel 1985, lo porta a fondare a Molfetta la “Casa per la Pace” e ad assumere responsabilità rilevanti nell’ambito del movimento Pax Christi, durante gli anni della presidenza del vescovo don Tonino Bello, del quale è stato peraltro uno stretto collaboratore. Nella seconda metà degli anni ’80 e nei primi anni ’90, la “Casa per la Pace” di Molfetta e i progetti promossi da Guglielmo Minervini diventano punti di riferimento di molti giovani provenienti sia da movimenti di ispirazione religiosa che dall’area laica e di sinistra. Fondatore della casa editrice La Meridiana, ha svolto un’intensa attività pubblicistica sui quotidiani Il Manifesto e La Repubblica, sul settimanale Luce e Vita e sulla rivista Rocca. È condirettore di Mosaico di Pace, la rivista mensile promossa da Pax Christi. Nel 1993 è tra i principali animatori del movimento civico Percorso, nato con gli obiettivi di rinnovare radicalmente la politica cittadina e di allargare gli spazi della partecipazione democratica. è tra i primi nella sua città ad aderire al manifesto di Prodi per L’Italia che Vogliamo e all’Ulivo nel 1996. Tra i promotori del movimento dei sindaci e amministratori ulivisti “Centocittà”, insieme a Rutelli, Cacciari, Orlando e Bianco, è tra i fondatori del movimento politico i Democratici, nel quale assume da subito la responsabilità di coordinatore regionale. Nel 1994 è il primo Sindaco di Molfetta eletto direttamente dai cittadini. Dopo 4 anni di lavoro faticoso, ma intenso ed appassionato, per ricostruire un dialogo paritario tra Amministrazione comunale e cittadini, nel 1998 viene riconfermato al governo della città. Aveva fatto approvare il Piano di Recupero del Centro Antico, il Piano Regolatore Generale e il Piano di Edilizia Residenziale Pubblica, indispensabili per avviare il recupero della zona storica e per rispondere ai pressanti bisogni di case dei molfettesi. Confermando la tensione per la pace e per il dialogo tra culture diverse e talvolta contrapposte, in qualità di Sindaco ha promosso, negli scorsi anni, tre edizioni del Corso Estivo di Pace per Israeliani e Palestinesi e nel ’97 il Convegno Internazionanle delle Donne del Mediterraneo impegnate contro ogni forma di violenza. Nel ’99, per sua iniziativa, Molfetta ha fondato, insieme ai comuni di Ruvo ed Alessano e a Pax Christi, la Scuola di Pace permanente finalizzata a promuovere la pace come stile di vita in tutte le comunità.
Aveva detto “Ho il cancro ma non mi tiro indietro. C’è una ripresa della malattia. Violando il pudore che caratterizza il nostro linguaggio dico che sto lottando contro il cancro. L’ennesima sfida della mia vita, cui mi accosto con tutta l’energia e la voglia di farcela. È una fase dura che mette a nudo le mie fragilità di uomo e politico, ma soprattutto di uomo. La vivo come l’occasione per rimettere la vita al centro della politica, anche se la vita risulta squassata dalla malattia e tu sei costretto a confrontarti con fragilità prima sconosciute. Scopri che la tua volontà non riesce a dominare gli obiettivi che ti sei dato. Avverti la dipendenza dall’altro. Ti accorgi di ricevere invece di dare. Ne ricevo un insegnamento.
Ci ha lasciati Guglielmo Minervini
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